Roberto Speranza

L’efficacia dei vaccini cala dopo sei mesi, ma non sparisce

«Dopo sei mesi inizia una fase in cui scende la capacità protettiva del vaccino. Non è la stessa cosa a tutte le età» (min. -2:57:15)

Pubblicato: 15 nov 2021
Data origine: 14 nov 2021
Macroarea questioni sociali

Il 14 novembre, ospite a Che tempo che fa su Rai 3, il ministro della Salute Roberto Speranza (Articolo 1) ha ribadito l’importanza della campagna vaccinale contro la Covid-19, ricordando che dal 1° dicembre chi ha tra i 40 e i 60 anni potrà ricevere la terza dose di vaccino, per il momento riservata agli over 60 e ai più fragili.

Per sostenere la necessità di un nuovo richiamo, Speranza ha sottolineato (min. -2:57:15) che l’efficacia dei vaccini cala «dopo sei mesi» dalla somministrazione, con un’intensità diversa a seconda delle fasce d’età.

È vero: in tv il ministro della Salute ha fatto un’affermazione corretta, evidenziata di recente anche da un nuovo rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Come cala l’efficacia dei vaccini nel tempo

Il 12 novembre l’Iss ha pubblicato il rapporto sull’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese, aggiornato al 10 novembre. Il documento, tra tabelle e grafici, contiene anche le nuove stime dell’istituto sull’andamento nel tempo dell’efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio e la malattia grave.

Ricordiamo che l’efficacia vaccinale – calcolata con un modello statistico – misura quanto si riduce per i vaccinati il rischio di ricevere una diagnosi di positività al coronavirus e quella di sviluppare forme gravi della malattia, che poi causano il ricovero o la morte. Le elaborazioni dell’Iss fanno riferimento al periodo di tempo tra il 5 luglio e il 7 novembre, con la maggioranza dei contagi in Italia dovuta alla diffusione della variante delta, molto più contagiosa di quelle in circolazione in precedenza.

Secondo le stime più aggiornate, dopo sei mesi l’efficacia vaccinale nei vaccinati con ciclo completo è del 50,2 per cento per le “diagnosi” di positività e dell’82,1 per cento per la “malattia severa” [1]. Entro i sei mesi, invece, queste percentuali sono rispettivamente del 75,7 per cento e del 91,8 per cento. Dunque nel tempo l’efficacia dei vaccini cala – ne avevamo già parlato a fine agosto – più per le diagnosi che per la malattia grave, ma non sparisce. Dopo sei mesi dalla chiusura del ciclo vaccinale, chi è vaccinato ha comunque oltre l’80 per cento di rischio in meno, rispetto a un non vaccinato, di sviluppare una forma grave della Covid-19 (Tabella 1).

Tabella 1. Stima dell’efficacia vaccinale nei vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e da meno di sei mesi – Fonte: Iss

Come correttamente sottolineato dal ministro Speranza, ed evidenziato anche nella Tabella 1, il calo dell’efficacia vaccinale riguarda con percentuali diverse le fasce di età tra i 12 e i 39 anni, tra i 40 e i 59 anni, tra i 60 e i 79 anni, e per gli over 80 (Grafico 1). La fascia di età con l’efficacia minore per la protezione dalla malattia grave è quella 60-79 anni, seguita da quella over 80.

Grafico 1. Stima dell’efficacia vaccinale nei vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e da meno di sei mesi – Fonte: Iss

Occhio alle sottostime

Prima di concludere, sottolineiamo che queste percentuali vanno prese con un certo margine d’incertezza. Alcuni fattori, spiega l’Iss, possono «portare a sottostimare l’efficacia vaccinale nei vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e quindi a sovrastimare l’impatto del tempo sull’efficacia vaccinale». Per quale motivo?

La campagna vaccinale in Italia è infatti inizialmente partita per la popolazione più a rischio (anziani nelle Rsa, personale ospedaliero, over 80 e persone estremamente vulnerabili), per poi essere estesa al resto della popolazione. «Si può quindi supporre, per come è stata pianificata e attuata la campagna vaccinale, che attualmente i soggetti che risultano vaccinati da oltre sei mesi sono individui con un rischio di infezione, ricovero o morte maggiore rispetto al resto della popolazione vaccinata, in quanto sono coloro che hanno avuto un accesso prioritario alla vaccinazione poiché maggiormente a rischi», ha sottolineato l’Iss. «Nell’analisi proposta si corregge per classi di età decennali ma non si considera all’interno del modello come fattore di correzione la categoria di rischio».

Il verdetto

Ospite a Che tempo che fa, il ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato che «dopo sei mesi» dal completamento del ciclo vaccinale «inizia una fase in cui scende la capacità protettiva del vaccino», con percentuali diverse a seconda delle fasce d’età.

Speranza ha ragione, come di recente evidenziato anche da un nuovo rapporto dell’Iss. Dopo sei mesi dalla vaccinazione completa, l’efficacia vaccinale scende dal 75,7 per cento al 50,2 per cento nel prevenire una diagnosi di positività e dal 91,8 per cento all’82,1 per cento. Dopo sei mesi le fasce di età con un’efficacia minore nel prevenire le forme gravi della Covid-19 sono quelle oltre i 60 anni.

In conclusione Speranza merita un “Vero”.


[1] Per essere considerati “vaccinati con ciclo completo”, nelle statistiche dell’Iss, bisogna aver fatto la seconda dose da almeno 14 giorni.

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