La riforma del fisco si è bloccata

L’esame del disegno di legge, uno dei più importanti nell’agenda del governo, è stato fermato dopo uno scontro tra i partiti in Commissione Finanze alla Camera
Un’immagine dello scontro in Commissione Finanze della Camera
Un’immagine dello scontro in Commissione Finanze della Camera
Nella serata del 6 aprile i membri della Commissione Finanze della Camera si sono scontrati durante l’esame del disegno di legge delega sulla riforma fiscale, con cui il governo guidato da Mario Draghi ha chiesto al Parlamento i poteri per riformare, tra le altre cose, imposte come l’Irpef e l’Iva, e per aggiornare il catasto.

Durante la discussione di un emendamento presentato dalla Lega, sull’esenzione dell’Imu per alcune tipologie di immobili, il presidente della commissione Luigi Marattin (Italia viva) è stato aggredito verbalmente da alcuni parlamentari, mentre l’ex membro del Movimento 5 stelle Alessio Villarosa, ora deputato del gruppo Misto, ha gettato a terra il microfono di Marattin, la campanella usata per richiamare i membri della commissione e un fascicolo con alcuni fogli.
A causa delle forti tensioni, Marattin ha così deciso di sospendere la seduta e di annullare quelle previste nei prossimi giorni, chiedendo al governo di intervenire per trovare una soluzione. Al momento, dunque, la riforma del fisco si è fermata, dopo settimane di discussioni, che hanno causato in diverse occasioni divisioni all’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo, in particolare sul catasto.

Come si è arrivati a questo punto

Il disegno di legge delega per la riforma fiscale è stato approvato dal Consiglio dei ministri oltre sei mesi fa, il 5 ottobre 2021, ed è stato presentato alla Camera il 29 ottobre. Il compito del Parlamento è quello di discutere e votare eventuali modifiche alla legge delega presentata dal governo: una volta che il testo sarà approvato sia dalla Camera che dal Senato, il governo potrà iniziare a riformare il fisco, tramite l’emanazione dei cosiddetti “decreti legislativi”.

L’esame della riforma fiscale in Commissione Finanze della Camera è iniziata il 1° dicembre e nel corso delle settimane successive è apparso subito evidente come i partiti che sostengono il governo fossero divisi su molti punti della proposta approvata dal Consiglio dei ministri. Dopo una sospensione dei lavori alla fine di gennaio, per la rielezione alla Presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella, i lavori in commissione sono ripresi, con molte difficoltà. Il 4 marzo, per esempio, un emendamento presentato dal centrodestra contro la revisione del catasto, votato dal centrodestra unito, ossia da Lega e Forza Italia, che sono al governo, e da Fratelli d’Italia, che è all’opposizione, non è passato per un solo voto. Questa è stata l’ennesima prova che i rapporti di forza in commissione non rispecchiano un’unità di intenti tra i partiti che appoggiano il governo Draghi. Una cosa simile è successa nella serata del 6 aprile, quando il voto su un emendamento presentato dalla Lega è finito in parità, grazie al voto compatto del centrodestra.

Come si legge nel resoconto della seduta in Commissione Finanze del 6 aprile, Marattin, «prendendo atto della situazione politica che si è creata», ha deciso di annullare «le sedute già fissate per il proseguimento dell’esame» della riforma fiscale, «assumendo tutta la responsabilità di tale decisione». Marattin ha poi segnalato di «aver avvertito il governo della situazione determinatasi», chiedendo «un chiarimento politico, che potrà avere luogo già a partire dai prossimi giorni».

Che cosa succede ora

In una nota, la presidenza del Consiglio ha subito anticipato che la prossima settimana sono previsti incontri con i leader di partito di Lega e Forza Italia, ossia Matteo Salvini e Antonio Tajani, per trovare una soluzione e sbloccare la ripresa dell’esame del testo. Secondo fonti stampa, Lega e Forza Italia chiederanno a Draghi di scongiurare un aumento delle imposte, che il governo ha più volte smentito negli ultimi mesi. Vedremo nei prossimi giorni se l’esecutivo scenderà a ulteriori compromessi, oppure no.

Intanto all’opposizione, Fratelli d’Italia ha ribadito la sua contrarietà alla riforma. «Lo spettacolo pietoso messo in scena ieri dalla maggioranza in Commissione Finanze alla Camera sulla delega fiscale conferma quello che Fratelli d’Italia sostiene fin dalla nascita di questo governo: non è possibile mettere insieme partiti che la pensano in maniera diametralmente opposta tra loro e pensare di poter dare risposte coerenti ai cittadini», ha commentato in una nota la presidente di Fdi Giorgia Meloni. 

Ricordiamo che la riforma del fisco non rientra tra quelle necessarie da approvare per ricevere i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), finanziato con risorse europee per far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19. La riforma è stata comunque promessa dal governo Draghi nel Pnrr, come riforma di accompagnamento al piano, e un suo eventuale accantonamento si tradurrebbe molto probabilmente in una crisi di governo.
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