Due terzi delle proposte in Parlamento rimangono nel cassetto

Dall’inizio della legislatura sono stati presentati oltre 4.700 progetti di legge, ma per più di 3 mila l’esame non è mai iniziato
ANSA
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Il primo giorno dell’attuale legislatura, il 13 ottobre 2022, la deputata Michela Vittoria Brambilla, oggi in Noi Moderati, ha presentato una proposta di legge per riconoscere i conigli come animali di affezione e vietarne la vendita e il consumo delle carni. Tre mesi dopo il testo è stato assegnato alla Commissione Agricoltura della Camera, ma a quasi quattro anni di distanza l’esame non è mai iniziato. Lo stesso giorno Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha depositato una proposta per regolamentare produzione, commercio e consumo di cannabis. Nel maggio 2023 è stata assegnata alle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera, ma anche in questo caso l’esame non è mai partito.

Stiamo arrivando alla fine della legislatura, con le prossime elezioni politiche previste nel 2027, e questi due casi non sono affatto delle eccezioni. Secondo le verifiche di Pagella Politica, basate sulla banca dati del Senato, al 24 agosto 2026 più di 3 mila progetti di legge su oltre 4.700 non hanno ancora iniziato il loro esame, ossia più del 60 per cento.
Il dato però va letto con cautela. Più proposte possono riguardare lo stesso tema e, quando l’esame comincia, essere abbinate e discusse insieme. Inoltre la legislatura è ancora in corso, quindi una parte dei testi oggi fermi potrebbe essere esaminata nei prossimi mesi. Resta però fermo un aspetto: quasi due proposte su tre non sono mai state prese in considerazione, non essendoci stato neppure un dibattito in commissione. E, come vedremo, tra i testi approvati definitivamente prevalgono nettamente quelli di iniziativa del governo.

Oltre 3 mila proposte

Per capire quanti progetti di legge siano ancora fermi abbiamo consultato la banca dati del Senato, considerando solo i testi in prima lettura, cioè nel ramo del Parlamento in cui sono stati presentati. Così si evita di contare più volte lo stesso testo nei successivi passaggi tra Camera e Senato necessari perché diventi legge. 

Ad oggi, dalle nostre ricerche risultano precisamente 4.703 progetti di legge. Di questi 3.079 sono ancora «da assegnare» alla commissione competente oppure risultano già assegnati ma con l’«esame non iniziato», cioè senza che la discussione sia mai partita. In totale, significa che il 65,5 per cento delle proposte in prima lettura non ha ancora superato questo primo passaggio dell’iter parlamentare.

È quello che è successo, per esempio, a una proposta presentata alla Camera il primo giorno dell’attuale legislatura da Forza Italia, pensata per rafforzare i controlli contro maltrattamenti e abusi negli asili e nelle strutture che ospitano anziani e persone con disabilità. Il testo è stato assegnato alle commissioni nel febbraio 2023, ma da allora è rimasto fermo. Pochi mesi dopo, vari deputati di Fratelli d’Italia hanno presentato una proposta simile, che ha avuto lo stesso destino: è stata assegnata alle commissioni competenti della Camera, ma il suo esame non è mai iniziato.

I due esempi mostrano anche un’altra cosa, ossia che nel “cassetto” del Parlamento non finiscono soltanto le proposte delle opposizioni. Anche testi firmati da esponenti della maggioranza possono restare fermi per anni, prima di essere presi in considerazione.

Presentare un testo non basta…

Come abbiamo visto, presentare una proposta non basta affinché il Parlamento inizi a discuterla. Perché l’esame parta davvero, il testo deve prima trovare spazio nel calendario della commissione competente.

Alla Camera sono l’ufficio di presidenza della commissione e i rappresentanti dei gruppi a decidere programma e calendario dei lavori. La programmazione tiene conto anche delle priorità dell’assemblea, il cui programma è definito sulla base delle indicazioni del governo e delle proposte dei gruppi parlamentari. Al Senato il meccanismo è simile. Le proposte quindi non vengono esaminate semplicemente nell’ordine in cui sono state presentate: quali testi discutere e con quali priorità dipende dalla programmazione dei lavori, a cui partecipano i gruppi parlamentari e il governo.

C’è poi un altro aspetto da tenere presente: più proposte possono riguardare lo stesso tema e, una volta avviato l’esame, possono essere discusse insieme. Al Senato per esempio il regolamento prevede l’abbinamento dei disegni di legge con contenuti «identici o strettamente connessi». E la stessa cosa vale per la Camera. 

Per questo, le oltre 3 mila proposte non corrispondono ad altrettanti temi lasciati da parte dal Parlamento. Una parte del totale dipende anche dal fatto che deputati e senatori presentano spesso testi simili o sovrapposti sulla stessa materia.

... soprattutto se sei un parlamentare

La stragrande maggioranza dei disegni di legge nasce in Parlamento. Secondo le nostre verifiche, dall’inizio della legislatura sono stati presentati finora 4.078 testi di iniziativa parlamentare, contro 377 presentati dal governo. A questi si aggiungono poi le altre casistiche previste dalla Costituzione: 126 proposte arrivano dalle regioni, 29 sono di iniziativa popolare, mentre 93 sono state presentate dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL). In altre parole, a presentare le proposte sono soprattutto deputati e senatori. 

Quando però si guarda ai testi che arrivano all’approvazione definitiva, il rapporto si ribalta. Come abbiamo raccontato in altri articoli, le proposte presentate da parlamentari, regioni, cittadini o CNEL raramente riescono a diventare legge.
Secondo le nostre verifiche, nella legislatura in corso sono stati finora approvati definitivamente 349 disegni di legge. Di questi, 262 sono di iniziativa governativa, pari al 75 per cento del totale, mentre 85 sono di iniziativa parlamentare, il 24,4 per cento. Le restanti due proposte approvate provengono rispettivamente da una regione e da un’iniziativa popolare. La prima è una proposta di legge costituzionale presentata a novembre 2025 dal Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, che ha modificato lo statuto speciale della regione, intervenendo sugli enti territoriali. La seconda riguarda la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, ed è diventata legge nel maggio 2025. Nessuna delle leggi approvate è nata finora da un’iniziativa del CNEL, ossia il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro guidato da Renato Brunetta.

La corsia preferenziale del governo

Il fatto che gran parte delle leggi approvate nasca dal governo non significa che il Parlamento si limiti a ratificare le decisioni dell’esecutivo: durante l’esame deputati e senatori possono modificare i testi con gli emendamenti. Le iniziative governative, però, tendono ad avere tempi molto più rapidi.

Secondo le statistiche del Senato, nella legislatura in corso i disegni di legge di iniziativa parlamentare approvati hanno impiegato in media 167 giorni al Senato e 219 alla Camera. Per quelli presentati dal governo i tempi scendono rispettivamente a 40 e 84 giorni.

A pesare è soprattutto il tipo di provvedimenti. Tra le iniziative governative ci sono, per esempio, i disegni di legge di conversione dei decreti-legge. In questi casi i tempi sono contingentati: l’articolo 77 della Costituzione stabilisce infatti che un decreto perda efficacia se non viene convertito entro sessanta giorni. Non sorprende quindi che questi testi viaggino molto più velocemente. Secondo il Senato, questi provvedimenti vengono approvati in circa due settimane, per la precisione in 13 giorni al Senato e in 17 giorni alla Camera. Sono dati che riguardano soltanto i provvedimenti arrivati all’approvazione definitiva, ma mostrano che le iniziative del governo tendono a muoversi molto più velocemente di quelle parlamentari.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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