Il fact-checking del discorso di Schlein alla Festa dell’Unità

Dall’economia alle questioni sanitarie, abbiamo verificato nove dichiarazioni della segretaria del PD, che in alcuni casi è stata imprecisa o fuorviante
ANSA
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Domenica 14 settembre la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha tenuto un discorso durante la conclusione della Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia.

Nel suo discorso, Schlein ha affrontato diverse questioni, dal tema delle alleanze nel centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche alla politica internazionale. La segretaria del PD ha anche però toccato diverse questioni economiche, dalla crescita del PIL dell’Italia alla povertà, dalla produzione industriale alle risorse per gli affitti. Abbiamo verificato nove dichiarazioni fatte da Schlein, che in alcuni casi è stata imprecisa o fuorviante.

La crescita italiana

«Abbiamo la crescita che rasenta allo zero. Siamo ultimi tra i Paesi del G20 nonostante il contributo del PNRR»

Qui Schlein è imprecisa. Il dato più recente riguardo la crescita del Prodotto interno lordo (PIL) dell’Italia è stato pubblicato da ISTAT lo scorso 1° settembre ed è relativo al secondo trimestre del 2026, ossia da aprile a giugno. Secondo questi dati, nel secondo trimestre di quest’anno il PIL italiano è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1 per cento rispetto al secondo trimestre 2025. Dunque è vero, se si guarda la crescita rispetto allo scorso trimestre, che il PIL italiano cresce piuttosto lentamente. Ma il confronto fatto da Schlein con i Paesi del G20 non regge. Per verificare questo confronto i dati più aggiornati da prendere in considerazione sono quelli pubblicati dall’OCSE a giugno e relativi al primo trimestre di quest’anno. 

In quel trimestre la crescita italiana era sempre vicina allo zero, ma diversi Paesi del G20 facevano peggio. Per esempio il Canada non era cresciuto affatto, la Francia aveva registrato un -0,1 per cento, il Messico -0,6 per cento e l’Arabia Saudita -1,2 per cento.

Il calo della produzione industriale

«Abbiamo un calo della produzione industriale che va avanti da tre anni quasi consecutivi»

Qui Schlein ha invece ragione. I dati ISTAT più aggiornati mostrano una fase di debolezza industriale dell’Italia molto prolungata. Su base annua, la produzione industriale italiana è diminuita (tabella 1) del 2 per cento nel 2023 rispetto al 2022; nel 2024 è scesa del 4 per cento rispetto al 2023, mentre nel 2025 dello 0,3 per cento rispetto al 2024. 

Il «quasi consecutivi» di Schlein fa riferimento al fatto che, in questi ultimi tre anni, su base mensile non sempre c’è stata una diminuzione costante della produzione industriale. Per esempio a luglio 2026 l’indice della produzione industriale italiano è aumentato dello 0,7 per cento rispetto a giugno, mentre a giugno era calato dell’1,1 per cento rispetto a maggio.

I dati sulla povertà assoluta

«Nella serie storica non è mai stata così alta la povertà assoluta, che colpisce quasi il 10 per cento delle famiglie italiane»

Anche in questo caso la segretaria del PD ha sostanzialmente ragione, sebbene vada fatta qualche precisazione. 

Innanzitutto la povertà assoluta è definita da Istat come la condizione per cui la spesa mensile di una famiglia è «inferiore al valore della soglia di povertà assoluta (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per regione e per tipo di comune di residenza)». Una famiglia in questa condizione non ha a disposizione abbastanza denaro per acquistare beni che consideriamo essenziali. La soglia è differenziata a seconda di dove si vive: chi abita a Milano e guadagna il doppio di una persona povera in una piccola città del Sud, si potrebbe comunque trovare in condizione di povertà assoluta, dato che i prezzi (e quindi le soglie) variano in base al territorio. Secondo i dati più aggiornati di Istat, pubblicati nel Rapporto annuale 2026, nel 2024 gli italiani in povertà assoluta erano 5,7 milioni, pari al 9,8 per cento del totale, mentre le famiglie in povertà assoluta erano 2,2 milioni, ossia l’8,4 per cento. I dati sono in linea con la percentuale citata da Schlein. 

