«Ho già sonno». È giovedì 23 aprile e il deputato del Partito Democratico Virginio Merola, ex sindaco di Bologna, si aggira di buona mattina per il transatlantico della Camera, in attesa che inizi la seduta che porterà all’approvazione del tanto discusso decreto “Sicurezza” nella giornata di domani. A dirla tutta, però, quello di oggi alla Camera non è stato un inizio di seduta, ma soltanto una ripresa. Perché da ieri sera, intorno alla mezzanotte, la maggioranza di centrodestra ha dato il via alla cosiddetta “seduta fiume”. Nel gergo della Camera, quando inizia la “seduta fiume” significa che l’aula è convocata in maniera permamente fino all’esaurimento della discussione su un provvedimento, senza interruzioni dei lavori, se non per pause tecniche stabilite dalla Presidenza in corso d’opera. Per esempio, per consentire a una certa ora agli inservienti di svolgere le pulizie quotidiane dell’aula. «Dando il via libera alla seduta fiume abbiamo consentito ai deputati di opposizione di fare i loro interventi sul decreto in tutta libertà, fissando allo stesso tempo delle scadenze precise per arrivare al voto finale, che è stato fissato per domani non prima delle 11:30», ha spiegato a Pagella Politica il deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo.
Sul decreto “Sicurezza” i parlamentari dell’opposizione hanno infatti dato vita a una forte attività di ostruzionismo allo scopo di allungare i tempi dei lavori fino al 25 aprile, giorno in cui scade il periodo di 60 giorni per convertire il decreto in legge. «Oggi e stanotte tutti i nostri deputati interverranno a raffica uno dopo l’altro in dichiarazione di voto finale per provare a mettere all’angolo il governo. Sappiamo però che è praticamente impossibile», ha raccontato a Pagella Politica la capogruppo del PD alla Camera Chiara Braga prima della ripresa della seduta.
Sul decreto “Sicurezza” i parlamentari dell’opposizione hanno infatti dato vita a una forte attività di ostruzionismo allo scopo di allungare i tempi dei lavori fino al 25 aprile, giorno in cui scade il periodo di 60 giorni per convertire il decreto in legge. «Oggi e stanotte tutti i nostri deputati interverranno a raffica uno dopo l’altro in dichiarazione di voto finale per provare a mettere all’angolo il governo. Sappiamo però che è praticamente impossibile», ha raccontato a Pagella Politica la capogruppo del PD alla Camera Chiara Braga prima della ripresa della seduta.