Negli ultimi giorni il caso di Ilaria Salis è tornato al centro dell’attenzione per una decisione del tribunale ungherese sul procedimento penale a suo carico. Prima di diventare parlamentare europea di Alleanza Verdi-Sinistra, Salis è stata detenuta per oltre un anno in un carcere di Budapest in attesa del processo in cui è imputata per l’aggressione ad alcuni militanti neonazisti nel 2023.
Diverse fonti stampa hanno descritto il provvedimento con parole come «archiviazione», «sospensione» o «stop al processo». Ma guardando alla legge ungherese e agli atti europei disponibili, la definizione più corretta è un’altra. Non si è trattato infatti né di un’assoluzione né di un’archiviazione in senso tecnico, ma della chiusura del procedimento dovuta all’immunità parlamentare europea, che impedisce di proseguire il processo.
La notizia è stata diffusa dalla stessa Salis, che il 13 aprile, ospite a Un giorno da pecora, su RAI Radio 1, ha dichiarato di avere ricevuto dal tribunale ungherese un atto «in cui si dice che pongono termine al processo penale a mio carico». I legali della deputata europea, Eugenio Losco e Mauro Straini, hanno confermato a Pagella Politica che si tratta di «un provvedimento che dispone la chiusura del procedimento in seguito all’accertamento della sussistenza dell’immunità parlamentare». Gli avvocati hanno inoltre spiegato che, se in futuro l’immunità dovesse venire meno, «dovrebbe essere fatta di nuovo una imputazione» per i fatti del 2023 e «iniziare di nuovo un procedimento».
Diverse fonti stampa hanno descritto il provvedimento con parole come «archiviazione», «sospensione» o «stop al processo». Ma guardando alla legge ungherese e agli atti europei disponibili, la definizione più corretta è un’altra. Non si è trattato infatti né di un’assoluzione né di un’archiviazione in senso tecnico, ma della chiusura del procedimento dovuta all’immunità parlamentare europea, che impedisce di proseguire il processo.
La notizia è stata diffusa dalla stessa Salis, che il 13 aprile, ospite a Un giorno da pecora, su RAI Radio 1, ha dichiarato di avere ricevuto dal tribunale ungherese un atto «in cui si dice che pongono termine al processo penale a mio carico». I legali della deputata europea, Eugenio Losco e Mauro Straini, hanno confermato a Pagella Politica che si tratta di «un provvedimento che dispone la chiusura del procedimento in seguito all’accertamento della sussistenza dell’immunità parlamentare». Gli avvocati hanno inoltre spiegato che, se in futuro l’immunità dovesse venire meno, «dovrebbe essere fatta di nuovo una imputazione» per i fatti del 2023 e «iniziare di nuovo un procedimento».