Pubblicato: venerdì 20 marzo 2020
Il video che mostra la propaganda cinese sull’Italia e il Covid-19

Il 15 marzo 2020 Hua Chunying, portavoce e direttrice generale del Dipartimento dell’informazione del Ministero degli Esteri cinese, ha pubblicato un video dal suo account ufficiale di Twitter che mostrerebbe – a detta dell’autrice del tweet – alcuni italiani intenti a ringraziare la Cina, mentre in sottofondo risuona l’inno nazionale cinese.

Quello diffuso dalla funzionaria cinese è però un video manipolato. Non è chiaro chi lo abbia prodotto e perché, ma di certo è stato diffuso da un importante rappresentante del Ministro degli Esteri della Cina.

Il sospetto che ci fosse qualcosa che non va, nel video “cinese”, non è nuovo. Il tweet di Hua Chunying – e un altro simile pubblicato da un altro portavoce dello stesso ministero cinese – erano infatti l’oggetto di un articolo pubblicato dal giornale online Linkiesta che, in un breve articolo non firmato dello stesso 15 marzo, ha definito i video come «fake news», sospettando quindi che si trattasse di materiale non originale.

Abbiamo indagato sul video pubblicato da Hua Chunying, facendoci assistere dai colleghi del Taiwan Fact-Check Center (Tfcc) – un’organizzazione di fact-checking che si trova a Taiwan – ed ecco le prove che mostrano la manipolazione.

Il video cinese

Il breve filmato di 36 secondi condiviso da Hua Chunying mostra alcune persone che applaudono in quelle che sembrano essere strade e piazze italiane, mentre in sottofondo suona la “Marcia dei volontari”, l’inno nazionale della Repubblica Popolare Cinese.

In sovraimpressione appaiono poi alcune scritte in cinese, una delle quali ha “Re di Roma” in caratteri latini. Le scritte sembrano suggerire quindi che il filmato sia stato girato in piazza Re di Roma, la piazza di Roma in cui si trova l’omonima fermata della metro.

Il tweet con cui viene presentato questo video recita «Mentre suona l’inno nazionale cinese, gli italiani gridano “Grazie, Cina!”. In questa comunità con un futuro condiviso, condividiamo gioie e dolore insieme». Al minuto 0:20 si può infine sentire una voce in versione molto rallentata – con un effetto piuttosto straniante – che dice “grazie, Cina”.

In sintesi, il video sembra insomma suggerire che nella capitale, in piazza Re di Roma, alcuni cittadini italiani abbiano applaudito e ringraziato la Cina mentre veniva suonato – non è chiaro da chi – l’inno cinese.

Come vedremo tra poco, questo filmato è in realtà un montaggio creato ad arte e le persone catturate nel video non stavano ringraziando né la Cina né il suo governo. Questo non ha però impedito al tweet di ricevere quasi 5 mila mi piace e alla notizia di essere diffusa dai media cinesi.

Un collage fatto male

Con l’aiuto di Tfcc, abbiamo analizzato attentamente il video per cercare di capire da dove venissero queste immagini e quale fosse il contesto in cui sono state girate.

Le scene che appaiono nel video diffuso il 15 marzo da Hua Chunying provengono in realtà da due video pubblicati il 14 marzo dal Corriere della Sera (questo e questo), che raccolgono una serie di filmati girati a Roma e a Torino e che non hanno niente a che fare con la Cina. In nessuno dei segmenti dei video del Corriere della Sera si sente l’inno nazionale cinese suonare in sottofondo.

Al contrario, nel video pubblicato dalla funzionaria cinese si vede un uomo (min. 0:15) affacciato a un balcone intento ad applaudire mentre, in apparenza, risuona in contemporanea l’inno cinese (immagine sotto).

Lo stesso segmento di video appare in realtà al minuto 0:14 di uno dei due video pubblicati dal Corriere, con un diverso audio. L’uomo che appare nel video si trova a Torino, e non, come suggerito nel video pubblicato dalla funzionaria cinese, a Roma.

Immagine 1: fotogramma del video pubblicato su Twitter da Hua Chunyin gmesso a confronto con un fotogramma del video del Corriere della Sera – Fonte: Taiwan Fact-Check Center

In maniera simile, al minuto 0:20 del filmato apparso nel tweet si vede poi anche una donna applaudire in modo entusiasta, mentre di nuovo viene riprodotto in contemporanea l’inno cinese (immagine sotto). Anche in questo caso, nel video originale pubblicato dal Corriere (min. 0:17) non si sente l’inno cinese. Inoltre, anche questa donna è stata ripresa a Torino e non a Roma.

Immagine 2: fotogramma del video pubblicato su Twitter da Hua Chunying messo a confronto con un fotogramma del video del Corriere della Sera – Fonte: Taiwan Fact-Check Center

Al minuto 0:22 del video della funzionaria cinese si vede poi un uomo alzare il pollice in segno di approvazione, mentre una voce fuori campo recita il «grazie, Cina» menzionato in precedenza. Nel secondo video del Corriere (min. 0:30), questa volta girato a Roma, non si sente alcuna voce che ringrazia la Cina, prova del fatto che questa voce è stata aggiunta nel video diffuso da Hua Chunying in post-produzione.

