No, sui rave l’Italia non si è «allineata» agli altri Paesi europei

Il decreto approvato dal governo Meloni contiene norme più severe di quelle in vigore in Francia, Regno Unito, Germania e Spagna
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Negli ultimi giorni sta facendo molto discutere il primo decreto-legge del governo Meloni, approvato il 31 ottobre, che, tra le altre cose, ha introdotto un nuovo reato contro chi organizza e partecipa ai rave party illegali. I trasgressori rischiano di essere puniti con una multa da mille a 10 mila euro e dai tre ai sei anni di reclusione. Il 1° novembre, in un’intervista con il Corriere della Sera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che l’obiettivo di questa norma è quella di «allineare» l’Italia «alla legislazione degli altri Paesi europei». In passato, anche l’ex ministra dell’Interno Luciana Lamorgese aveva detto che fuori dall’Italia le regole contro i rave party sono «più severe».

Le cose però non stanno così: in base alle verifiche di Pagella Politica, nessuno degli altri quattro grandi Paesi europei (Francia, Regno Unito, Germania e Spagna) prevede pene così dure come quelle introdotte dal governo Meloni. Nei Paesi dove ci sono norme specifiche contro i rave, queste sono inoltre più dettagliate e precise rispetto a quelle presenti nel decreto-legge appena approvato dal governo italiano.

Che cosa dice il nuovo decreto

Prima del nuovo decreto, in Italia non c’era una legge specifica per contrastare l’organizzazione dei rave party. Questo, però, non vuol dire che questi raduni non potessero essere sgomberati, come ha mostrato anche il recente caso del rave di Modena, sospeso prima dell’approvazione del nuovo decreto. Agli organizzatori di questi eventi erano spesso imputati reati come la violazione di proprietà privata o l’invasione di terreni o edifici.

Ogni anno decine di rave party non autorizzati sono stati organizzati in Italia, ma il tema è diventato di primo piano a partire dallo scoppio della pandemia di Covid-19, quando nonostante le restrizioni in atto, nel 2021, prima a Viterbo e poi a Torino, furono organizzati (e sgomberati) due rave party con migliaia di partecipanti.

Il decreto-legge approvato il 31 ottobre dal governo Meloni ha introdotto nel codice penale l’articolo 434-bis, intitolato: “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. «Chiunque organizza o promuove l’invasione», che deve essere commessa da più di 50 persone, «è punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro mille a euro 10 mila», spiega il testo. La pena è diminuita per chi partecipa all’«invasione» e le autorità sono autorizzate a sequestrare l’eventuale strumentazione utilizzata da chi commette il reato.

La parola “rave” non compare mai nel testo, che nelle ultime ore è stato criticato da più parti per la sua vaghezza, potendosi applicare ad altri tipi di manifestazioni. Non è chiaro, per esempio, che cosa si intenda per «pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica», espressione che, secondo alcuni, lascerebbe ampio margine di discrezionalità ai giudici. Nell’intervista con il Corriere della Sera, il ministro Piantedosi ha escluso questa ipotesi, ricordando che entro 60 giorni il decreto andrà convertito in legge dal Parlamento, che potrà introdurre eventuali modifiche al testo.

I rave party non si tengono però solo in Italia: basta scorrere le fonti stampa degli altri Paesi per trovare casi recenti in Francia o in Spagna. Ma è vero, come detto da Piantedosi, che le nuove regole allineano l’Italia agli altri Paesi europei? Se si considerano gli altri quattro grandi Paesi europei (Francia, Regno Unito, Germania e Spagna), la risposta è no.  

Le regole in Francia

Come confermato a Pagella Politica dai fact-checker di Les Surligneurs, un progetto di verifica delle informazioni specializzato in ambito legale, in Francia sono in vigore alcune leggi specifiche per i «raduni esclusivamente festivi a carattere musicale». Nella sezione dedicata alle «manifestazioni su suolo pubblico», il Codice della sicurezza interna (Code de la sécurité intérieure) afferma che gli organizzatori di questi eventi devono ricevere un’autorizzazione specifica del sindaco, se è prevista la presenza di meno di 500 persone, oppure del prefetto locale. La domanda deve essere corredata dall’autorizzazione all’occupazione dei terreni rilasciata dai rispettivi proprietari e da una dichiarazione che illustri le misure previste per quanto riguarda la sicurezza, l’igiene e il rispetto della quiete pubblica. 

Nel caso in cui le misure presentate siano ritenute insufficienti, le autorità possono chiedere ulteriori provvedimenti e «imporre tutte le misure necessarie per il corretto svolgimento del raduno», tra cui l’attivazione di un servizio d’ordine o di un presidio sanitario. Inoltre, le autorità possono impedire il raduno se le misure richieste non sono rispettate oppure se l’evento potrebbe «nuocere gravemente all’ordine pubblico».  

Gli assembramenti possono essere sgomberati dopo aver informato i partecipanti della necessità di allontanarsi per almeno due volte, senza successo, e le autorità possono fare uso della forza se sono vittime di violenze oppure se «non possono difendere in altro modo il terreno occupato». Le autorità sono anche autorizzate a confiscare il materiale utilizzato nel rave. 

Il Codice penale sancisce che gli organizzatori di eventi su suolo pubblico che non hanno presentato la necessaria documentazione possono essere puniti con una multa da 7.500 euro e sei mesi di carcere, pene dunque inferiori rispetto a quelle previste dal nuovo decreto-legge del governo Meloni.

Le norme sui rave nel Regno Unito

Nel Regno Unito i rave party sono normati dal Criminal Justice and Public Order Act, una legge del 1994 approvata in seguito a un rave tenutosi due anni prima a Castlemorton Common, nella contea di Worcestershire, a cui parteciparono 20 mila persone. Il testo menziona esplicitamente i rave party, descritti come «raduni all’aperto di 20 o più persone», che stanno o meno invadendo una proprietà privata, nei quali durante la notte viene riprodotta musica caratterizzata da «beat ripetitivi», con un volume o per una durata tali da causare disagi ai residenti. 

I partecipanti ai rave possono essere puniti con una multa e con l’incarcerazione fino a tre mesi.

E in Germania e Spagna?

In Germania e in Spagna non esistono invece leggi nazionali specifiche per contrastare i rave party, come confermato a Pagella Politica rispettivamente dai fact-checker di Correctiv e Maldita.es. In questi due Paesi gli organizzatori e i partecipanti ai raduni illegali possono però essere accusati di varie fattispecie di reato secondo le disposizioni regionali, come l’occupazione illecita del suolo pubblico. 

Sia in Germania che in Spagna, negli ultimi anni, diversi rave party sono stati sgomberati perché non rispettavano, tra le altre cose, le norme introdotte per ridurre i contagi da Covid-19.

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