Schlein e Fratoianni la fanno semplice sulla sconfitta di Orbán in Ungheria

Secondo i segretari di PD e Sinistra Italiana sarebbe la fine delle destre sovraniste e una vittoria del progressismo, ma sono troppo ottimisti
ANSA
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Nella serata di domenica 12 aprile il leader dell’opposizione ungherese Péter Magyar ha vinto le elezioni politiche contro il primo ministro uscente Viktor Orbán, che era in carica ininterrottamente dal 2010. Il partito di Magyar, Tisza, è stato il più votato dagli ungheresi con circa il 53 per cento dei voti, mentre la lista guidata da Orbán, formata da Fidesz e dal Partito Popolare Cristiano Democratico, si è fermata al 38 per cento. 

In Italia la vittoria di Magyar è stata accolta in modo diverso dai partiti di maggioranza e di opposizione, che si sono divisi pure all’interno dello stesso schieramento. Per esempio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è congratulata con il leader di Tisza, ringraziando per il lavoro svolto alla guida dell’Ungheria Orbán, definendolo «un amico». La Lega, alleata di Fidesz nel gruppo europeo di destra “Patrioti per l’Europa”, ha pubblicato invece una nota in cui si congratula con Magyar, precisando che «chi vota ha sempre regione», e che da Orbán è arrivata «una lezione di democrazia», alludendo al fatto che il primo ministro uscente ha subito riconosciuto la sconfitta. Al contrario, la vittoria di Magyar è stata accolta con entusiasmo da Forza Italia, che come Tisza fa parte del Partito Popolare Europeo (PPE).

Tra i leader delle opposizioni, in particolare quelli più a sinistra, la vittoria di Magyar è stata vista come un segnale di speranza per le forze progressiste in Italia, che hanno usato toni a volte trionfanti. «Che le elezioni ungheresi siano il segnale di incoraggiamento per tutte le forze progressiste europee e per l’Italia, per dare un’alternativa ai pessimi governi delle destre», ha detto il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni in una nota alla stampa. «Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa», ha commentato invece la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. La lettura di Fratoianni e Schlein rischia però di essere fuorviante: pur essendo favorevoli al rafforzamento dei rapporti tra i vertici europei e l’Ungheria, Tisza e il suo leader Magyar non sono del tutto inquadrabili tra le forze progressiste. Anzi, su temi come l’immigrazione hanno espresso posizioni critiche verso l’accoglienza dei migranti, mentre su altre questioni, come i diritti LGBT, hanno una linea non del tutto chiara.

Chi è Péter Magyar

Péter Magyar ha 45 anni ed è un avvocato con una lunga carriera politica alle spalle. Prima di diventare leader di Tisza, ha iniziato la sua carriera nel 2002 entrando in Fidesz, il partito di Orbán, di cui è stato uno tra i principali collaboratori. 

Dal 2009 al 2018 Magyar ha lavorato infatti per il ministero degli Esteri ungherese e alla Rappresentanza permanente dell’Ungheria presso l’Unione europea a Bruxelles, curando gli interessi del governo ungherese nei confronti dei vertici europei. Nello stesso periodo anche l’allora moglie di Magyar, Judit Varga, lavorava a Bruxelles come consigliera politica di un parlamentare ungherese. 

Nel 2018 Magyar è tornato in Ungheria ricoprendo diversi incarichi in istituzioni statali, mentre l’anno successivo Varga è diventata ministra della Giustizia del quarto governo guidato da Orbán, venendo poi riconfermata nel governo successivo. Nel 2024, Varga è stata coinvolta in uno scandalo politico, che l’ha costretta a dimettersi. Insieme all’allora presidente della repubblica Katalin Novák, Varga aveva concesso la grazia a un persona condannata in un caso di abusi sessuali su minori. In seguito a questo fatto e ad altre accuse di corruzione verso il governo di Orbán, Magyar – che nel frattempo si era separato da Varga – ha lasciato Fidesz, criticando fortemente la gestione dell’allora primo ministro ungherese. 

