Paolo Gentiloni

Sì, i predecessori di Conte sono quattro volte quelli di Merkel

«Noi abbiamo cambiato più governi di qualsiasi altro grande Paese europeo [...] Se andate nell’anticamera della Merkel ci sono i ritratti dei suoi predecessori. Sono sette, ritratti ad olio. Se andate al terzo piano di palazzo Chigi ci sono i ritratti dei predecessori dell’avvocato Conte. Sono delle foto piccole e in bianco e nero e sono trentadue. Nello stesso periodo». (min. 22:30)

Pubblicato: 22 lug 2019
Data origine: 16 lug 2019
Macroarea istituzioni

Il 16 luglio, durante un incontro tenutosi a Roma e organizzato dal settimanale L’Espresso, l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha dichiarato (min. 22:30) che l’Italia ha «cambiato più governi di qualsiasi altro grande Paese europeo».

Inoltre – secondo Gentiloni – la cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe avuto 7 predecessori, contro i 32 del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Abbiamo verificato e Gentiloni è leggermente impreciso.

Fotografia italiana e pittura tedesca

Partiamo con una curiosità: è vero che nelle sedi istituzionali di Roma e Berlino ci siano gallerie di ritratti.

Al primo piano del palazzo della Cancelleria a Berlino (sede del governo di Angela Merkel) si trova la galleria dei cancellieri (voluta dall’ex cancelliere Helmut Schmidt) dove sono collezionati i sette ritratti citati da Gentiloni (qui una foto). I cancellieri tedeschi sono stati immortalati in alcuni dipinti ad olio, creati di volta in volta da famosi ritrattisti tedeschi.

L’Italia ha invece scelto di rappresentare gli ex presidenti del Consiglio con una tecnica stilistica diversa. Infatti, al terzo piano di Palazzo Chigi a Roma – nell’anticamera della Sala Verde – si trovano i ritratti fotografici (e non i dipinti ad olio) di tutti gli ex presidenti del Consiglio italiani (da Camillo Benso Conte di Cavour a Paolo Gentiloni) e di tutti gli ex segretari generali alla presidenza del Consiglio, con l’indicazione della durata in carica.

65 presidenti del Consiglio in 73 anni

Secondo le nostre elaborazioni (qui consultabili) sulle informazioni riportate dal sito della presidenza del Consiglio, i governi italiani dal 1946 (anno della nascita della Repubblica italiana) ad oggi sono stati 65. Ciò vuol dire un nuovo presidente ogni circa 10 mesi e mezzo.

Come vedremo tra poco, se confrontiamo questo dato con quello dei tre principali Paesi europei per ricchezza e popolazione – Francia, Germania e Regno Unito [1] – Gentiloni ha nuovamente ragione: nessuno di questi tre Paesi ha avuto più governi dell’Italia.

Un confronto complicato

Il paragone non è però facile, perché nessuno dei tre Paesi citati presenta un sistema istituzionale identico a quello italiano. In particolare, il ruolo del capo del governo varia da Paese a Paese.

Il confronto è particolarmente difficile con la Francia, che dal 1947 ad oggi ha avuto due diverse forme di governo: una forma parlamentare in linea con la nostra forma di governo (la cosiddetta Quarta Repubblica, 1947–1959) e una semipresidenziale (la Quinta Repubblica, dal 1959 ad oggi).

Ciò ha comportato che il ruolo del capo di governo cambiasse radicalmente: da un capo del governo eletto e responsabile verso il Parlamento (sistema parlamentare) ad un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo (sistema semipresidenziale).

In quest’ultimo sistema è quindi il presidente ad essere il principale attore di governo, mentre il primo ministro – pur non scomparendo dal sistema istituzionale – finisce per avere un ruolo di secondaria importanza.

La Francia si avvicina?

Per il confronto francese guardiamo quindi prima ai governi della Quarta Repubblica e poi a quelli della seconda, sottolineando ancora che il numero dei primi ministri e dei governi della Quinta Repubblica francese non può essere assimilato in tutto e per tutto a quello dei presidenti del Consiglio italiani.

In ogni caso, se mettiamo insieme i dati di diverse fonti (qui raccolte), scopriamo che nella Quarta Repubblica francese (1947-1959) sono stati formati 21 governi da 16 primi ministri. Se aggiungiamo questo dato ai 42 governi formati nel corso della Quinta Repubblica (dal 1959), risulta che la Francia ha avuto 63 governi dal 1947 ad oggi. Solamente due in meno rispetto ai governi italiani dal 1946 ad oggi.

