Paolo Gentiloni

No, il governo non ha cancellato l’adeguamento per le pensioni più basse

«Il Governo cancella l’adeguamento all’inflazione delle pensioni basse. 3,4 miliardi tolti ai più bisognosi»

Pubblicato: 26 mar 2019
Data origine: 26 mar 2019
Macroarea economia

Il 26 marzo, l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha criticato le politiche sulla previdenza sociale di Lega e Movimento 5 stelle, scrivendo su Twitter: «Il Governo cancella l’adeguamento all’inflazione delle pensioni basse. 3,4 miliardi tolti ai più bisognosi».

Ma è vero? Abbiamo verificato.

Che cos’è il ricalcolo delle pensioni?

Il 22 marzo, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) ha pubblicato la circolare n. 44, dal titolo “Rimodulazione della rivalutazione annuale delle pensioni per l’anno 2019”.

Con questo testo, l’Inps ha spiegato come funzionerà da ora in avanti larivalutazione dell’importo pensionistico legata all’inflazione, chiamato in gergo tecnico “perequazione”. Questo meccanismo adegua infatti il valore delle pensioni all’aumento del costo della vita, che per il 2019 l’Istituto di statistica nazionale (Istat) ha stimato dell’1,1 per cento.

A modificare i criteri della perequazione è stata la legge di Bilancio per il 2019, che – spiega l’Inps – «ha introdotto un nuovo meccanismo di rivalutazione automatica delle pensioni per il triennio 2019-2021, che ha interessato in particolare i trattamenti pensionistici di importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo».

Semplificando: da aprile 2019, chi riceve trattamenti pensionistici lordi superiori a 1.522,26 euro (ossia quelli tre volte maggiori al trattamento minimo mensile dell’anno 2018, pari a 507,42 euro) vedrà rivalutata la propria pensione secondo quanto stabilito dall’ultima legge di Bilancio.

L’articolo 1, comma 260, della legge n. 145 del 30 dicembre 2018 ha infatti indicato i nuovi criteri di ricalcolo, introducendo sette fasce di perequazione per le pensioni fino a oltre nove volte il trattamento minimo mensile.

In sostanza, per le pensioni fino a circa 1.523 euro l’adeguamento al costo della vita è pieno, ossia al 100 per cento: chi riceve questa somma, vedrà un aumento dell’1,1 per cento. Per tutti gli altri, l’aumento ricalcolato in base all’inflazione è compreso tra un massimo del 97 per cento (per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo mensile) e un minimo del 40 per cento (per le pensioni oltre 9 volte il trattamento minimo mensile).

È stato cancellato l’adeguamento delle pensioni basse?

A differenza di quanto dice Gentiloni, non sembra esserci stato un “cancellamento” dell’«adeguamento all’inflazione delle pensioni basse», ma un suo ricalcolo, che – come abbiamo visto – coinvolge gli importi superiori ai 1.523 euro lordi.

Per i prossimi mesi, la perequazione comporterà comunque una crescita degli importi rispetto al 2018: ma questi aumenti sono stati ridotti e resi meno generosi dall’attuale governo rispetto a quanto previsto.

Il quadro normativo in questo ambito è molto complesso, come spiega un dossier della Camera sull’ultima legge di Bilancio, e ha visto anche l’intervento nel 2015 della Corte Costituzionale.

In ogni caso, con alcune modifiche avvenute negli scorsi anni, il meccanismo di adeguamento all’inflazione con cui fino ad oggi l’Inps ha erogato le pensioni era stato infatti stabilito dalla legge finanziaria 2001 (n. 388/2000), così come indicato per il 2019 anche dalla circolare Inps n. 122 del 27 dicembre 2018.

Come aveva anticipato l’Istituto, però, gli incrementi per il 2019 descritti in questa circolare avrebbero potuto «subire variazioni», «in previsione dell’entrata in vigore della legge di bilancio per l’anno 2019». E così è stato.