Come abbiamo spiegato nella nostra newsletter sull’economia Conti in tasca, è vero che in questi anni la povertà assoluta è in continuo aumento e ha raggiunto valori mai registrati prima. Allo stesso tempo, è calato invece il rischio di povertà o esclusione sociale (dal 23,1 al 22,6 per cento tra il 2024 e il 2025), sebbene vada detto che la quota di persone in questa condizione è in calo fin dal 2015 (a eccezione della pandemia). Il rischio di povertà indica le persone o le famiglie che hanno un reddito inferiore al 60 per cento di quello mediano (quello percepito da chi si trova a metà della distribuzione: il 50 per cento ha un reddito più alto di quello mediano, l’altra metà più basso). Se abbiamo un reddito inferiore al 60 per cento della mediana e viviamo in un piccolo comune, potremmo rimanere intrappolati in questa condizione perché non abbiamo abbastanza soldi per comprare un’auto e lavorare in una città vicina, perdendo opportunità di salari più alti. Il rischio di esclusione sociale, invece, riguarda aspetti “superflui” della vita quotidiana, ma ordinari per una famiglia che non si trova in difficoltà. Per trovarsi in questa condizione, occorre sperimentare almeno sette dei tredici segnali di deprivazione materiale e sociale, tra cui l’incapacità di affrontare una spesa imprevista, la mancanza di risorse per andare in vacanza, e così via.

Rinuncia alle cure e liste d’attesa

«Un altro record è quello di 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere»

Secondo i dati più recenti pubblicati da ISTAT, nel 2024, circa una persona su dieci (9,9 per cento) ha riferito di avere rinunciato negli ultimi 12 mesi a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle lunghe liste di attesa (6,8 per cento della popolazione) e per la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie (5,3 per cento). Nel complesso, se si considera che nel 2024 la popolazione italiana era pari a circa 58,9 milioni, vuol dire che le persone che rinunciano a visite mediche ed esami specialistici sono circa 5,8 milioni, un dato in linea con quello citato da Schlein.

Il costo dell’energia

«[Per abbassare il costo dell’energia] bisogna scollegare il costo dell’energia elettrica da quello del gas, bisogna semplificare e accelerare la produzione di energia rinnovabile, come hanno fatto in Spagna e Portogallo»

Come abbiamo spiegato in un’altra occasione, qui Schlein sbaglia sul confronto con Spagna e Portogallo. Semplificando un po’, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è fissato dalla fonte di energia più costosa necessaria per coprire la domanda (spesso il gas), quindi tutti pagano quel prezzo. “Disaccoppiare” vorrebbe dire cambiare le regole così che il prezzo della corrente non dipenda più dal gas. Dopo l’approvazione della Commissione europea, Spagna e Portogallo hanno applicato nel 2022 la cosiddetta “eccezione iberica”, un tetto al prezzo del gas usato dalle centrali che ha attenuato il legame tra gas ed elettricità nel mercato all’ingrosso, ma non un disaccoppiamento strutturale. La misura era temporanea e non è più in vigore dal 1° gennaio 2024.

