Pubblicato: lunedì 27 settembre 2021
Il discorso della vicequestora no green pass alla prova del fact-checking

Una vicequestora della Repubblica italiana in servizio a Roma, Nunzia Alessandra Schilirò, ha partecipato il 25 settembre alla manifestazione “No paura day” organizzata dai movimenti contrari al green pass e alla “dittatura sanitaria”. Il suo discorso, di cui ci occuperemo nel dettaglio tra poco, ha suscitato forti polemiche.

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha parlato di «gravissime dichiarazioni» e ha riferito di essere in contatto con il capo della Polizia Lamberto Giannini «affinché vengano accertate, con assoluta celerità, le responsabilità sotto ogni profilo giuridicamente rilevante a carico dell’interessata».

Andiamo allora a vedere il contenuto del discorso di Schilirò e verifichiamo alcune delle sue affermazioni – al di là della loro rilevanza disciplinare o giuridica – che contengono errori o imprecisioni.

Un messaggio di rivolta

Schilirò ha aperto il suo intervento sostenendo di aver preso parte alla manifestazione perché «il momento storico che stiamo vivendo è di una gravità senza precedenti» e ha quindi citato la massima di Gandhi secondo cui la disobbedienza civile è un dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico o corrotto. Il green pass viene poi definito da Schilirò come una «tessera di discriminazione» e un «marchio di discriminazione». Queste sono ovviamente opinioni personali che riportiamo ma su cui non ci soffermiamo.

Più interessanti, ai fini del fact-checking, sono una serie di affermazioni che invece la vicequestora fa a sostegno delle sue tesi.

L’incostituzionalità del green pass

In particolare, secondo Schilirò «il lascia passare verde è assolutamente incompatibile con la nostra Costituzione, perché nessuno diritto può essere subordinato al possesso di un certificato».

Sulla costituzionalità o meno del green pass – argomento su cui la vicequestora torna più volte – la parola finale spetterà eventualmente alla Corte Costituzionale, qualora fosse investita della questione. Al momento possiamo solo rilevare come la Presidenza della Repubblica, che esercita un controllo preventivo sulla costituzionalità delle leggi, non abbia mai ritenuto di dover rinviare alle camere questa misura.

Sul fatto che nessun diritto possa essere subordinato al possesso di un certificato, possiamo dire che sia falso. Sono molti i diritti il cui godimento è subordinato al possesso di un certificato, a cominciare dal diritto di voto per cui è necessario avere una tessera elettorale, o dal diritto alla circolazione al di fuori del territorio della Repubblica, che può essere subordinato al possesso di determinati documenti (carta d’identità o passaporto). E gli esempi potrebbero continuare.

Ma questo errore è probabilmente il meno grave, come vedremo, tra quelli commessi dalla vicequestora.

L’assenza di basi scientifiche a sostegno del green pass (e del vaccino)

Schilirò ha anche affermato che il green pass «non ha alcuna base scientifica e questo ce lo dicono dati reali, dati che arrivano dai media di Israele, dell’Islanda, dell’Australia». Questi dati in particolare dimostrerebbero che «i vaccinati si ammalano, contagiano e a volte si ammalano anche gravemente, come tutti gli altri».

Questo è falso. Come abbiamo scritto più e più volte, è vero che anche i vaccinati si possono ammalare, a volte anche gravemente, e che possono contagiare, ma la percentuale di rischio tra vaccinati e non vaccinati non è paragonabile. Un non vaccinato ha più probabilità di contrarre la Covid-19 e soprattutto ha molte più probabilità rispetto a un vaccinato di finire in ospedale, in terapia intensiva e di morire.

Per quanto riguarda poi i dati provenienti da Israele, i nostri colleghi di Facta hanno spiegato in questo approfondimento perché questi non mettano affatto in dubbio l’efficacia dei vaccini. Schilirò è probabilmente rimasta vittima di una delle tante bufale che circolano su questo argomento e che, come abbiamo visto in un recente report dello European digital media observatory (Edmo), sono diffuse in tutta l’Unione europea.

