Schlein esagera i consensi del centrosinistra dopo il referendum

Secondo la segretaria del PD, gli oltre 14 milioni di voti per il No dimostrano che esiste «una maggioranza diversa da quella in carica», ma è una conclusione che rischia di essere fuorviante
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Il 24 marzo, in un’intervista con la Repubblica, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha commentato il risultato del referendum sulla giustizia, dove si è registrata la vittoria del No. Schlein ha detto che la bocciatura della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati è «un forte messaggio politico» al governo Meloni, e che le «oltre 14 milioni di persone che hanno votato no, 5 milioni in più di quelle che avevano scelto PD, M5S e AVS alle Europee, dimostrano che esiste una maggioranza diversa da quella in carica». Insomma, Schlein ha lasciato intendere come la vittoria del No al referendum indichi un aumento dei consensi ai partiti di centrosinistra rispetto alle scorse elezioni europee e la presenza di una maggioranza alternativa a quella di centrodestra che sostiene il governo Meloni. 

Ma è davvero così? Al netto delle legittime valutazioni politiche, il ragionamento fatto da Schlein è esagerato e rischia di essere fuorviante per una serie di motivi.

I risultati del referendum e delle europee

Prima di entrare nei problemi delle dichiarazioni di Schlein, vediamo in breve quali sono stati i risultati del referendum sulla giustizia e quali sono stati i consensi dei partiti alle elezioni europee del 2024. 

Al referendum sulla giustizia i voti per il No sono stati circa 14,5 milioni, pari al 53,7 per cento, mentre quelli per il Sì sono stati 12,5 milioni, ossia il 46,3 per cento. 

Alle europee del 2024, dove non sono previste le coalizioni e ogni partito corre da solo, il partito più votato è stato Fratelli d’Italia con il 28,8 per cento dei consensi, pari a circa 6,7 milioni di voti. Il PD è arrivato secondo con il 24,1 per cento (5,6 milioni di voti), mentre il Movimento 5 Stelle è arrivato terzo con poco meno del 10 per cento (2,4 milioni). Al quarto posto è invece arrivata la lista formata da Forza Italia e Noi Moderati con il 9,6 per cento (2,2 milioni di voti), seguita dalla Lega con l’8,9 per cento (2,1 milioni) e da Alleanza Verdi-Sinistra con il 6,8 per cento (1,6 milioni). 

Se considerassimo il voto per coalizioni, alle scorse europee la coalizione che sostiene il governo Meloni, formata da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati ha ottenuto il 47,3 per cento, pari a circa 11 milioni di voti. I partiti di centrosinistra, ossia PD, Movimento 5 Stelle e AVS, invece hanno preso insieme circa il 41 per cento, pari a 9,6 milioni di voti, che salgono al 44,7 per cento (10,5 milioni di voti) se si contano anche quelli della lista “Stati Uniti d’Europa”, forma da Italia Viva e Più Europa, anche loro al momento nella coalizione di centrosinistra. A spanne quindi è vero come dice Schlein che i 14,5 milioni voti per il No al referendum sono stati circa 5 milioni in più rispetto ai voti ottenuti da PD, Movimento 5 Stelle e AVS alle scorse elezioni europee.

Un confronto problematico

È fuorviante però sostenere, come fa la segretaria del PD, che i voti per il No al referendum dimostrino l’esistenza di una maggioranza diversa da quella in carica e che questi possano tramutarsi automaticamente in consensi per i partiti di centrosinistra. 

I motivi sono principalmente due. Il primo riguarda il tipo di tornate elettorali messe a confronto da Schlein: le elezioni europee sono diverse rispetto a un referendum. Alle elezioni europee, così come alle politiche, gli elettori sono chiamati a esprimere la loro preferenza diretta su liste e partiti, mentre in un referendum si esprimono su questioni e argomenti più ampi, che spesso vanno al di là delle appartenenze politiche. Per questo, in un referendum, diversi elettori di uno schieramento o dell’altro potrebbero votare contro la linea del proprio partito, a secondo dell’opinione che si sono fatti sull’argomento del referendum. Questo sembra essersi verificato anche in occasione del referendum sulla giustizia, come confermato dalle indagini statistiche condotte nelle ultime ore da diverse agenzie di sondaggi. 

Per esempio, secondo YouTrend avrebbe votato No il 5 per cento degli elettori di Fratelli d’Italia, il 14 per cento di quelli della Lega e il 16 per cento di quelli di Forza Italia e Noi Moderati. Questo non significa però necessariamente che queste persone abbiano deciso di votare No perché sono pronte a votare per il centrosinistra alle prossime elezioni, ma perché magari non sono state del tutto convinte della riforma della giustizia proposta dai partiti di governo. 

Per contro, lo stesso discorso può essere fatto per i partiti di opposizione. Secondo il consorzio Opinio, il 9,6 per cento degli elettori del PD avrebbe votato per il Sì, dunque contro l’indicazione del proprio partito. Nel Movimento 5 Stelle i Sì sarebbero stati invece il 13 per cento degli elettori, mentre tra quelli di AVS circa il 7 per cento. Anche in questo caso, il voto di queste persone non indica necessariamente che abbiano cambiato orientamento politico e che voteranno per il centrodestra alle prossime elezioni.

Il consenso ai partiti

Il secondo motivo per cui il ragionamento di Schlein rischia di essere fuorviante riguarda più nello specifico i consensi ai partiti, che rispecchiano ancora una situazione di vantaggio per quelli che sostengono il governo Meloni.

Secondo la media più recente dei sondaggi, frutto delle rielaborazioni di Pagella Politica e sondaggi Bidimedia, alla fine di febbraio la coalizione di centrodestra era al 45,7 per cento e superava la coalizione di centrosinistra di circa un punto (44,7 per cento), considerando nella coalizione anche Italia Viva e Più Europa, ed escludendo invece quelli di Azione, che al momento ha scelto di non far parte del centrosinistra. Questi consensi sono confermati anche dai sondaggi più recenti. Per esempio, secondo un sondaggio pubblicato dall’istituto Eumetra il 20 marzo, i partiti di centrodestra avrebbero il 44,7 per cento dei consensi, mentre PD, Movimento 5 Stelle e AVS avrebbero insieme il 40,3 per cento, che salirebbe al 44,1 considerando anche Italia Viva e Più Europa.  

Nonostante un lieve avvicinamento rispetto alle europee tra i partiti di centrodestra e quelli di centrosinistra, le opposizioni unite non avrebbero ancora superato i partiti che sostengono il governo Meloni. Lasciare intendere, come ha fatto Schlein, che i voti per il No al referendum possano costituire una maggioranza alternativa rispetto a quella espressa al momento dai partiti di centrodestra è una speranza politica e non un dato di fatto, perché la segretaria del PD ha messo a confronto tornate elettorali diverse tra loro, ossia un referendum e le elezioni europee, i cui risultati possono difficilmente essere paragonati.

La dichiarazione

«Le oltre 14 milioni di persone che hanno votato no, 5 milioni in più di quelle che avevano scelto PD, M5S e AVS alle Europee, dimostrano che esiste una maggioranza diversa da quella in carica»

Pagella Politica

Elly Schlein

Partito Democratico

la Repubblica
24/03/2026
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