Alessandro Zan

No, Orbán non ha usato i “pieni poteri” contro i transessuali

«[Con i “pieni poteri”] Orbán ha fatto una legge che, di fatto, tiene il nome di origine e il sesso di origine nei documenti delle persone transessuali che hanno fatto un percorso di transizione, anche di riattribuzione del sesso» (min. 0:40)

Pubblicato: 06 apr 2020
Data origine: 05 apr 2020
Macroarea questioni sociali

Il 5 aprile la pagina Facebook ufficiale dei Deputati del Partito democratico ha pubblicato (min. 0:40) un video-messaggio del parlamentare Alessandro Zan, secondo cui, grazie ai “pieni poteri”, il primo ministro ungherese Viktor Orbán «ha fatto una legge che, di fatto, tiene il nome di origine e il sesso di origine nei documenti delle persone transessuali che hanno fatto un percorso di transizione, anche di riattribuzione del sesso».

Come abbiamo scritto di recente, è vero che il Parlamento ungherese, controllato per oltre due terzi da Orbán, ha approvato una nuova legge che, per fronteggiare l’epidemia di coronavirus, permette all’esecutivo di governare per decreto, senza limiti di tempo e senza dover passare il vaglio dei parlamentari.

Ma davvero tra i primi provvedimenti “emergenziali” dell’esecutivo ungherese ce n’è uno contro le persone transessuali, come dice Zan?

Abbiamo verificato e le cose non stanno così.

Che cosa è successo davvero in Ungheria

Il 31 marzo 2020 – il giorno dopo l’approvazione della nuova legge che ha dato “pieni poteri” a Orbán – il vice primo ministro del governo ungherese Zsolt Semjén ha presentato in Parlamento un disegno di legge (qui il testo ufficiale in ungherese) che, tra le altre cose, prevede alcune novità per le persone transessuali in Ungheria.

Il documento in questione non è dunque né una legge che è stata approvata dal Parlamento ungherese – che, nonostante i nuovi poteri di Orbán, resta aperto – né un decreto approvato dal solo esecutivo.

Si tratta di una proposta di legge ora al vaglio del Parlamento. Tra i molti articoli di cui è composto il disegno di legge, Zan fa riferimento a quanto contenuto dall’articolo 33, che propone di modificare una legge del 2010 sull’identità delle persone, introducendo due novità.

Da un lato, sui documenti d’identità la voce “genere” dovrà fare riferimento (art. 3, co. 1) al sesso rilevato alla nascita («születési nem», in ungherese), inteso come il «sesso biologico basato sulle primarie caratteristiche sessuali e sui cromosomi» («az elsődleges nemi jelleg, illetve kromoszóma alapján meghatározott biológiai», in ungherese).

Dall’altro lato, questi dati non potranno essere poi modificati (art. 33, co. 3).

Come hanno denunciato alcune organizzazioni umanitarie, questa novità – se approvata – avrebbe gravi ripercussioni sulla vita delle persone transessuali, e non solo di chi è riuscito a cambiare sesso, che vedrebbero segnati sui loro documenti d’identità un genere sbagliato.

Ricordiamo infatti che sesso e genere, come spiega bene un approfondimento del 2017 del Post, sono due cose molto diverse. Semplificando, il primo termine fa riferimento agli organi genitali, quindi all’anatomia di una persona, mentre la parola “genere” «indica sia la percezione che ciascuno ha di sé in quanto maschio o femmina (cioè l’identità di genere), ma anche il sistema socialmente costruito intorno a quelle stesse identità (cioè il ruolo di genere)».

Al momento non è chiaro quando sarà votato il nuovo disegno di legge dal Parlamento ungherese, ma nel mentre sono arrivate critiche anche a livello europeo.

Il 2 aprile Dunja Mijatović, la commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa – un'organizzazione esterna al sistema di istituzioni Ue – ha condannato su Facebook la proposta di legge ungherese, scrivendo che «bloccare l’accesso al legale riconoscimento di genere per le persone transessuali è una violazione degli standard sui diritti umani. Invito il Parlamento ungherese a non approvare questi emendamenti».

Il verdetto

Secondo il deputato del Pd Alessandro Zan, con i “pieni poteri” il primo ministro ungherese Viktor Orbán «ha fatto una legge che di fatto tiene il nome di origine e il sesso di origine nei documenti delle persone transessuali che hanno fatto un percorso di transizione, anche di riattribuzione del sesso».

Abbiamo verificato e Zan sbaglia almeno due cose su tre.

È vero che il governo ungherese ha presentato un disegno di legge che, modificando alcune norme sulla modalità di registrazione dei documenti d’identità, andrebbe a danneggiare i diritti delle persone transessuali (che abbiano cambiato sesso o meno).

È però falsi che si tratti di «una legge»: al momento il testo è appena stato presentato, dovrà essere quindi discusso e solo poi eventualmente approvato (anche se la schiacciante maggioranza di cui gode il partito di Orbán in Parlamento rende l’esito probabile).

È poi falso che questa «legge» – che legge appunto non è, ma che già sta suscitando preoccupazione in alcune organizzazioni umanitarie – sia stata fatta sfruttando i “pieni poteri” che Orbán si è fatto conferire per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Nel complesso, Zan si merita un “Pinocchio andante”.

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