Che cosa prevede la nuova strategia italiana sull’Artico

La ricerca scientifica, gli interessi economici e la sicurezza sono al centro del documento presentato dal governo
AFP
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Negli ultimi giorni la Groenlandia è tornata al centro dell’attenzione per le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla possibilità di prendere il controllo dell’isola, che fa parte del Regno di Danimarca. La questione non riguarda solo i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti, ma si inserisce in un contesto più ampio: quello del crescente interesse strategico per l’Artico, legato alle rotte marittime, alle risorse naturali e agli equilibri di sicurezza.

È in questo quadro che va letta anche la posizione dell’Italia. Pur non avendo territori nella regione, il governo rivendica da tempo un coinvolgimento crescente nelle dinamiche artiche. Per questo motivo, il 16 gennaio ha presentato un nuovo documento per definirlo in modo ufficiale, intitolato “La politica artica italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione”. 

«L’Italia non ha mai considerato l’Artico come un’area remota e senza alcun interesse. Al contrario, noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è: una regione strategica, dove si intrecciano economia, ambiente, ricerca, energia e – oggi più che mai – sicurezza e difesa», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una nota. «Ciò che accade nel “Grande Nord” non è qualcosa di distante o che rimane confinato in quella regione del mondo, ma riguarda il futuro di tutti noi, il nostro benessere, la nostra prosperità e la nostra sicurezza».

In sostanza, la strategia prova a spiegare perché l’Artico è diventato rilevante anche per l’Italia e con quali strumenti il governo intende muoversi nella regione, dalla ricerca alla politica estera, dall’economia alla sicurezza. Non tutti, però, ne hanno condiviso l’impostazione: alcune voci critiche hanno contestato soprattutto lo spazio dato agli interessi economici e alla dimensione militare.

Ricerca, affari e diplomazia

Uno dei pilastri del piano resta la ricerca scientifica, che è anche il principale canale attraverso cui l’Italia è presente in Artico da decenni. Non è un dettaglio secondario: proprio il consolidamento delle attività scientifiche è stato alla base dell’ingresso dell’Italia come Stato osservatore nel Consiglio artico nel 2013, l’organismo che riunisce i Paesi artici e coordina la cooperazione sulla regione. Nello stesso periodo è stato creato anche il “Tavolo Artico” al Ministero degli Esteri, un organismo di coordinamento tra ministeri, enti di ricerca e imprese che si riunisce tuttora regolarmente.

Negli anni successivi questo impianto è stato rafforzato. Nel 2018 è stato istituito il Comitato scientifico per l’Artico e il Programma di ricerche in Artico (PRA), finanziato in modo continuativo fino all’attuale triennio 2024-2026. Il governo punta ora ad ampliarne ulteriormente il ruolo, aumentando risorse e infrastrutture per lo studio del clima, dell’ambiente marino, della biodiversità, dell’inquinamento e dei rischi legati alle attività estrattive e alla navigazione, cioè proprio quegli aspetti che rendono la regione sempre più rilevante anche fuori dal Circolo polare.

Accanto alla ricerca, però, il documento riconosce che l’Artico non è più soltanto un laboratorio scientifico. La strategia dedica infatti molto spazio alla dimensione economica, descrivendo la regione come un’area in cui possono aprirsi opportunità per le imprese italiane in settori come infrastrutture, energie rinnovabili, industria della difesa, spazio e satelliti, materie prime critiche e terre rare, biotecnologie, cantieristica ed economia del mare. L’idea è che lo sviluppo economico possa convivere con la tutela ambientale, a patto di rispettare vincoli stringenti e coinvolgere le popolazioni locali e indigene.

Proprio questo passaggio è uno di quelli che ha attirato le osservazioni più critiche. «L’Artico, per noi Verdi, deve diventare un’area demilitarizzata e dichiarata riserva della biosfera, dove va vietato ogni sfruttamento economico che non sia quello delle comunità locali», ha commentato per esempio il coportavoce di Europa Verde Angelo Bonelli.

Questo intreccio tra ricerca, interessi economici e tutela ambientale si colloca anche nella più ampia cornice europea. Un altro punto centrale riguarda infatti il ruolo dell’Unione europea, che l’Italia vorrebbe più presente e attiva nelle politiche artiche, sia perché diversi Stati membri sono Paesi artici, sia perché l’Ue dispone di strumenti economici, ambientali e regolatori in grado di incidere concretamente sulle scelte che riguardano la regione.

Infine, c’è un capitolo dedicato alla divulgazione, segno che il governo considera l’Artico non più un tema per soli specialisti. Tra le iniziative citate c’è l’organizzazione a Roma, il 3 e 4 marzo 2026, dell’Arctic Circle Forum Polar Dialogue, un evento internazionale ospitato dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), pensato per aumentare la visibilità del tema anche presso il grande pubblico.
Pagella Politica

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La questione della sicurezza

Se la prima parte della strategia insiste su cooperazione e sviluppo, la seconda prende atto che l’Artico è diventato anche un nuovo spazio di competizione geopolitica. Il documento collega esplicitamente questo cambiamento all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, alla crescente militarizzazione della fascia artica russa e al rafforzamento del rapporto tra Russia e Cina. A questo si aggiunge l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, che ha modificato gli equilibri militari nel Nord Europa.

È proprio questa saldatura tra sicurezza, interessi economici e presenza internazionale che ha sollevato alcune delle critiche più nette. «Gli appetiti delle aziende italiane per lo sfruttamento delle risorse dell’Artico sembrano essere il motore delle nostre strategie di influenza», ha commentato Alessandro Giannì, responsabile delle campagne di Greenpeace Italia. «Il fatto è che le tensioni nell’Artico rischiano di esplodere e se davvero l’Italia vuole “preservare l’Artico come area di pace e cooperazione”, l’unica soluzione è porre un freno a queste mire rapaci e suicide che rischiano di devastare un ecosistema cruciale per regolare il clima planetario».

In questo scenario l’Italia si definisce uno Stato non artico che non punta a una presenza militare autonoma o permanente nella regione, ma che intende contribuire alle iniziative multilaterali di deterrenza e difesa nel quadro della NATO e dell’Ue. L’impostazione dichiarata è quella di una «sicurezza cooperativa», fondata sul rispetto del diritto internazionale, in particolare della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, e sul riconoscimento della sovranità degli Stati artici.

In concreto, tra gli obiettivi indicati per il medio-lungo periodo ci sono il mantenimento dell’Artico come area di stabilità, il rafforzamento della sicurezza collettiva euro-atlantica, il miglioramento delle capacità italiane di analisi e monitoraggio della regione, la protezione delle attività scientifiche ed economiche, e lo sviluppo di tecnologie utilizzabili sia in ambito civile sia militare in ambienti estremi.

Nel complesso, la strategia presenta l’Artico come una regione sempre meno periferica e sempre più intrecciata con gli equilibri europei e globali. Ed è anche per questo – suggerisce il documento – che l’Italia ha deciso di dotarsi di una linea più chiara: per muoversi in uno spazio che non è più solo geografico, ma politico, economico e strategico, attraverso cooperazione, ricerca, presenza industriale e partecipazione ai meccanismi multilaterali di sicurezza.

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