Anche sull’Australia, e in particolare sui decessi legati al vaccino, i colleghi di Facta hanno verificato l’esistenza di alcune notizie false, mentre non è chiaro il riferimento all’Islanda, anche se è facile ipotizzare che si voglia additare la presenza di contagi in una popolazione vaccinata come dimostrazione dell’inefficacia del vaccino. Come già detto poco sopra, questa lettura dei dati è sbagliata.

Il caso Amerigo Vespucci

A sostegno della sua tesi sull’inefficacia dei vaccini, la vicequestora ha portato un «caso eclatante», quello dell’Amerigo Vespucci. Nonostante l’equipaggio della nave militare fosse interamente vaccinato, a fine luglio 2021 c’è stato in effetti un focolaio e alcuni marinai si sono contagiati.

Questo però, come abbiamo visto anche in casi analoghi, non dimostra l’inefficacia dei vaccini ma semmai il contrario: in una popolazione interamente vaccinata i contagi sono rimasti una minoranza e soprattutto nessuno dei contagiati ha sviluppato sintomi gravi.

Ricordiamo infatti che i vaccini non sono efficaci al 100 per cento nell’evitare i contagi – specie ora che circola una variante molto contagiosa come la delta – ma hanno un’efficacia elevatissima nel prevenire le forme gravi della Covid-19 che causano ricoveri in terapia intensiva e decessi.

L’articolo 36 del regolamento Ue, ancora una volta

Schilirò ha poi tirato fuori uno dei tormentoni della propaganda no vax, quello secondo cui «il green pass italiano è assolutamente illegittimo, perché viola l’articolo 36 del decreto 953 dell’Unione europea, istitutivo del green pass».

Come abbiamo spiegato in una recente analisi, non esiste nessun articolo 36 del regolamento (non decreto) 953 dell’Unione europea: gli articoli sono in totale 17. Esiste al massimo un “considerando” n. 36, che è però privo di forza giuridica, e che parla di non discriminazione nei confronti dei non vaccinati.

Ma la “non discriminazione” nei confronti dei non vaccinati di cui si parla è da intendersi come relativa al solo green pass, per cui chi fa un tampone o chi è guarito dalla Covid-19 ne ha diritto tanto quanto un vaccinato. È del tutto priva di fondamento la teoria secondo cui il considerando n. 36 impedirebbe agli Stati di restringere l’accesso a determinati servizi in base al possesso del green pass.

La chiusura del discorso

La vicequestora – secondo cui i media mainstream nascondono la verità e il virus «pericolosissimo e potentissimo» che gira in Italia «si chiama paura» – ha poi concluso il suo intervento chiedendosi retoricamente che cosa farà il governo italiano il 15 ottobre se milioni di italiani si rifiuteranno di andare a lavorare per non sottostare all’obbligo di green pass. Ma anche queste sono opinioni o auspici impossibili da verificare.

In conclusione

La vicequestora Nunzia Alessandra Schilirò ha partecipato il 25 settembre alla manifestazione “No paura day” organizzata dai movimenti contrari al green pass e ha fatto una serie di affermazioni che abbiamo sottoposto al nostro fact-checking.

Sulla costituzionalità del green pass non è possibile avere certezze al momento ma non ci sono elementi che facciano ritenere probabile una sua incostituzionalità. Di sicuro è falso che l’esercizio di alcuni diritti costituzionali non possa essere subordinato al possesso di determinati documenti e certificati.

Sull’esistenza di dati che dimostrerebbero che i vaccinati ammalano e contagiano «come tutti gli altri» Schilirò sbaglia completamente. C’è una grande abbondanza di dati e di letteratura scientifica che dimostra inequivocabilmente l’efficacia dei vaccini. Questa, lo ribadiamo, non è totale nel prevenire il contagio, seppur elevata. È poi molto elevata nel prevenire le forme gravi della Covid-19.

Anche l’esempio dell’Amerigo Vespucci, portato dalla vicequestora, semmai dimostra in realtà che una popolazione vaccinata è esposta a minori pericoli di una non vaccinata, di certo non il contrario.

Infine il riferimento all’inesistente «articolo 36» del regolamento Ue n.953 è del tutto sbagliato: non solo non è un articolo ma un considerando senza forza giuridica, ma fa riferimento alla non discriminazione del non vaccinato con tampone (o guarito) per accedere al green pass. Non, come invece sostengono i no vax, alla non discriminazione di chi non vuole il green pass.

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