Non capita spesso, ma quando capita significa che qualcosa nel procedimento legislativo è andato storto. È quello che sta succedendo in questi giorni al governo con il decreto “Sicurezza”, attualmente all’esame della Camera per la conversione in legge definitiva, prevista entro il 25 aprile.
Lo scorso 17 aprile il Senato aveva approvato una prima volta il testo del decreto-legge, ma nel tardo pomeriggio di lunedì 20 aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano di correggere il decreto “Sicurezza”, in particolare la norma che prevede un premio per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario, e che ha suscitato molte polemiche in questi giorni.
Il governo quindi ha deciso di intervenire con un nuovo decreto-legge per modificare quella parte il decreto “Sicurezza”. Il decreto correttivo sarà approvato dal Consiglio dei ministri nello stesso momento in cui sarà convertito in legge il decreto “Sicurezza”. In questo modo, Mattarella riceverà nello stesso momento la legge di conversione del decreto “Sicurezza” e il decreto-legge che lo corregge, per non far entrare in vigore la norma sugli avvocati così com’era stata pensata in origine.
In casi come questo c’è un paradosso evidente. L’esecutivo si trova a dover approvare d’urgenza un nuovo decreto-legge per evitare che una norma appena varata entri in vigore o produca effetti. Di solito, questo è il segnale che nel testo originario c’era un problema, oppure che qualcosa non è stato valutato bene durante l’iter parlamentare.
Secondo le verifiche di Pagella Politica, su informazioni fornite dalla Camera dei deputati, per quanto possa sembrare un caso eccezionale, in realtà, non è la prima volta che succede. Negli ultimi trent’anni, c’è stato un precedente e risale all’estate del 2009, quando il 3 agosto di quell’anno il quarto governo Berlusconi intervenne con un decreto-legge per correggerne un altro decreto convertito in legge dal Parlamento pochi giorni prima, il 1° agosto. In questo caso, il decreto originario riguardava alcune misure economiche in risposta alla crisi, ma nel giro di pochi giorni l’esecutivo varò un nuovo decreto per correggere alcune disposizioni del testo appena approvato. In pratica, il governo dovette rimettere mano quasi subito a norme appena votate, per evitare che entrassero in vigore nella versione iniziale approvata dal Parlamento. Una curiosità: del quarto governo Berlusconi facevano già parte diversi esponenti dell’attuale governo, tra cui la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’epoca ministra della Gioventù, e il sottosegretario Mantovano, all’epoca sottosegretario al Ministero dell’Interno.
Lo scorso 17 aprile il Senato aveva approvato una prima volta il testo del decreto-legge, ma nel tardo pomeriggio di lunedì 20 aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano di correggere il decreto “Sicurezza”, in particolare la norma che prevede un premio per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario, e che ha suscitato molte polemiche in questi giorni.
Il governo quindi ha deciso di intervenire con un nuovo decreto-legge per modificare quella parte il decreto “Sicurezza”. Il decreto correttivo sarà approvato dal Consiglio dei ministri nello stesso momento in cui sarà convertito in legge il decreto “Sicurezza”. In questo modo, Mattarella riceverà nello stesso momento la legge di conversione del decreto “Sicurezza” e il decreto-legge che lo corregge, per non far entrare in vigore la norma sugli avvocati così com’era stata pensata in origine.
In casi come questo c’è un paradosso evidente. L’esecutivo si trova a dover approvare d’urgenza un nuovo decreto-legge per evitare che una norma appena varata entri in vigore o produca effetti. Di solito, questo è il segnale che nel testo originario c’era un problema, oppure che qualcosa non è stato valutato bene durante l’iter parlamentare.
Secondo le verifiche di Pagella Politica, su informazioni fornite dalla Camera dei deputati, per quanto possa sembrare un caso eccezionale, in realtà, non è la prima volta che succede. Negli ultimi trent’anni, c’è stato un precedente e risale all’estate del 2009, quando il 3 agosto di quell’anno il quarto governo Berlusconi intervenne con un decreto-legge per correggerne un altro decreto convertito in legge dal Parlamento pochi giorni prima, il 1° agosto. In questo caso, il decreto originario riguardava alcune misure economiche in risposta alla crisi, ma nel giro di pochi giorni l’esecutivo varò un nuovo decreto per correggere alcune disposizioni del testo appena approvato. In pratica, il governo dovette rimettere mano quasi subito a norme appena votate, per evitare che entrassero in vigore nella versione iniziale approvata dal Parlamento. Una curiosità: del quarto governo Berlusconi facevano già parte diversi esponenti dell’attuale governo, tra cui la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’epoca ministra della Gioventù, e il sottosegretario Mantovano, all’epoca sottosegretario al Ministero dell’Interno.