Pubblicato: giovedì 25 novembre 2021
Il fact-checking del governo in conferenza stampa

Il 24 novembre il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, insieme al ministro della Salute Roberto Speranza e alla ministra degli Affari regionali Maria Stella Gelmini, ha tenuto una conferenza stampa per presentare il nuovo decreto-legge che contiene nuove misure per la gestione della pandemia.

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Abbiamo verificato quattro dichiarazioni, tre di Draghi e una di Gelmini, per vedere se corrispondono al vero o meno.

Come vanno i contagi negli Stati confinanti con l’Italia

«Noi vediamo una situazione all’esterno dell’Italia che è molto grave, in Paesi che sono con noi confinanti»

Draghi ha ragione. Secondo i dati più aggiornati, Slovenia, Austria e Svizzera – e in misura minore la Francia – stanno registrando numeri peggiori rispetto all’Italia sui contagi e le morti da Covid-19 (Grafico 1).

Grafico 1. Andamento dei contagi e delle morti nei Paesi confinanti con l’Italia – Fonte: Our world in data

Per esempio, al momento l’Austria – tornata in lockdown nazionale – sta registrando in media ogni giorno oltre 1.500 contagi su un milione di abitanti, contro i quasi 170 casi in Italia. Il numero più alto dei decessi è in Slovenia, con una media di oltre 9 morti ogni milione di abitanti, contro il dato intorno a un decesso ogni milione di Italia e Francia.

L’epidemia in Italia sta peggiorando?

«La situazione italiana è in lieve ma costante peggioramento»

Anche qui Draghi fa un’affermazione sostanzialmente corretta. Come abbiamo spiegato di recente, l’Italia sta registrando l’arrivo della quarta ondata, seppure con numeri meno gravi, finora, rispetto ad altre nazioni.

L’attenzione però deve rimanere alta. Secondo il monitoraggio più aggiornato del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nella settimana tra l’8 e il 14 novembre si è registrato «per la quarta settimana consecutiva l’aumento rapido e generalizzato del numero di nuovi casi di infezione». Il rapporto ha anche aggiunto che a livello nazionale è rimasta stabile la velocità con cui circola il virus, calcolata con l’indice Rt sui casi sintomatici.

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L’efficacia dei vaccini cala nel tempo, senza sparire

«La copertura vaccinale del ciclo comincia ad affievolirsi in questo periodo»

A sostegno della campagna vaccinale per la terza dose, Draghi sottolinea correttamente che con il passare del tempo la protezione data dai vaccini cala. Ricordiamo che l’efficacia vaccinale misura quanto si riduce per i vaccinati il rischio di ricevere una diagnosi di positività al coronavirus e quella di sviluppare forme gravi della malattia, che poi causano il ricovero o la morte.

Secondo i dati più recenti dell’Iss, dopo sei mesi dalla chiusura del ciclo vaccinale si registra in tutte le fasce d’età un calo dell’efficacia dei vaccini, sia per quanto riguarda la diagnosi di positività al virus, sia per lo sviluppo di forme gravi, che causano i ricoveri e i decessi (Tabella 1). La protezione comunque non svanisce del tutto: chi è vaccinato ha ancora un rischio notevolmente minore di avere conseguenze gravi a seguito dell’infezione rispetto ai non vaccinati.

Tabella 1. Stima dell’efficacia vaccinale nei vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e da meno di sei mesi – Fonte: Iss

Se si considera che la campagna vaccinale è stata ampliata a tutta la popolazione tra maggio e giugno, si capisce il riferimento di Draghi ai cali di protezione registrati «in questo periodo».

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Quanti italiani si sono già vaccinati

«L’84 per cento di cittadini italiani ha completato il ciclo vaccinale e l’87 per cento ha ricevuto almeno una dose»

Infine, con questa frase la ministra Gelmini cita due percentuali sostanzialmente giuste. Secondo i dati della struttura commissariale, al 25 novembre in Italia ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro la Covid-19 l’87 per cento della popolazione vaccinabile, ossia quella dai 12 anni in su. L’84,3 per cento ha invece completato il ciclo vaccinale.

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