Salvini ha violato il silenzio elettorale?

Il giorno prima del referendum ha pubblicato un post a favore del Sì, sfruttando le lacune di una legge ormai vecchia e fuori contesto
ANSA
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In queste ore in cui gli italiani sono chiamati ai seggi per il referendum sulla giustizia, sta facendo discutere la scelta del segretario della Lega Matteo Salvini di pubblicare un appello al voto sui social nella giornata di sabato 21 marzo, giorno in cui è scattato il cosiddetto “silenzio elettorale”. Il silenzio elettorale inizia dalla mezzanotte del giorno precedente una tornata elettorale e dura fino alla chiusura dei seggi. In questo arco di tempo, i politici non possono fare campagna elettorale: non può essere organizzato nessun comizio, non possono essere pubblicati annunci o interviste in tv, ed è vietata l’affissione di manifesti di propaganda.

Nonostante il silenzio elettorale, Salvini ha continuato a fare campagna sui social. E il 21 marzo ha per l’appunto pubblicato un post molto semplice con una immagine con la parola “Sì” corredata da una didascalia identica.
Diverse persone nei commenti hanno criticato il post del leader della Lega, accusandolo di aver violato il silenzio elettorale sui social, e il fatto è stato poi riportato da diverse fonti stampa. In risposta alle critiche, la Lega ha postato sui social un passaggio di un nostro precedente articolo sulla questione (senza citarci), in cui spieghiamo come effettivamente le norme attualmente in vigore sul silenzio elettorale non riguardino per nulla la propaganda sui social network, generando un vuoto nella legislazione e incertezza. Il silenzio elettorale è stato introdotto per legge nel 1956, ossia settant’anni fa, quando internet e i social-network ancora non esistevano. Negli anni però la normativa sul silenzio elettorale non è mai stata aggiornata, nonostante alcuni tentativi, e così la legge in vigore è del tutto fuori contesto rispetto alla situazione attuale, dove le campagne elettorali e la comunicazione politica si fanno soprattutto sui social.

Dal punto di vista della legge, Salvini non ha violato il silenzio elettorale sui social, perché sulla carta non è previsto. Tuttavia, negli anni si è consolidata la prassi per cui dal giorno precedente l’inizio delle votazioni fino alla chiusura dei seggi i politici interrompono la loro campagna elettorale sui social. Da questo punto vista, Salvini ha sostanzialmente violato una prassi di correttezza politica tra avversari.

Il leader della Lega è stato l’unico caso di politico di primo piano a violare apertamente la prassi. In queste ore comunque diversi rappresentanti del fronte del Sì, tra politici e comitati, stanno aggirando la prassi del silenzio elettorale sui social, pubblicando post a favore della riforma della giustizia “mascherando” l’invito al voto con giochi di parole. Per esempio, il 22 marzo il presidente del Senato Ignazio La Russa, esponente di punta Fratelli d’Italia, ha pubblicato una propria foto al seggio, con sopra la didascalia “Sì, ho votato”. La Russa non sembra aver solo comunicato il fatto di aver votato, ma anche un’implicita dichiarazione di voto per il Sì.
Altri politici e comitati del Sì hanno utilizzato invece giochi di parole più platealmente a favore del Sì. Per esempio, il comitato “Cittadini per il Sì”, vicino a Forza Italia ha pubblicato immagini su Instagram con didascalie come “Prima di recarSì al seggio assicurarSì di avere la tessera elettorale”, “domenica e lunedì Sì vota”.
La stessa Lega il 22 marzo, primo giorno di votazioni, ha pubblicato sui social un post in cui ha ricordato ai suoi follower l’appuntamento referendario, con un evidente invito a votare sì, come si vede dall’immagine qui sotto.
Sui social quindi il silenzio elettorale è soltanto una prassi e non una regola vera e propria, e difficilmente può portare a sanzioni per chi la trasgredisce. In passato anche nelle tv, nei giornali e sugli altri mezzi di informazione tradizionali il silenzio elettorale è stato violato senza però incorrere in nessuna sanzione, sebbene la legge preveda pene che vanno da una multa di circa 100 euro fino alla detenzione di un anno.

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