Semplificando: fino a marzo 2019, chi ha ricevuto una pensione superiore a circa 1.523 euro lordi (tre volte il trattamento minimo mensile) l’ha vista adeguata in pieno al costo della vita del nuovo anno. Ma da aprile questo importo sarà ricalcolato al ribasso.

Di quanti soldi stiamo parlando?

Un’elaborazione del Sole 24 Ore ha stimato quale sarà «la differenza tra l'importo della pensione che sarà pagato dall'Inps a gennaio sulla base della legge 388/2000 e l’importo effettivo determinato secondo la legge di Bilancio 2019».

Per esempio, chi nel 2018 aveva una pensione mensile di 2.300 euro lordi, tra gennaio e marzo 2019 l’ha vista passare a circa 2.325 euro (+1,1 per cento), con le norme precedenti.

Ora, per effetto delle decisioni del nuovo governo, la pensione mensile si abbasserà a circa 2.319,5 euro. In questa fascia di pensioni, infatti, l’indice di perequazione sarà del 77 per cento (dell’1,1 per cento dell’aumento del costo della vita stimato): ci sarà dunque un aumento dell’assegno dello 0,847 per cento e non dell’1,1 per cento. La differenza è di circa 19,5 euro.

Lo stesso meccanismo si applica alle sette fasce indicate dalla legge di Bilancio 2019 e raccolte nella circolare dell’Inps del 22 marzo.

In generale, come ha spiegato l’Inps in un comunicato stampa del 22 marzo, i pensionati coinvolti dal ricalcolo «sono circa 5,6 milioni. Per circa 2,6 milioni delle posizioni interessate la variazione media mensile dell’importo lordo risulta di 28 centesimi».

I tagli sugli aumenti previsti più consistenti (oltre 20 euro in meno al mese) riguarderanno invece le pensioni lordi mensili superiori a 4.500 euro.

Secondo Gentiloni, grazie a questo ricalcolo, il governo avrebbe risparmiato 3,4 miliardi di euro.

Un dossier del Parlamento sulla “Manovra di Bilancio 2019-2021” spiega però che «in ambito pensionistico, gli interventi adottati prevedono un minor adeguamento delle pensioni di importo più elevato, con un effetto in termini di maggior gettito pari a 253 milioni di euro nel 2019, 745 milioni nel 2020 e 1.228 milioni nel 2021».

In totale, il documento calcola un risparmio di circa 2,2 miliardi di euro, introdotti tra le varie misure dal governo Conte per venire incontro alle richieste della Commissione europea a novembre 2018.

Questa cifra è diversa dai 3,4 miliardi di euro citati da Gentiloni, che però fa probabilmente riferimento a fonti stampa, che a fine dicembre 2018 – quando ancora la legge di Bilancio non era stata approvata in via definitiva – parlavano di un risparmio di 3,6 miliardi di euro per il triennio 2019-2021 «al lordo delle tasse».

Il verdetto

L’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha criticato il governo, accusandolo di aver cancellato l’adeguamento all’inflazione delle pensioni basse. In realtà, il neo-eletto presidente del Partito democratico sbaglia.

Con la legge di Bilancio 2019, Lega e Movimento 5 stelle non hanno eliminato il meccanismo di adeguamento – chiamato “perequazione” – ma l’hanno reso meno generoso di quanto previsto dalle norme precedenti. Nonostante la vaghezza di “pensioni basse”, la platea dei pensionati coinvolti dal ricalcolo comprende chi ad oggi riceve un importo mensile lordo superiore ai 1.523 euro.

Il risparmio per il triennio 2019-2021 per lo Stato è stimato nell’ordine dei 2,2 miliardi di euro, mentre al lordo delle tasse questa cifra salirebbe a 3,6 miliardi di euro – dato simile a quello citato dall’esponente Pd.

In conclusione, Gentiloni merita un “Nì”.

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