Matteo Salvini  -  Salvini si sbaglia, non è vero che in Europa cresce di più chi non ...

 
"I Paesi che in Europa crescono di più non hanno l'Euro: Ungheria, Polonia, Gran Bretagna"
  economia | Pubblicato:26.02.2017 | Origine:19.02.2017 | Fonte dichiarazione

L’affermazione del Segretario della Lega, presa alla lettera, è falsa. Guardiamo i dati a cui pare fare riferimento Salvini, cioè le previsioni della Commissione europea – qui scaricabili - sulla crescita del Pil degli Stati membri Ue nel prossimo triennio.

L’Ungheria è cresciuta nel 2015 del 3,1% e si prevede cresca del 1,9% nel 2016, del 3,5% nel 2017 e del 3,2% nel 2018.

La Polonia è cresciuta nel 2015 del 3,9% e dovrebbe crescere del 2,8% nel 2016, del 3,2% nel 2017 e del 3,1% nel 2018.

Per la Gran Bretagna, infine, dopo il 2,2% del 2015 è pronosticata una crescita del 2% nel 2016, del 1,5% nel 2017 e del 1,2% nel 2018.

Nessuno dei tre è il Paese che è cresciuto di più nel 2015, né quello che crescerà di più nel prossimo triennio. E nessuno dei tre Paesi sale sul podio di queste due classifiche.

Resta però vero che i Paesi dell'area euro crescono meno, in generale, rispetto a quelli che non hanno ancora la moneta unica. Nel 2015 l'area euro è cresciuta del 2%, la Ue nel suo complesso del 2,2%. Il differenziale di +0,2% dipende dalle prestazioni migliori dei Paesi senza l'euro e dovrebbe, nelle previsioni della Commissione, restare invariato nel 2016 e 2017 per poi invece sparire nel 2018, quando sia area euro che Ue cresceranno del 1,8%.

Non è però necessariamente vero che le migliori prestazioni del Pil dei Paesi ancora senza valuta unica dipendano da questo elemento. Molti sono infatti Paesi che hanno avuto uno sviluppo economico relativamente recente ed è normale che le loro economie crescano a percentuali più elevate, dovendo colmare una distanza ancora ampia dai Paesi più ricchi d'Europa che crescono a percentuali inferiori.

Ad esempio l'Italia dopo il 1990 ha visto il proprio Pil pro capite salire da poco più di 30 mila dollari all'anno a poco meno di 35 mila dollari (soglia che era stata superata prima della crisi). Sia Polonia che Ungheria hanno quasi raddoppiato nello stesso periodo il proprio Pil pro capite, passando Varsavia da 10 mila a 25 mila dollari l'anno e Budapest da 15 mila a 25 mila, ma senza ancora raggiungere i livelli di un'economia sviluppata ma che cresce poco come quella italiana.

Chi è cresciuto di più nel 2015?

Il grafico sottostante mostra la crescita del Pil delle nazioni in area euro e fuori dall'area euro nel 2015. In grassetto abbiamo evidenziato le nazioni fuori dall'euro. Il primo posto è dell’Irlanda, Paese dell’area Euro, con un incredibile +26,3% del Pil, dovuto alla decisione di conteggiare nel proprio settore impresa le compagnie straniere che hanno spostato la loro sede in Irlanda. Seconda si piazza Malta, sempre dell’Eurozona, con +7,4% di Pil nel 2015. Terzo posto va alla Repubblica Ceca, che invece non ha ancora adottato la moneta unica, con +4,5% di Pil. La Polonia arriva quinta a pari merito con la Romania, col +3,9%, dietro la Svezia (+4,1%). Più lontana l’Ungheria e lontanissima Londra.

Vale comunque la pena notare come Irlanda e Malta abbiano un regime di tassazione particolarmente favorevole, che in passato gli è valsa l'accusa di essere dei "paradisi fiscali" e che ne spinge in alto le percentuali di crescita del Pil. Non considerandoli, la Polonia salirebbe sul terzo gradino del podio, occupato interamente da Paesi senza valuta unica.

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Chi crescerà di più?

