Pubblicato: giovedì 7 ottobre 2021
Il Pd sbaglia: la riforma del fisco non serve per i soldi del Pnrr

Negli ultimi giorni il disegno di legge delega per la riforma fiscale, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 ottobre, è diventato il tema principale del dibattito politico italiano. Il leader della Lega Matteo Salvini ha fortemente criticato il testo – in particolare la parte relativa al catasto – che invece è stato difeso dagli altri partiti della maggioranza, e in particolare dal Partito democratico.

Il 5 ottobre, ospite a Otto e mezzo su La7, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha infatti dichiarato (min. 2:01) che la riforma del fisco è una «riforma qualificante» del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr), senza la quale «non ti danno i soldi, per dirla in parole povere». Lo stesso giorno, a DiMartedì su La7, il segretario del Pd Enrico Letta ha ribadito (min. 18:16) il concetto, dicendo che la riforma fiscale è una «condizione per avere i soldi del Pnrr».

Abbiamo verificato e le cose non stanno così: la riforma del fisco – che dovrebbe riguardare Irpef, Iva, imposte sulle imprese e catasto – non rientra tra le scadenze vincolanti per avere le risorse del Pnrr. È vero però che la riforma è comunque menzionata nel piano e che alcune riforme in ambito fiscale andranno fatte, pena la mancata erogazione dei fondi.

– Leggi anche: Perché la riforma del catasto non è una riforma del catasto

Che cosa dice il Pnrr

Quali sono le riforme per avere i soldi

In base al Pnrr approvato lo scorso 13 luglio dall’Unione europea, entro il 2026 l’Italia dovrà rispettare un cronoprogramma con 527 impegni (qui consultabili): 213 sono traguardi (risultati qualitativi come l’approvazione di riforme o singoli provvedimenti normativi) e 314 sono obiettivi (risultati quantitativi come l’assunzione di un determinato numero di personale in un settore specifico). Ogni sei mesi l’Ue valuterà quante delle scadenze previste sono state rispettate per dare il via libera all’erogazione delle dieci rate.

Nel complesso, il nostro Paese si è impegnato ad approvare nei prossimi cinque anni 63 riforme, che si dividono in tre categorie: orizzontali, abilitanti e settoriali (Immagine 1).

Immagine 1. Le tipologie di riforme previste dal Pnrr – Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze

In primo luogo vediamo le riforme orizzontali, che sono due: quella della pubblica amministrazione e quella della giustizia. Sono le più importanti perché sono trasversali a tutte le missioni del Pnrr. Ad oggi il disegno di legge delega per la riforma del processo civile è all’esame della Camera, mentre quella per la riforma del processo penale è stata approvata definitivamente dal Senato il 23 settembre. L’approvazione dei due disegni di legge delega va portata a termine entro il 2021.

In secondo luogo ci sono le riforme abilitanti, pensate per garantire l’attuazione del piano e migliorare la competitività. Tra queste ci sono, per esempio, la legge annuale per il mercato e la concorrenza e le riforme per la semplificazione normativa. Dentro al perimetro del Pnrr ci sono infine le riforme settoriali, che – come suggerisce il nome – hanno una natura molto specifica e accompagnano gli investimenti delle sei missioni in cui è diviso il piano. Tra queste ci sono, per esempio, la riforma del sistema di reclutamento dei docenti e la riforma del sistema degli interventi in favore degli anziani non autosufficienti.

Il fisco è tra le riforme non necessarie per avere i soldi

Alle tre tipologie di riforma appena viste (orizzontali, abilitanti e settoriali) sono vincolate le risorse europee, ma tra di loro non rientra la riforma del sistema fiscale.

Questa compare tra le cosiddette “riforme di accompagnamento”, che – come si legge nel Pnrr – seppure «non ricomprese nel perimetro delle azioni previste dal piano» sono comunque «destinate ad accompagnarne l’attuazione, concorrendo a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo». «La riforma fiscale – prosegue il testo – è tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee».

Tra le misure “promesse” a grandi linee dal Pnrr per la riforma del fisco, c’è la revisione dell’Irpef, ma non quella del catasto, due voci che compaiono entrambe nel disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri. Nota a margine: il Pnrr aveva promesso che il disegno di legge delega per la riforma fiscale sarebbe stato presentato in Parlamento entro luglio 2021, ma l’impegno è stato disatteso.

