Renato Brunetta

«Neanche un dato positivo» per l’economia, con il governo Conte?

«Da quando il Governo si è insediato, all’interno di una congiuntura negativa dell’Eurozona, la nostra economia non ha prodotto neanche un dato positivo».

Pubblicato: 15 gen 2019
Data origine: 11 gen 2019
Macroarea economia

L'ex ministro Renato Brunetta ha criticato il governo per lo stato dell’economia italiana, parlando di un risultato che sarebbe un «record» negativo. L’esponente di Forza Italia ha preso spunto dal calo del 2,6 per cento della produzione industriale italiana per dire che da quando il governo Conte si è insediato l’economia nazionale non ha prodotto alcun risultato positivo.

Ma è davvero così? Abbiamo verificato, e Brunetta sembra esagerare.

La produzione industriale italiana

L’11 gennaio, l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha condiviso i dati relativi all’andamento della produzione industriale in Italia.

A novembre 2018, rispetto al mese precedente, la produzione industriale ha visto un calo dell’1,6 per cento. Se si confrontano i dati con l’anno precedente e, quindi, tra il mese di novembre 2018 e quello di novembre 2017, il calo è quello segnalato da Brunetta, pari al 2,6 per cento.

Nello specifico, i settori che hanno maggiormente risentito di questo cambiamento sono stati l’industria del legno, della carta e della stampa (-10,4 per cento), quella dell’attività estrattiva (-9,7 per cento) e della fabbricazione di articoli di gomma, materie plastiche e prodotti per la lavorazione dei minerali non metalliferi (-6,7 per cento).

I risultati dell’economia dall'insediamento dell'esecutivo Conte

Brunetta critica, in generale, l’operato dell’esecutivo Conte sottolineando come l’economia italiana non abbia prodotto «neanche un dato positivo». Prendiamo quindi ora in esame alcuni valori legati allo sviluppo economico del Paese e cerchiamo di capire se la situazione corrisponde a quella descritta dall’esponente di Forza Italia.

Prodotto interno lordo

La prima e più comune misura per valutare lo stato di un’economia è la variazione nel Prodotto interno lordo. Il conto economico trimestrale pubblicato dall’Istat a novembre 2018 ha pubblicato i primi dati relativi al terzo trimestre dell’anno - tra luglio e settembre 2018, dunque il primo interamente trascorso durante il governo Conte.

L’Istat riporta una diminuzione dello 0,1 per cento del Pil rispetto al periodo precedente. Rispetto alle variazioni nulle che erano state stimate, il risultato evidenzia una lieve revisione al ribasso. Al contrario, nel secondo trimestre del 2018, tra aprile e giugno, il Pil aveva visto una crescita dello 0,2 per cento.

Secondo quanto riportato dall'Istat, «la flessione, che segue una fase di progressivo rallentamento della crescita, è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti, mentre l’incremento delle esportazioni, pur contenuto, ha favorito la tenuta della componente estera».

L'Autumn 2018 Economic Forecast della Commissione europea, pubblicato a inizio novembre 2018, mostra che, se guardiamo alla crescita del Pil, l’Italia si posiziona ultima tra i Paesi dell’Unione. Questo scenario vale sia per il 2018 che per le previsioni relative al 2019 e al 2020. Come abbiamo sottolineato in un nostro recente fact-checking, il governo Conte ha spesso promesso per il prossimo triennio una crescita economica che però risulta, a oggi, ottimista se confrontata con le stime dagli enti ufficiali.

Tasso di occupazione

Il tasso di occupazione, per quanto sia leggermente calato negli ultimi mesi, è nel complesso rimasto piuttosto stabile dall’insediamento del governo Conte.

Le serie mensili dell’Istat, pubblicate il 9 gennaio 2019 e scaricabili qui, mostrano che il tasso di occupazione a maggio 2018 era pari al 58,7 per cento. A novembre dello stesso anno il valore risultava essere pari al 58,6 per cento. In questo periodo, dunque, si è registrato un calo, per quanto non molto significativo.

Guardiamo, sempre utilizzando come fonti le serie storiche dell’Istat (qui scaricabili), agli occupati in valore assoluto. A maggio 2018 gli occupati ammontavano a 23.348 milioni. A novembre, invece, la cifra totale risulta essere pari a 23.238 milioni: un calo di circa 100 mila unità.

I dati trimestrali [1] forniti dall’Istat per il 2018 sono disponibili per il secondo e terzo trimestre (quindi aprile, maggio e giugno / luglio, agosto e settembre). Il tasso di adulti (15-64 anni) occupati tra aprile e giugno era pari al 59,1 per cento; tra luglio e settembre il valore è leggermente diminuito toccando il 58,9 per cento.

Dati mensili e trimestrali sono insomma concordi nell’indicare una sostanziale stabilità, se non un leggero calo.

Tasso di disoccupazione

Passiamo ora alla disoccupazione. Ricordiamo che rientrano nella categoria dei disoccupati coloro che cercano lavoro ma non riescono a trovarlo. Al contrario, tutti coloro che, pur essendo nell’età per cercare un impiego, decidono di non farlo rientrano nella categoria degli inattivi.