Immagine 3: fotogramma del video pubblicato su Twitter da Hua Chunyingmesso a confronto con un fotogramma del video del Corriere della Sera – Fonte: Taiwan Fact-Check Center

Quindi, i video del Corriere della Sera sono stati manipolati e decontestualizzati, facendo passare gli applausi destinati a medici e infermieri come un gesto di apprezzamento dell’operato del governo cinese da parte dei cittadini italiani.

In realtà, il filmato condiviso dalla portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, è di fatto un collage di alcuni video del Corriere a cui è stato aggiunto un audio posticcio e un testo di corredo fuorviante, visto che alcuni dei video mostrati non sono stati registrati a Roma ma a Torino.

Il video può essere considerato parte di una strategia propagandistica della Cina per migliorare l’immagine del paese. Non è la prima volta infatti che media ufficiali cinesi provano a far passare un messaggio positivo sul paese, a cui si aggiungono tentativi di diffondere il messaggio che il governo di Pechino non abbia alcuna responsabilità nella diffusione del Covid-19. Al contrario, diverse indagini della stampa internazionale hanno sottolineato i ritardi, i silenzi e la scarsa trasparenza iniziale nella lotta al nuovo coronavirus, con conseguenze decisive nella diffusione del contagio nelle sue prime fasi.

Vediamo qualche esempio. Il 4 marzo un articolo (in cinese) pubblicato sul sito dell’agenzia di stampa di Stato cinese XinhuaNet aveva già sostenuto che il mondo, e in particolar modo gli Stati Uniti, dovrebbero “ringraziare” la Cina. Questo ringraziamento sarebbe dovuto perché la Cina, a differenza dei Paesi occidentali, non ha mai posto nessuna restrizione sui voli e sulle spedizioni provenienti dal resto del mondo.

Questa idea che si debba lodare l’operato del governo cinese si accompagna poi alle teoria che Pechino sta facendo circolare per negare che il Covid-19 abbia avuto origine in Cina. Sempre l’articolo di XinhuaNet afferma infatti che «nonostante l’epidemia del nuovo coronavirus sia scoppiata in Cina, la fonte potrebbe non essere la Cina. [...> I molti casi confermati di coronavirus negli Stati Uniti, in Italia, in Iran e in altri Paesi senza un precedente di contatti con la Cina lo dimostrano».

La stessa teoria è poi stata recentemente condivisa da Lijian Zhao – il portavoce del ministero degli Esteri citato ad inizio articolo – che, come raccontano due giornalisti della Cnn, ha condiviso su Twitter una teoria del complotto di tenore simile, suggerendo che in realtà sia stato l’esercito degli Stati Uniti a far arrivare il Covid-19 a Wuhan.

Non solo propaganda “pro” Pechino

Sui social media in cinese, comunque, esistono anche spinte in senso contrario. La disinformazione in lingua cinese non ha però sempre l'obiettivo di esaltare l’operato del governo di Pechino. Anzi, a volte è vero il contrario. Nei giorni scorsi ci siamo infatti occupati di due contenuti in lingua cinese pubblicati da alcuni utenti sui social media con lo scopo di diffondere disinformazione e criticare l’operato della Cina.

Nel primo caso si tratta di un video circolato su vari social (Twitter, Facebook, Youtube) a Hong Kong, in cui – secondo gli autori del testo in cinese che lo accompagna – si vedrebbe una presunta manifestazione anti-cinese avvenuta in Italia. In realtà, la manifestazione in questione era stata organizzata da centri sociali e organizzazioni antifasciste in ricordo di Valerio Verbano – un attivista di sinistra ucciso nel 1980 da terroristi di estrema destra – e non aveva niente a che vedere con il Covid-19 e la Cina.

Nel secondo caso si tratta invece di una presunta dichiarazione anti-cinese, attribuita falsamente all’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera. In particolare, un profilo Twitter che si esprime in lingua cinese e che ha più di 20mila follower ha condiviso un articolo di FanPage che riporta alcune parole dette da Gallera in un’intervista a Sky TG24.

Nel testo del tweet, in cinese, si sostiene che l’assessore abbia accusato la Cina di aver mentito all’Italia e che la Lombardia sia la nuova Wuhan. È falso: nell’intervista citata Gallera non ha espresso alcun tipo di critica nei confronti del governo di Pechino e dei dati da esso forniti. L’assessore ha semplicemente detto che l’epidemia di Covid-19 si sta diffondendo più velocemente rispetto alle previsioni fatte e rispetto a quanto suggerito dai dati provenienti dalla Cina.

In conclusione

Alcuni funzionari del ministero degli Esteri cinese hanno condiviso un video che ritrarrebbe alcuni italiani che applaudono e ringraziano la Cina, mentre in sottofondo suona l’inno cinese.

I video sono in realtà montaggi fatti ad arte e si basano su alcuni filmati pubblicati da Il Corriere della Sera, che documentano un flash mob tenutosi in tutta Italia il 14 marzo per ringraziare l’operato degli operatori sanitari per l’emergenza Covid-19. La Cina non c’entrava nulla.

Questi video si inseriscono in quella che sembra essere una più larga operazione da parte di Pechino per minimizzare le possibili responsabilità del governo cinese nella diffusione iniziale del Covid-19 e per veicolare il messaggio che la Cina venga apprezzata all’estero per come ha gestito, e sta gestendo, l’emergenza coronavirus.

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