La redistribuzione delle risorse è un tema da sempre molto caro ai partiti di centrosinistra, soprattutto dopo la crescita delle disuguaglianze che si è registrata a partire dagli anni Ottanta. Anche negli ultimi anni il tema è tornato in auge, sia per l’impatto diseguale che ha avuto la pandemia, sia per l’aumento delle rendite rispetto agli stipendi dei lavoratori.

A novembre, per esempio, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein aveva detto di voler riportare al centro del dibattito «la redistribuzione delle ricchezze, del potere, ma anche del tempo che è diventata una risorsa fondamentale». La redistribuzione delle ricchezze, in questo caso, indica tutte le misure che lo Stato mette in campo attraverso la tassazione e la spesa pubblica per ridurre le disuguaglianze. Un esempio sono le detrazioni fiscali, che forniscono sconti sul pagamento delle tasse a determinate categorie di contribuenti.

Anche i partiti di maggioranza hanno mostrato interesse verso il tema della povertà e delle disuguaglianze, ma spesso preferendo come soluzione l’incentivo al lavoro, con misure come la detassazione. Nel programma della Lega per le elezioni politiche 2022, per esempio, si parla del lavoro come «la vera arma contro la povertà».

Eppure, un nuovo rapporto sulle disuguaglianze pubblicato di recente dal World inequality database – un gruppo di scienziati sociali impegnati nello studio delle diseguaglianze – mostra come le persone molto ricche, miliardari e i multimilionari, continuano a pagare in proporzione meno tasse rispetto ai lavoratori comuni, rendendo di fatto impossibile raggiungere le loro ricchezze. È un problema che riguarda tutte le economie avanzate, Italia compresa, e non ha soluzioni semplici. Il nuovo World inequality report 2026 evidenzia però elementi importanti per contestualizzare il problema e per provare ad affrontarlo. Indossiamo i nostri occhiali da economisti e andiamo a vederli.