Il 9 gennaio 2019 l’Istat ha condiviso i dati più recenti in tema di disoccupazione. Le serie storiche (qui scaricabili) mostrano che a maggio 2018 il tasso di disoccupazione era al 10,5 per cento. A novembre 2018, ultimo mese per il quale i dati sono disponibili, il valore risulta invariato.

Anche in questo caso, come abbiamo fatto con gli occupati, guardiamo ai numeri in valore assoluto. A maggio 2018 gli individui in cerca di occupazione erano 2.749 milioni. A novembre 2018 la cifra, a conferma di un tasso di disoccupazione identico, è in sostanza in linea con quella di cinque mesi prima e pari a 2.735 milioni.

Mettiamo ora a confronto il secondo e il terzo trimestre del 2018: nel primo caso il tasso di disoccupazione [2] era pari al 10,9 per cento. Durante il terzo trimestre il tasso di disoccupazione risultava diminuito e pari al 9,5 per cento. Come ci mostrano le serie mensili (qui consultabili), la crescita del tasso di disoccupazione è quindi avvenuta soprattutto nei mesi di ottobre e novembre.

Tasso di disoccupazione giovanile

Guardiamo ora, nello specifico, alla disoccupazione giovanile. Nelle statistiche sul mercato del lavoro, sono considerati “giovani” gli individui di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

A maggio 2018, secondo le serie storiche (scaricabili qui) e pubblicate dall’Istat il 9 gennaio 2019, il tasso di disoccupazione giovanile era pari al 31,7 per cento. A novembre 2018 il valore risulta essere pari al 31,6 per cento.

I dati Istat relativi alla disoccupazione giovanile nei diversi trimestri del 2018[3] confermano il leggero calo che la disoccupazione ha registrato in questo specifico settore. Durante il secondo trimestre dello scorso anno e, quindi, tra aprile e giugno, il tasso di disoccupazione giovanile era pari al 31,6 per cento; tra luglio e settembre questo valore è diminuito raggiungendo il 29,2 per cento.

Dunque, tiriamo le somme.

Tab 1: Stato dell’economia italiana. Confronto tra maggio 2018 e novembre 2018 - Fonte: Istat (Pil, occupazione/disoccupazione)

Export

Infine, diamo un'occhiata ai valori relativi al commercio con l’estero, spesso seguito con attenzione dalla stampa come un indicatore particolarmente importante per la nostra economia.

I dati condivisi dall'Istat a luglio 2018 e relativi al mese di maggio riportavano un calo delle esportazioni pari all'1,6 per cento. Secondo quanto riportato dall’Istituto di statistica, a maggio «la flessione dell’export su base annua è pari a -0,8 per cento e coinvolge esclusivamente l'area extra Ue (-2,8 per cento) mentre per i Paesi Ue si registra una crescita (+0,7 per cento)».

Vediamo la situazione dopo i primi mesi del governo Conte. Il rapporto Istat relativo al mese di ottobre 2018 (il più recente, pubblicato a metà dicembre) segna una crescita delle esportazioni (+2,5 per cento). Inoltre, come sottolinea l’Istat, nel trimestre agosto-ottobre 2018 sono stati registrati incrementi sia, in generale, nelle importazioni (+2,7 per cento) sia nelle esportazioni (+1,0 per cento).

Riassumendo.

Dal momento dell’insediamento del governo Conte al mese di novembre 2018 - mese più recente per cui si possono fare confronti - è stata registrata una diminuzione del Pil (-0,1 per cento), è rimasto stabile il tasso di occupazione (dal 58,7 per cento al 58,6 per cento), così come è stabile la disoccupazione degli adulti (15-64 anni), mentre quella giovanile (15-24 anni) è leggermente diminuita (dal 31,7 per cento al 31,6 per cento). Inoltre, confrontando le esportazioni di maggio 2018 con quelle di ottobre 2018 si rileva una crescita.

Il verdetto

Renato Brunetta ha mosso una critica nei confronti del governo Conte dichiarando che, dal momento dell’insediamento dell’esecutivo, non è stato ottenuto nessun risultato positivo per l’economia del Paese.

L’ex capogruppo dei deputati di Forza Italia ha ragione solo in parte. Se, infatti, il governo Conte non può rivendicare successi per quanto riguarda la crescita del Pil e il tasso di occupazione o di disoccupazione degli adulti, la situazione è diversa secondo altri indicatori. Ad esempio, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è leggermente diminuito; inoltre, confrontando i dati relativi alle esportazioni di maggio 2018 con quelli di ottobre 2018, di recente il nostro Paese ha ottenuto risultati migliori rispetto a sei mesi prima.

In conclusione, Renato Brunetta merita un “Nì”.


[1] Tasso di occupazione > Personalizza > seleziona periodo > trimestri > 2018Q2, 2018Q3

[2] Tasso di disoccupazione > Personalizza > seleziona periodo > trimestri > 2018Q2, 2018Q3

[3] Tasso di disoccupazione > Personalizza > seleziona periodo > trimestri > 2018Q2, 2018Q3 + Classe di età > 15-24 anni

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