Matteo Salvini

Debito, rigore e redditi degli italiani: un collegamento incerto

"Il debito è cresciuto per i tagli e la politica del rigore. Dal 2002 è aumentato di 900 miliardi mentre il reddito degli italiani si è ridotto di duemila euro. Quindi se vogliamo diminuire il debito dobbiamo fare esattamente l’opposto: reimmettere soldi nell’economia"

Pubblicato: 16 feb 2018
Data origine: 05 feb 2018
Macroarea economia

Intervistato dal Sole 24 Ore, il segretario della Lega Matteo Salvini espone le sue ricette per l’economia italiana. Interrogato sulla sostenibilità delle sue proposte, in particolare di abolizione della legge Fornero e di flat tax, in un Paese col debito pubblico superiore al 130% del Pil, Salvini ha dato una risposta in tre parti.

La parte centrale della risposta contiene espliciti riferimenti a dati macroeconomici, mentre la prima e l’ultima affermazione contengono rispettivamente una valutazione sul rapporto tra politica fiscale, (de)crescita dei redditi e debito pubblico, e una proposta di policy.

Cosa dicono i numeri

Il debito pubblico

Salvini afferma che dal 2002 ad oggi il debito pubblico “è aumentato di 900 miliardi”. Nella figura in basso è riportato l’andamento del debito delle Amministrazioni pubbliche calcolato sulla base delle regole statistiche europee (il cosiddetto “debito di Maastricht”), espresso in miliardi di euro e tratto dal database macroeconomico della Commissione Europea (AMECO).

Come si può vedere il debito cresce costantemente dal valore iniziale di 1.371 miliardi del 2002, fino ai 2.266,4 miliardi di fine 2017. L’aumento complessivo è di 894,7 miliardi. Il dato riportato da Salvini è dunque sostanzialmente corretto.

Figura 1. Andamento del debito pubblico italiano in valore assoluto. Fonte: Ameco

Il reddito pro capite

Salvini afferma inoltre che “[dal 2002] il reddito degli italiani si è ridotto di 2.000 euro”. Come si può vedere dal grafico qui sotto, tratto dal database della Banca Mondiale l’andamento del PIL pro-capite dell’Italia nel periodo in questione subisce una flessione marcata tra il 2007 e il 2014, che non è stata ancora recuperata.

I dati riportati si riferiscono al PIL reale pro-capite (espresso in dollari del 2011). Il reddito reale pro capite nel periodo considerato passa da 37.199 dollari nel 2002 a 34.715 a fine 2016. La differenza di 2.484 dollari espressa in euro corrisponde a circa 2.000 euro. Anche la seconda parte dell’affermazione di Salvini è quindi sostanzialmente corretta.

Figura 2. Italia, reddito pro-capite a parità di potere d’acquisto (valori in dollari del 2011). Fonte: World Bank

C’è un collegamento?

Nella sua dichiarazione, Salvini sembra alludere alla possibilità di ricorrere a maggior deficit per realizzare le proposte, e sembra ridimensionare le preoccupazioni riguardo agli effetti di politiche fiscali espansive sul debito pubblico. Salvini esprime un giudizio sul rapporto tra politica di bilancio, crescita economica e debito: dal 2002 ad oggi, il debito pubblico è salito e i redditi degli italiani sono scesi.

Salvini attribuisce questi risultati alle politiche di rigore, che non soltanto non sarebbero riuscite a contenere l’aumento del debito, ma avrebbero frenato la crescita e compresso i redditi degli italiani.

È difficile valutare il merito di queste affermazioni, in quanto i nessi logici tra gli argomenti non sono resi espliciti, ma soltanto suggeriti. Innanzitutto, parlando di “politica dei tagli e del rigore”, Salvini fa riferimento a un periodo di oltre quindici anni. Convenzionalmente, con il termine “politiche di rigore” ci si riferisce a politiche economiche restrittive, che comportano una riduzione della spesa pubblica e/o un aumento delle entrate.

Dal 2002 ad oggi in Italia si sono alternati governi diversi, con altrettanti approcci alla politica fiscale, in condizioni macroeconomiche anche radicalmente differenti: riassumere gli ultimi tre lustri nella formula “politiche di rigore” è una semplificazione eccessiva. Altrettanto dubbio è il collegamento tra aumento del debito e “i tagli e la politica del rigore”. È possibile che, in presenza di una politica fiscale diversa da quella degli ultimi anni, e meno vicina alla descrizione di “politica del rigore”, il debito pubblico sarebbe cresciuto ancora di più.

In secondo luogo – anche accettando questa semplificazione – va segnalato che il dibattito (politico e accademico) sull’efficacia delle cosiddette politiche “di rigore” è tuttora molto vivace e articolato, e lungi dall’essere concluso. I fatti stilizzati presentati da Salvini non sono di per sé sufficienti a sostenere le sue conclusioni: “quindi se vogliamo ridurre il debito dobbiamo […] reimmettere soldi nell’economia”.

Il verdetto

I dati macroeconomici riportati da Salvini sono sostanzialmente corretti. Il collegamento diretto tra “politiche del rigore”, aumento del debito e diminuzione dei redditi dà invece per scontato nessi che non lo sono: nel complesso, la dichiarazione si merita un “Nì”.

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«Il debito è cresciuto per i tagli e la politica del rigore. Dal 2002 è aumentato di 900 miliardi mentre il reddito degli italiani si è ridotto di duemila euro. Quindi se vogliamo diminuire il debito dobbiamo fare esattamente l’opposto: reimmettere soldi nell’economia»
Sole 24 Ore
lunedì 5 febbraio 2018
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