Giovani ed emigrazione

«L’emigrazione di 192 mila giovani negli ultimi quattro anni, tra il 2019 e il 2023 e ancora successivamente»

Con tutta probabilità, Schlein ha fatto riferimento al rapporto pubblicato da Istat a giugno 2025 sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente relativo al 2023 e al 2024. In questo rapporto, si legge che «tra il 2019 e il 2023 sono espatriati dall’Italia 192 mila italiani di età compresa tra 25 e 34 anni». Tuttavia, Istat ha segnalato che nello stesso periodo di tempo «ne sono rientrati 73 mila», dunque la perdita netta sarebbe di 119 mila giovani italiani per il nostro Paese in quattro anni. L’Istat ha precisato comunque che l’Italia rimane allo stesso tempo attrattiva per gli stranieri. Nei quattro anni considerati da Schlein si sono infatti trasferiti nel nostro Paese circa 348 mila giovani stranieri che – si legge nel rapporto – sono «un fattore chiave nel contenere gli effetti del declino demografico, il saldo complessivo per questa fascia di età si traduce in un guadagno di popolazione giovane e attiva pari a +229 mila unità».

Reati e sicurezza

«Se i reati sono aumentati nel ‘23 e nel ‘24 evidentemente qualcosa non ha funzionato»

Schlein ha ragione. Secondo la più recente Relazione al Parlamento del Ministero dell’Interno sull’attività delle forze di polizia relativa all’anno 2024, due anni fa si erano registrati in Italia circa 2,3 milioni di delitti di vario genere, in aumento costante dal 2021, ma meno se si guarda alla situazione di dieci anni fa, quando erano stati circa 2,7 milioni. Su questo confronto va comunque precisato che l’aumento tra il 2023 e il 2024 non ha riguardato tutti i reati.
Numero di delitti commessi in Italia tra il 2015 e il 2024 – Fonte: Relazione del Ministero dell’Interno sull’attività delle forze di polizia 2024
Numero di delitti commessi in Italia tra il 2015 e il 2024 – Fonte: Relazione del Ministero dell’Interno sull’attività delle forze di polizia 2024
L’aumento dei reati è stato riscontrato, in particolare, per quanto riguarda lo sfruttamento della prostituzione e la pornografia minorile (+9,8 per cento), l’usura (+9,7 per cento) e le violenze sessuali (+7,5 per cento, mentre sono in calo reati come il contrabbando (-37,6 per cento), le truffe e frodi informatiche (-6,5 per cento).

Il fondo affitto

«Reintrodurre quel fondo affitto che Meloni e Salvini hanno cancellato appena arrivati»

Qui Schlein non la racconta tutta. Come abbiamo spiegato in un’altra occasione, con la legge di Bilancio per il 2023 il governo Meloni non ha rifinanziato il fondo “Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione”, creato nel 1998 dal governo guidato da Massimo D’Alema, all’epoca presidente dei Democratici di sinistra, per aiutare le persone a pagare l’affitto. Questo non vuol dire però che il fondo sia stato cancellato. Il mancato rifinanziamento del fondo rientrava nelle previsioni sia del secondo governo Conte sia del governo Draghi e già in passato, in almeno cinque casi, non è stato rifinanziato. Anzi, dopo tre anni, a partire dal 2026 il governo Meloni ha ripreso a finanziare il fondo per gli affitti.

Secondo il più recente stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il governo ha previsto di rifinanziare il fondo con 20 milioni di euro per ognuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Quindi il fondo per gli affitti non è stato cancellato dal governo Meloni, che anzi lo ha ripreso nel 2026, sebbene con cifre molto più basse, visto che l’ultimo finanziamento da parte del governo Draghi per l’anno 2022 era pari a 330 milioni di euro,

Gli stipendi degli insegnanti

«I nostri insegnanti sono tra i meno pagati d’Europa»

Schlein ha ragione. Secondo l’ultima edizione di Education at a Glance dell’OCSE, riferita ai dati del 2024, in Italia la retribuzione effettiva degli insegnanti della scuola primaria era circa il 33 per cento più bassa rispetto a quella dei lavoratori a tempo pieno con un titolo di studio universitario. Lo stesso rapporto segnala che tra il 2015 e il 2024 gli stipendi reali degli insegnanti italiani della primaria, cioè corretti per l’inflazione, sono diminuiti del 4,4 per cento, mentre nella media OCSE sono cresciuti del 14,6 per cento.

 

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