Carlo Sibilia

Conte è davvero il primo Presidente del Consiglio a essersi tagliato lo stipendio?

«Il primo Presidente del Consiglio della storia a tagliarsi lo #stipendio. Orgogliosi di @GiuseppeConteIT!».

Pubblicato: 26 ott 2018
Data origine: 23 ott 2018
Macroarea istituzioni

Il 23 ottobre il deputato del Movimento Cinque Stelle Carlo Sibilia ha rivendicato su Twitter un risultato, a suo avviso, unico nella storia. Secondo l'attuale sottosegretario al Ministero dell'Interno, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarebbe infatti il primo nel suo ruolo a essersi tagliato lo stipendio, rinunciando al 20 per cento dei suoi compensi annuali.

L'entusiasmo per questa notizia non è stato espresso solo da Sibilia, ma anche dal M5S. Lo stesso giorno, il Blog delle Stelle ha infatti pubblicato un articolo, curiosamente a firma proprio di Giuseppe Conte, intitolato: «Orgogliosi di Giuseppe Conte: il primo presidente del Consiglio italiano della storia a tagliarsi lo stipendio».

Ma è davvero così? Abbiamo verificato.

Quanto guadagna Conte?

Il 22 ottobre Giuseppe Conte ha pubblicato su Facebook la foto di un documento relativo al suo stipendio dove era riportata una richiesta di diminuzione del 20 per cento. Come è evidente dall'immagine e sottolineato dal presidente del Consiglio stesso, la domanda era stata inoltrata alcuni mesi fa, il 16 luglio 2018.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ci ha confermato quanto dichiarato da Conte: il suo stipendio annuale corrisponde oggi a 91.837,34 euro, pari all’80 per cento dell'indennità lorda totale (114.796,68 euro lordi annui), con una conseguente rinuncia del 20 per cento.

In sostanza, Conte ha deciso di rinunciare a quasi 23 mila euro di stipendio lordo all’anno, pari a circa 2 mila euro mensili.

Non ci sono davvero dei precedenti?

Esaminiamo ora le decisioni che i predecessori di Conte hanno preso rispetto al proprio stipendio.

Paolo Gentiloni è stato presidente del Consiglio dal 12 dicembre 2016 al 1 giugno 2018. Gentiloni non ha ricevuto lo stipendio da presidente del Consiglio: il motivo però è che ne riceveva già uno in quanto parlamentare, e una legge recente vieta l’accumulo.

L'art. 3 della legge 54/2013 – intitolato Contenimento delle spese relative all'esercizio dell’attività politica – stabilisce che: «I membri del Parlamento, che assumono le funzioni di Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro o Sottosegretario di Stato, non possono cumulare il trattamento stipendiale [...] con l’indennità spettante ai parlamentari». L'8 marzo 2017, in occasione della condivisione delle dichiarazioni dei redditi da parte degli esponenti istituzionali, Gentiloni aveva quindi comunicato di aver rinunciato allo stipendio di presidente del Consiglio appunto perché, come viene specificato dal documento da lui siglato, riceveva già il compenso da parlamentare.

Prima di Gentiloni, ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016. Durante quel periodo non era parlamentare e quindi non si è mai trovato di fronte al problema del cumulo dei due stipendi. I dati condivisi dalla Presidenza del Consiglio non riportano in ogni caso nessuna rinuncia da parte dell’ex segretario del Partito Democratico a una percentuale dell’indennità da presidente del Consiglio.

Prima ancora, dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014, è stato presidente del Consiglio Enrico Letta. Come riporta la stessa Presidenza, Letta durante il periodo della sua carica non ha ricevuto lo stipendio «in quanto è stato disposto il divieto di cumulo del trattamento stipendiale previsto per i Ministri e Sottosegretari di Stato parlamentari con l’indennità spettante corrisposta dalla Camera dei Deputati ovvero dal Senato della Repubblica». In pratica, lo stesso caso verificatosi con Gentiloni.

Al termine della legislatura precedente (la XVI), dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013, la carica di presidente del Consiglio è stata ricoperta da Mario Monti. In occasione della sua nomina Monti, che pochi giorni prima era stato proclamato senatore a vita, aveva dichiarato che avrebbe rinunciato a tutto il suo stipendio da presidente del Consiglio e di ministro dell’Economia e delle finanze - all’epoca non era ancora in vigore la legge 54/2013 che vietava il cumulo.

Con questa rinuncia, Mario Monti ha quindi deciso di ricevere la sola indennità che gli spettava in quanto senatore (non ci risulta una distinzione tra il trattamento dei senatori a vita degli altri membri di Palazzo Madama). Abbiamo contattato l’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ci è stato confermato che Monti non ha mai ricevuto alcuno stipendio da palazzo Chigi.

Per quanto riguarda le legislature precedenti e, quindi ad esempio i governi di Silvio Berlusconi e Romano Prodi, non è stato possibile raccogliere dati o documenti ufficiali che attestano riduzioni di stipendio da parte dei presidenti del Consiglio. Abbiamo contattato la Presidenza del Consiglio dei Ministri che, però, non ci ha fornito informazioni a riguardo.

Il verdetto

Il deputato del Movimento Cinque Stelle Carlo Sibilia si è pubblicamente congratulato con Giuseppe Conte per aver rinunciato a parte della sua indennità, affermando che è «il primo Presidente del Consiglio della storia a tagliarsi lo #stipendio».

La Presidenza del Consiglio dei ministri ha confermato con un documento ufficiale – e con noi telefonicamente – che Giuseppe Conte si è ridotto lo stipendio del 20 per cento. Per il suo ruolo, percepirà quindi quasi 92 mila euro lordi l’anno, con una riduzione di circa 23 mila euro.

Secondo quanto ci è stato detto sempre dalla Presidenza del Consiglio, se si guarda alle ultime due legislature, quelle per le quali è possibile raccogliere informazioni e documenti ufficiali, si tratta di un caso unico. Come abbiamo avuto modo di verificare, infatti, Gentiloni, Letta e Monti avevano sì rinunciato in toto al proprio stipendio, ma percepivano altre indennità. Nel caso di Monti non si è trattato di una scelta obbligata dalla legge: quindi, anche se nessuno, prima di Conte, ha optato per una riduzione, Mario Monti aveva già scelto liberamente di ridurre l’ammontare dei soldi che gli spettavano per i propri incarichi istituzionali. In conclusione, Carlo Sibilia merita un “C’eri quasi”.

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