Il 18 febbraio, in un video pubblicato sui social network, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato di nuovo alcuni giudici per una «lunga serie di decisioni oggettivamente assurde» che, a suo dire, impedirebbero al governo di «provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa». Già il giorno prima Meloni aveva mosso un’accusa simile, ricostruendo in modo parziale la storia di un migrante che lo Stato dovrà risarcire con 700 euro.
Nel nuovo filmato, la presidente del Consiglio ha citato un altro caso di risarcimento, legato alla vicenda della nave Sea Watch 3. «Vi ricordate Carola Rackete, che nel 2019 speronò una motovedetta della Guardia di finanza per portare con la nave che comandava degli immigrati irregolari in Italia? Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta, perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa, ma oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole», ha dichiarato Meloni. «Hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76 mila euro, sempre degli italiani, la ONG proprietaria della nave capitanata dalla Rackete perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata giustamente trattenuta e posta sotto sequestro».
Nel nuovo filmato, la presidente del Consiglio ha citato un altro caso di risarcimento, legato alla vicenda della nave Sea Watch 3. «Vi ricordate Carola Rackete, che nel 2019 speronò una motovedetta della Guardia di finanza per portare con la nave che comandava degli immigrati irregolari in Italia? Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta, perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa, ma oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole», ha dichiarato Meloni. «Hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76 mila euro, sempre degli italiani, la ONG proprietaria della nave capitanata dalla Rackete perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata giustamente trattenuta e posta sotto sequestro».