L’Italia non è l’unico Paese europeo dove si fanno i rave

Questo luogo comune sta tornando d’attualità dopo le nuove norme approvate dal governo Meloni, ma è privo di fondamento
ANSA/ GABRIELE MASIERO
ANSA/ GABRIELE MASIERO
L’introduzione di un nuovo reato contro i raduni illegali, approvata dal governo Meloni con un decreto-legge, ha creato molte polemiche, in particolare per l’ambiguità del testo e l’eccessiva severità delle pene se confrontate con quelle in vigore in altri Paesi europei. Da tempo, però, vari politici chiedevano di introdurre maggiori restrizioni contro i rave party, sostenendo che questo tipo di feste si tenesse perlopiù in Italia. Su questa linea si è espresso anche il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che il 3 novembre, in un’intervista con La Stampa, ha dichiarato che il provvedimento del governo è «giusto» perché «l’Italia non può essere il Bengodi dove vengono a fare i rave da tutta Europa».  

Vista la natura illegale del fenomeno, non esistono statistiche ufficiali a livello europeo su dove siano più frequenti e partecipati i rave party. È certo però che non è vero che questo tipo di eventi si tenga solo nel nostro Paese. Sono molti, infatti, i casi recenti di raduni organizzati e in alcuni casi sgomberati in giro per l’Europa.

I rave in Spagna

In Spagna, per esempio, durante la notte del capodanno 2021 la polizia è intervenuta per sgomberare un rave party organizzato a Llinar del Vallès, vicino a Barcellona, dove si erano riunite circa 300 persone. I mossos d’Esquadra, il corpo di polizia regionale della Catalogna, aveva poi detenuto due persone, identificando altre 215 di varie nazionalità, tra cui Spagna, Francia, Italia e Austria. Nel capodanno 2022, è stato organizzato un altro rave ad Almeria, a cui hanno partecipato 1.500 persone. L’evento, non autorizzato, è terminato pacificamente con un accordo tra polizia e partecipanti.

Nella settimana di ferragosto di quest’anno, si è svolto un rave party a Salce, nella provincia di Zamora, organizzato tramite messaggi su Telegram e WhatsApp e al quale si stima abbiano preso parte più di 2.500 persone, alcune delle quali arrivate dal vicino Portogallo. Il vicesindaco di Zamora Ángel Blanco ha raccontato al sito di notizie 20 minutos che l’evento, seppur non autorizzato, era stato organizzato in modo particolarmente elaborato, con cinque diverse location e stand con cibo e bibite. In quell’occasione, la Guardìa civil spagnola non era intervenuta direttamente a causa della forte concentrazione di persone, ma erano state presentate oltre 200 denunce per infrazioni al traffico, consumo di droghe, possesso di armi bianche e oltraggio a pubblico ufficiale. Una donna svizzera di 32 anni è morta nel corso dell’evento. 

I raduni francesi

Senza andare troppo indietro nel tempo, solo nelle ultime settimane sono stati organizzati vari rave party in Francia. Il 21 ottobre, per esempio, tra le 200 e le 300 persone hanno partecipato a un rave in Normandia, mentre il 30 ottobre 300 persone si sono riunite nei pressi di Amiens, in un luogo già noto per feste simili. Sempre il 30 ottobre, altre 2 mila persone erano a Quimper, in Bretagna. Inoltre, nel periodo di Halloween la polizia è intervenuta per sgomberare una festa organizzata illegalmente in un hangar a Saint-Ouen-l’Aumône, vicino a Parigi. 

L’organizzazione in Germania

Berlino è considerata la capitale europea della cosiddetta “club culture”: in Germania l’attenzione verso questi fenomeni è tale che nella capitale è stata istituita una commissione che si occupa di preservare «lo sviluppo e il futuro della scena dei club di Berlino», e il 3 ottobre si festeggia un giorno dedicato alla “club culture” cittadina.

In un contesto del genere, nel quale non esistono leggi nazionali specifiche per contrastare i rave party, eventi di questo tipo sono piuttosto diffusi, seppur non sempre tollerati dalle autorità. Durante la pandemia da Covid-19, quando club e discoteche erano chiusi a causa delle restrizioni volte a evitare i contagi, in diverse zone della Germania la polizia è intervenuta per fermare diversi rave che si svolgevano nonostante i divieti di assembramento.

Ad agosto 2020, per esempio, in una foresta nei pressi di Berlino, un centinaio di appassionati aveva organizzato un rave illegale nel quale però, a detta dei partecipanti, venivano rispettate le norme sul distanziamento. L’intervento della polizia aveva posto fine all’evento, ma in seguito alcuni degli organizzatori avevano proposto di organizzare feste legali nei parchi pubblici in modo strutturato, un’idea che all’epoca fu supportata anche dalla senatrice berlinese dei Verdi Ramona Pop. A maggio 2021, ad Amburgo, un altro rave party a cui partecipavano circa 2 mila persone è stato sgomberato dalle forze dell’ordine per il mancato rispetto della normativa anti-Covid.

Gli altri Paesi

Al di là di Spagna, Francia e Germania, il fenomeno dei rave party è diffuso anche in altri Paesi dell’Unione europea. Per esempio, il 1° gennaio 2022, a Rijswijk, in Olanda, la polizia olandese ha bloccato un rave party organizzato per celebrare l’inizio del nuovo anno, a cui hanno preso parte centinaia di persone. 

Sei mesi più tardi, dal 3 all’8 giugno, in Repubblica Ceca si è tenuto l’Anniversary rave, un grande rave party organizzato anche grazie alla creazione di un apposito gruppo su Facebook, con i partecipanti provenienti da diverse nazioni di tutta Europa. 

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