Giorgia Meloni

Meloni contro Di Maio, ma il confronto è scorretto

«Indice di produttività, Giorgia Meloni: 52 proposte di legge, 13 mozioni, 188 emendamenti; Luigi Di Maio: 15 proposte di legge, 0 mozioni, 0 emendamenti».

Pubblicato: 25 nov 2019
Data origine: 19 nov 2019
Macroarea istituzioni

Tra Giorgia Meloni e il M5s va avanti da qualche giorno una querelle sulla questione dell’assenteismo. Il 20 novembre abbiamo verificato che le accuse dei pentastellati alla presidente di Fratelli d’Italia, per quanto riguarda le sue assenze alla Camera dei deputati e al Consiglio comunale di Roma, erano sostanzialmente corrette.

Oggi verifichiamo la replica di Fratelli d’Italia.

Meloni vs Di Maio

In un tweet condiviso da Giorgia Meloni il 19 novembre, viene messa a confronto la “produttività” della leader di Fratelli d’Italia con quella del capo politico del M5s, Luigi Di Maio.

In primo luogo, verifichiamo se anche questi numeri sono corretti o meno – anche se, come vedremo, il paragone ha un grave problema alla base.

I numeri a confronto

Giorgia Meloni

Dal sito della Camera dei deputati risulta che Giorgia Meloni ha presentato 51 proposte di legge come prima firmataria, più altre 45 come cofirmataria, nell’attuale legislatura (cominciata il 23 marzo 2019). Il numero di 52 proposte, che si legge nell’immagine, fa evidentemente riferimento a quelle presentate come prima firmataria ed è quindi sostanzialmente corretto.

Per quanto riguarda le mozioni, dal sito della Camera risulta (cliccando su “Mozioni, risoluzioni, interpellanze e interrogazioni”) che la Meloni ne abbia presentate 15 (e non 13). Infine, per quanto riguarda gli emendamenti, il sito della Camera non dà le informazioni a riguardo ma possiamo consultare le elaborazioni pubblicate da OpenPolis sul portale OpenParlamento: qui si può calcolare che in totale la leader di Fdi ha presentato 188 emendamenti come prima firmataria, esattamente il numero riportato nell’immagine condivisa su Twitter.

Luigi Di Maio

Sul sito della Camera possiamo poi verificare che Luigi Di Maio ha presentato, in qualità di ministro dello Sviluppo economico nel governo Conte I, cinque disegni di legge* come primo firmatario e 24 disegni di legge “di concerto” con altri ministri.

A questi vanno aggiunti altri due disegni di legge presentati come primo firmatario (e altri 31 presentati “di concerto” con altri ministri), in qualità di ministro del Lavoro del governo Conte I, e due disegni di legge presentati come primo firmatario (e uno “di concerto”), in qualità di ministro degli Esteri del governo Conte II (per fare il calcolo abbiamo ovviamente contato una volta sola i ddl che Di Maio ha presentato sia come ministro del Lavoro sia come ministro dello Sviluppo economico).

In totale, guardando solo a quelli presentati come primo firmatario, che sono poi quelli considerati dal confronto con la Meloni, Di Maio ha presentato nove disegni di legge in qualità di ministro, ancora meno dei 15 riportati dalla grafica di Fdi.

Di Maio non ha invece presentato nessuna proposta di legge in qualità di deputato.

Come risulta dal sito della Camera (sempre cliccando su “Mozioni, risoluzioni, interpellanze e interrogazioni”), Di Maio non ha presentato alcuna mozione. Come risulta poi da OpenParalamento, il capo politico del M5s non ha poi nemmeno presentato alcun emendamento.

La sua inattività in qualità di deputato - sia per quanto riguarda i ddl, sia per quanto riguarda le mozioni e gli emendamenti – non è tuttavia “colpevole”. Vediamo il perché.

* Una precisazione terminologica: i deputati presentano proposte di legge, i senatori disegni di legge. I membri dell’esecutivo, che siano deputati o senatori, presentano “disegni di legge” di iniziativa del governo.

Un confronto scorretto

Nella Repubblica italiana l’esecutivo (cioè il governo) e il legislativo (cioè il Parlamento) sono due poteri distinti. Sono possibili delle situazioni ibride in cui l’esecutivo svolge di fatto, con dei limiti, una funzione legislativa – come ad esempio coi decreti legge e i decreti legislativi – ma in linea di massima i due ambiti vengono tenuti distinti.

Per questo motivo – come ci hanno confermato dall’Ufficio parlamentare per il sindacato ispettivo – i ministri, anche se sono deputati o senatori, non possono presentare proposte di legge in quanto parlamentari, ma solo disegni di legge in quanto membri del governo. Inoltre non possono presentare mozioni ed emendamenti.

Dunque il confronto che fa Giorgia Meloni in fatto di attività parlamentare tra sé, una deputata, e Luigi Di Maio, un ministro, è sostanzialmente scorretto.

È infatti inevitabile che Di Maio abbia presentato zero mozioni e zero emendamenti ed è abbastanza naturale che anche il numero di disegni di legge – che Di Maio poteva presentare solo in quanto membro di governi di coalizione e non in quanto parlamentare del M5s – sia inferiore a quello delle proposte di legge presentate dalla leader di un partito che ricopre la carica di deputato.

Il verdetto

I numeri riportati nella grafica condivisa su Twitter da Giorgia Meloni sono sostanzialmente corretti, pur con qualche imprecisione.

Ma è proprio il confronto ad essere sbagliato: è infatti inevitabile che Di Maio, che ha ricoperto la carica di ministro sia nel governo Conte I che nel governo Conte II, abbia presentato zero emendamenti e zero mozioni. Questa possibilità è infatti preclusa ai membri dell’esecutivo.

Anche il confronto su proposte di legge (o disegni di legge) presentati è sicuramente influenzato dal fatto che Di Maio ha potuto presentarli solo in quanto membro di governi di coalizione – e non in quanto parlamentare leader dei Cinquestelle – mentre Meloni non incontrava un limite analogo. Per il grande limite alla base dell’intera operazione, anche a fronte di numeri teoricamente (quasi) corretti, per Meloni un “Pinocchio andante”.

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