Il Paese, poi, che ha le prospettive di una maggiore crescita non è nessuno dei tre citati da Salvini. Si tratta infatti della Romania, che nel 2016 dovrebbe crescere del 4,9%, nel 2017 del 4,4% e nel 2018 del 3,7%. Anche Bucarest non è nell’Eurozona ma forse non è un caso che il Segretario della Lega abbia omesso di menzionarla.

A differenza di Polonia e Ungheria, dove soffia un vento anti-europeista e nazionalista, la Romania è un Paese fortemente interessato a progredire sul sentiero dell’integrazione europea e ad adottare l’euro. Pur avendo dovuto rinunciare all’obiettivo del 2019, non essendo riuscita ad entrare nell’Area Euro di Cambio II (AEC II) nel 2016, secondo il vice-presidente della Banca Centrale Rumena, Bogdan Olteanu, la Romania dovrebbe adottare la moneta unica nel 2022-2023.

La sua popolazione è in maggioranza, secondo gli ultimi dati dell’Eurobarometro il 68% nel 2015, favorevole all’adozione dell’euro e anche le recenti proteste contro i progetti del neoeletto governo di indebolire la lotta alla corruzione, piaga del Paese, sono caratterizzate da una marcata aspirazione europeista.

Eurozona

Anche all’interno dell’Eurozona ci sono comunque Paesi con un Pil che si prevede aumenti in misura maggiore che nei tre Stati citati da Salvini.

L’Irlanda, ad esempio, dovrebbe crescere del 4,3% nel 2016, del 3,4% e del 3,3% nei due anni successivi. La Slovacchia del 3,3% nel 2016, del 2,9% nel 2017 e del 3,6% nel 2018. Malta del 4% nel 2016 e del 3,7% nei due anni successivi. Il Lussemburgo del 3,8% nel 2016, del 4% nel 2017 e del 3,9% nel 2018.

Ma, se escludiamo i tre "paradisi fiscali" - oltre a Malta e Irlanda, già citati, anche il Lussemburgo ha un regime di tassazione particolare - nel 2016 la Polonia, con il 2,8% di crescita del Pil, arriva terza dietro Slovacchia (3,3%) e Spagna (3,2%). Più indietro Ungheria e Gran Bretagna. Nel 2017 l'Ungheria, con una crescita del 3,5%, sopravanza la Polonia (3,2%) e non viene eguagliata da nessun Paese dell'area euro.

Nel 2018 di nuovo Budapest (3,2%) dovrebbe crescere più di Varsavia (3,1%) e - sempre al netto di Irlanda, Malta e Lussemburgo - più di chiunque altro dell'area euro, tranne la Slovacchia (+3,6%). Da segnalare la performance attesa per la Grecia nel 2018, +3,1% di Pil, come la Polonia.

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Il caso della Gran Bretagna

Paragonare un Paese in via di sviluppo, che ha dunque maggiori margini di crescita, con un’economia già ampiamente sviluppata può essere fuorviante. Come è fuorviante paragonare Stati con decine di milioni di abitanti con Stati che non arrivano alla doppia cifra.

Vediamo dunque il caso della Gran Bretagna, citato da Salvini. Il suo +2,2% di Pil del 2015 la porta davanti a Germania (+1,7%), Francia (+1,3%) e Italia (+0,7%), ma resta dietro alla Spagna (+3,2%).

La situazione per Londra pare tuttavia destinata a peggiorare in prospettiva. Nel 2017 dovrebbe superarla la Germania e nel 2018 anche la Francia. L’Inghilterra si troverebbe allora con una crescita del Pil all’1,2%, poco meglio dell’1,1% dell’Italia, fanalino di coda dell’Unione Europea.

Il verdetto

In base ai dati non sembra che sussista una relazione precisa tra crescita del Pil e adozione della moneta unica. Salvini ha torto quando sostiene che chi non ha l’euro cresca necessariamente di più e i tre esempi che porta sono economie che, pur in buona salute, non rientrano nei primi posti delle classifiche europee. Tuttavia è vero che ancora per i prossimi due anni l'economia dell'area euro crescerà a un ritmo più lento delle economie che ancora non hanno adottato la moneta unica. Il giudizio è quindi “Pinocchio andante”.


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