I risultati del referendum sulla giustizia in due grafici e due mappe

Dove si è votato di più, dove di meno, e altri numeri sulla vittoria del No alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati
Ansa
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Domenica 22 e lunedì 23 marzo si è tenuto il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura voluta dal governo Meloni, che però non entrerà in vigore perché è stata bocciata dagli elettori.

I voti contrari al referendum costituzionale per la riforma della magistratura hanno prevalso con il 53,7 per cento dei consensi contro il 46,3 per cento dei favorevoli, con un’affluenza finale del 58,9 per cento. Con questo voto quindi la Costituzione rimane così com’è e la riforma voluta dalla presidente del Consiglio Giorgio Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio non è passata. 

La vittoria del No e l’affluenza sono state sensibilmente maggiori di quello che prevedevano i sondaggi, che invece stimavano un testa a testa e un partecipazione tra il 45 e 50 per cento di votanti. 

I risultati per regione

A livello regionale, il No ha vinto in 17 regioni su 20. Le uniche tre in cui ha prevalso il Sì sono state il Veneto (58,4 per cento), il Friuli-Venezia Giulia (54,5 per cento) e la Lombardia (53,7 per cento). Il No è andato meglio in Campania, dove ha raggiunto il 65,3 per cento, seguita dalla Sicilia (61 per cento) e dalla Basilicata (60 per cento). Tra le regioni del Centro, in Toscana il No ha registrato il 58,1 per cento, mentre in Emilia-Romagna il 57,2 per cento. Risultati più equilibrati si sono osservati in Trentino-Alto Adige, dove il No ha prevalso con il 50,7 per cento, in Umbria (51,7 per cento), in Abruzzo e in Valle d’Aosta (entrambe al 51,8 per cento). 

Nel complesso, il No ha ottenuto i margini più ampi di vittoria nel Mezzogiorno e nelle regioni tradizionalmente più orientate verso il centrosinistra, mentre i risultati migliori del Sì sono arrivati nelle regioni dove il centrodestra è più forte.
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Il dato sulle province

A livello provinciale, il No ha vinto in 72 province su 110. La provincia dove il Sì è andato meglio è stata Sondrio, con il 62,9 per cento, seguita da Verona (62 per cento), Treviso (60,4 per cento), Bergamo (60,1 per cento), Vicenza e Rovigo (59,6 per cento) e Brescia (59,5 per cento). Il Sì ha prevalso nettamente anche a Padova, con il 55,8 per cento, e a Venezia con il 53,7 per cento. 

La provincia con la percentuale più alta di No è stata invece Napoli, dove i voti contrari hanno raggiunto il 71,5 per cento, il dato più alto in Italia. Percentuali molto elevate per il No si sono registrate anche a Palermo (65,1 per cento), Firenze (65 per cento), Bologna (63,5 per cento) e Genova (61,2 per cento).

Tra le altre grandi province, il No ha prevalso nettamente a Torino (59,7 per cento), Roma (57,5 per cento) e Bari (60,2 per cento), mentre a Milano il margine è stato più contenuto, con il No al 53,7 per cento. In controtendenza rispetto al resto del Mezzogiorno, a Reggio Calabria il Sì ha ottenuto il 53,1 per cento. Tra le province più in bilico, a Isernia il Sì si è fermato al 49,5 per cento, mentre a Fermo e Ferrara ha prevalso di misura, appena sopra il 50 per cento.
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L’affluenza finale

L’affluenza è stata un elemento centrale di questo referendum. Sin dal primo dato delle 12 di domenica era chiaro che la partecipazione sarebbe stata superiore alle aspettative, e un’affluenza più alta ha aumentato il peso politico del risultato. A livello nazionale ha votato il 58,9 per cento degli aventi diritto, un dato sensibilmente più alto rispetto alle previsioni, che stimavano tra il 45 e il 50 per cento di votanti.

L’affluenza ha superato il 60 per cento in undici regioni. L’affluenza più alta si è registrata in Emilia-Romagna con il 66,7 per cento, seguita dalla Toscana con il 66,3 per cento, dall’Umbria con il 65,1 per cento. Più indietro ci sono le Marche e la Lombardia con il 63,8 per cento, e il Veneto con il 63,5 per cento. In Piemonte l’affluenza è stata del 62,6 per cento, in Liguria del 62,2 per cento, nel Lazio e in Friuli-Venezia Giulia del 61,7 per cento, mentre in Abruzzo del 60,5 per cento. L’affluenza non ha superato il 50 per cento soltanto in due regioni: la Sicilia, dove si è fermata al 46,1 per cento, e la Calabria, con il 48,4 per cento. Tra le regioni con la partecipazione più bassa, ma comunque sopra la soglia del 50 per cento, ci sono la Campania (50,4 per cento), la Puglia (52 per cento), il Trentino-Alto Adige (52,5 per cento), la Sardegna (52,9 per cento) e la Basilicata (53,3 per cento). Si tratta in gran parte di regioni del Mezzogiorno, da dove proviene la maggior parte degli elettori “fuorisede”, per i quali è più difficile fare ritorno alla propria residenza per votare. Tra le regioni con meno affluenza c’è poi anche il Trentino-Alto Adige, dove la bassa partecipazione è in gran parte dovuta alla Provincia autonoma di Bolzano: qui l’affluenza si è fermata al 35,7 per cento, il dato più basso d’Italia, probabilmente a causa del maggiore peso della politica locale e del fatto che il principale partito regionalista, la Südtiroler Volkspartei (SVP) si è espresso tardi sul referendum.

A livello provinciale, la partecipazione più alta si è registrata a Firenze con il 69,4 per cento, seguita da Bologna (67,4 per cento) e da Modena e Siena (66,7 per cento). Tra le grandi province, a Milano ha votato il 62,4 per cento, a Genova il 62,9 per cento, a Torino il 61,5 per cento e a Roma il 59,8 per cento. All’opposto, a Napoli l’affluenza si è fermata al 48 per cento e a Palermo al 43,7 per cento.

La maggiore partecipazione del Nord rispetto al Sud è un dato strutturale, ma in questa occasione l’affluenza nel Mezzogiorno è stata più alta delle attese. Unita a una netta vittoria del No, la partecipazione del Sud ha avuto un peso sul risultato finale più significativo di quanto ci si aspettasse inizialmente.

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