Negli ultimi anni Fidesz e Orbán si sono caratterizzati per una linea sempre più anti-europeista ed estremista, opponendosi più volte alle politiche dell’Ue, soprattutto in tema di immigrazione, limitando fortemente il dissenso interno e le manifestazioni pubbliche, e avvicinandosi sempre di più alla Russia di Vladimir Putin. Nel 2021 Fidesz ha abbandonato il gruppo centrista europeo del PPE, di cui faceva parte, per creare poi dopo le elezioni europee del 2024 il nuovo gruppo di destra “Patrioti per l’Europa”, di cui fa parte anche la Lega. Dopo la sua uscita da Fidesz, Magyar ha quindi deciso di aderire a Tisza, che è un partito di centro-destra nato nel 2020 e che fa parte del PPE. Alle elezioni europee del 2024, Magyar è stato poi eletto come parlamentare europeo proprio con Tisza, di cui nel frattempo ne è divenuto anche il leader.

Innovatore, ma non troppo

A differenza di quanto hanno fatto intendere Fratoianni e Schlein, diversi osservatori e fonti stampa internazionali hanno descritto Magyar come un leader di centro-destra, riformista e più filo-europeo di Orbán, ma non progressista. Il fatto che Magyar non sia un leaeder di sinistra è stato messo in evidenza anche da Fratelli d’Italia sui social. In ogni caso, sul sito ufficiale di Tisza, si legge che il partito di Magyar punta a rendere l’Ungheria «un Paese dove non esiste né destra né sinistra», ma «solo gli ungheresi».

Dal punto di vista programmatico, Magyar ha sostenuto di voler riavvicinare l’Ungheria all’Unione europea e alla NATO, ricucire i rapporti con Bruxelles e sbloccare i fondi europei bloccati a causa delle posizioni del precedessore Orbán. Allo stesso tempo, non è un federalista senza riserve e mantiene posizioni più conservatrici di altri leader europeisti su determinati temi, tra cui l’immigrazione. Come il partito di Orbán, anche Tisza si oppone all’idea di redistribuire i migranti arrivati in Europa nei vari Paesi dell’Ue, vuole mantenere la barriera costruita dal governo Orbán al confine meridionale con la Serbia per tenere lontani i migranti illegali, e vuole rivedere i programmi nazionali per l’inclusione di lavoratori stranieri. 

In campo ecomomico, il messaggio di Magyar ruota attorno a lotta alla corruzione, il ripristino dello stato di diritto, il rilancio dei servizi pubblici e il recupero di credibilità verso gli investitori e l’Ue. Nel programma di Tisza c’è anche la possibilità per l’Ungheria di adottare l’euro come moneta nazionale, insieme all’obiettivo di riavvicinare il Paese all’Occidente e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. Oltre alle proposte più di stampo liberale, nel programma del partito di Magyar c’è pure l’idea di introdurre una tassa patrimoniale sui più ricchi, più vicina a posizioni di sinistra. 

Il leader di Tisza ha mantenuto finora posizioni più ambigue sul tema dei diritti LGBT. Secondo alcuni osservatori, Magyar ha evitato di esporsi molto su questo tema, preferendo concentrarsi su corruzione, stato di diritto, sanità e costo della vita, mantenendo una linea prudente e con posizioni non del tutto chiare sul tema. Per esempio, il 28 giugno 2025 Magyar aveva pubblicato un post sui social molto critico nei confronti di Orbán. Nel post Magyar aveva definito «un autogol» il tentativo da parte di Orbán di bloccare «l’evento di oggi», facendo riferimento al Pride che si era tenuto quel giorno a Budapest, ma senza nominarlo esplicitamente.   

Insomma, la vittoria di Magyar alle elezioni politiche ungheresi rappresenta effettivamente una svolta rispetto al governo di Orbán e alle sue posizioni politiche anti-europee e sovraniste. Allo stesso tempo, far passare l’idea che Magyar possa essere un primo passo per la vittoria delle forze progressiste europee e italiane, come hanno suggerito Schlein e Fratoianni, rischia di dare una lettura parziale del risultato delle elezioni ungheresi.

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