Ricapitolando: la riforma fiscale, in un senso ampio del termine, non rientra tra le centinaia di scadenze che l’Italia dovrà rispettare per vedersi erogare i fondi dall’Ue. Come ha sottolineato di recente anche l’economista Carlo Cottarelli, il motivo principale di questa assenza riguarda il problema delle coperture per la riforma fiscale, che abbiamo evidenziato anche in un’altra nostra analisi. I soldi del Pnrr arrivano fino al 2026 mentre una riforma del fisco, con la revisione di imposte come Irpef e Iva, avrebbe bisogno di finanziamenti strutturali per compensare l’eventuale riduzione del gettito fiscale.

Evasione e federalismo: le riforme da fare nel settore fiscale

C’è comunque un “però” da aggiungere a quanto detto finora: alcune riforme specifiche in ambito fiscale andranno comunque fatte. Queste sono vincolate a delle scadenze e la loro mancata attuazione può comportare il rischio di non vedersi dare i soldi dall’Ue.

Tra le riforme abilitanti, c’è per esempio quella per la riduzione del cosiddetto tax gap, ossia l’evasione fiscale. Qui stiamo parlando della “Riforma dell’amministrazione fiscale” (la numero 1.12), che però ha obiettivi più circoscritti rispetto ai principi molto generali contenuti nella legge delega di cui si discute oggi. In sintesi, lo scopo è quello di ridurre una parte delle mancate entrate per il fisco. Come? Per esempio, con la creazione della banca dati e dell’infrastruttura informatica dedicata per il rilascio della dichiarazione precompilata Iva o con il potenziamento dell’Agenzia delle entrate.

L’avanzamento di questa riforma è suddiviso nel cronoprogramma del Pnrr in una serie di tappe. Entro la fine del 2021, per esempio, c’è già un primo traguardo, quello di «adottare una relazione per orientare le azioni del governo volte a ridurre l’evasione fiscale dovuta alla omessa fatturazione, in particolare nei settori più esposti all'evasione fiscale, anche attraverso incentivi mirati per i consumatori». Tra le altre scadenze, entro la fine del 2022 il gettito fiscale generato dalle “lettere di conformità” (comunicazioni in cui si dice al contribuenti che sono state rilevate anomalie ma non frodi) deve aumentare del 15 per cento rispetto al 2019. Oppure, entro il secondo trimestre del 2023 almeno 2,3 milioni di contribuenti dovranno ricevere dichiarazioni Iva precompilate per l’esercizio fiscale 2022.

Un’altra riforma abilitante è invece quella sul federalismo fiscale, che ha l’obiettivo di migliorare la trasparenza delle relazioni fiscali tra i diversi livelli di governo, di assegnare le risorse alle amministrazioni locali sulla base di criteri oggettivi e di incentivare un loro uso efficiente.

Ripetiamo: mentre alla realizzazione di queste due singole riforme è vincolata l’erogazione dei soldi del Pnrr, discorso diverso vale per la riforma del fisco in generale.

Prima di concludere, sottolineiamo che una mancata approvazione della riforma fiscale sarebbe probabilmente un messaggio poco positivo agli occhi dell’Unione europea, al di là dei soldi del Pnrr. La riforma è stata promessa nello stesso piano, anche se in maniera piuttosto generale, ed è considerata fondamentale dal presidente del Consiglio Mario Draghi.

In conclusione

Secondo alcuni esponenti di primo piano del Partito democratico, come il segretario Enrico Letta e il ministro del Lavoro Andrea Orlando, senza la riforma del fisco sarebbero di fatto a rischio i soldi che l’Europa ci dà per il Pnrr. Abbiamo verificato che cosa dicono i documenti ufficiali e la riforma del sistema fiscale non rientra tra quelle a cui è vincolata l’erogazione dei fondi.

La riforma del fisco è stata promessa dal governo Draghi nel Pnrr come riforma di accompagnamento al piano, ma fuori dal suo perimetro. All’interno degli impegni vincolanti del Pnrr ci sono comunque alcune riforme collegate al fisco, come quella per la riduzione dell’evasione fiscale e quella per il federalismo fiscale, ma queste hanno un oggetto più ridotto e definito rispetto a quello del disegno di legge delega appena approvato dal governo.

– Leggi anche: Così il governo Draghi vuole riformare il fisco

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