Allo stesso tempo, la Francia ha cambiato solamente otto presidenti dal 1957 ad oggi.

Questo ha comportato una stabilità di governo nettamente superiore a quella dell’Italia, la quale nello stesso periodo ha cambiato 26 presidenti del Consiglio.

Regno Unito e Germania vogliono dire stabilità

Secondo quanto riportato dal sito del governo del Paese, il Regno Unito ha invece avuto 13 primi ministri tra il 1945 e il 2019. Se uniamo poi le informazioni di Euronews con quelle del centro di ricerca inglese Institute for Government, scopriamo che questi ministri hanno a loro volta formato 27 governi (come si può vedere qui).

La Germania ha invece visto susseguirsi dal 1949 (anno di fondazione della Repubblica Federale di Germania) al 2019 otto cancellieri che hanno a loro volta presieduto 24 governi.

Germania e Regno Unito sembrano quindi essere lontani dai numeri di Italia e Francia e presentano una maggiore stabilità di governo.

Grafico: Numero di capi di governo e di esecutivi dal dopoguerra di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Fonte: Elaborazioni di Pagella Politica su diverse fonti.

*Dato dalla somma dei primi ministri della 4° Repubblica e dai Presidenti della 5°

Cancellieri vs. presidenti del Consiglio

Abbiamo dunque visto che Gentiloni ha effettivamente ragione sul numero dei governi italiani. Questa cifra non coincide però con quella dei presidenti del Consiglio, in quanto alcuni presidenti hanno presieduto più governi (come, ad esempio, Alcide De Gasperi che ne ha presieduti 8).

Concentriamoci quindi sul numero dei presidenti del Consiglio.

Se ci rifacciamo ancora una volta alle informazioni riportate dalla presidenza del Consiglio (qui schematizzate), risulta che dal 1943 al 2018 ci sono stati 31 presidenti del Consiglio. Quindi i predecessori di Giuseppe Conte sono 31 e non 32.

Bisogna però sottolineare due elementi.

Il primo è che i governi presieduti dal 1943 al 1945 da Badoglio (Badoglio I e Badoglio II), Bonomi (Bonomi I e Bonomi II) e Parri erano in carica durante il periodo transitorio che intercorre tra la fine del fascismo e la nascita della Repubblica italiana. È solamente dal governo De Gasperi II che si ha il primo governo eletto da un’Assemblea (l’Assemblea costituente) che è rappresentativa del popolo italiano.

Il secondo elemento è che il paragone con Berlino può essere fatto solamente dal 1949, anno di fondazione della Repubblica Federale di Germania e dell’elezione del nuovo parlamento rappresentativo del popolo tedesco “occidentale” (Bundestag).

Quindi, i presidenti del Consiglio propriamente detti che hanno preceduto Conte sono stati in realtà 28: quattro in meno di quanto detto da Gentiloni.

Gentiloni ha però ragione per quanto riguarda il numero dei predecessori di Angela Merkel. Come riporta il sito della Cancelleria tedesca, dal 1949 al 2005 (anno del primo governo Merkel) si sono susseguiti 7 cancellieri.

Il verdetto

L’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha detto che l’Italia avrebbe «cambiato più governi di qualsiasi altro grande Paese europeo». Gentiloni ha poi affermato che i predecessori di Angela Merkel sarebbero 7, contro i 32 di Giuseppe Conte.

Per quanto riguarda la prima affermazione, Gentiloni ha ragione. Se confrontiamo l’Italia con i tre più grandi Paesi europei (Francia, Germania e Regno Unito), risulta che, con 65 governi, l’Italia abbia avuto il maggiore numero di esecutivi. Dato che diversi governi italiani hanno avuto lo stesso presidente del Consiglio, i predecessori di Giuseppe Conte sono stati però 31 (e non 32).

Ma il paragone tra il numero dei capi di governo di Italia e Germania ha senso solamente se si parte a contare dall’anno di fondazione di entrambe le repubbliche (1946 per quella italiana e 1949 per quella tedesca dell’Ovest). In questo caso, il numero di predecessori di Conte scende a 28, mentre per Merkel il totale è effettivamente solo 7.

In conclusione, Paolo Gentiloni merita un “C’eri quasi”.


[1] La Spagna non viene inclusa perché prima del 1977 il governo spagnolo non veniva scelto democraticamente.

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