Il “consenso” rischia di sparire dalla nuova legge sulla violenza sessuale

La proposta di Giulia Bongiorno (Lega) riscrive il reato puntando sul concetto di “volontà contraria”
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
Giovedì 22 gennaio la senatrice della Lega Giulia Bongiorno ha presentato in Commissione Giustizia del Senato – di cui è presidente – una proposta per modificare il disegno di legge, già approvato all’unanimità dalla Camera, che introduce il concetto di “consenso” nel reato di violenza sessuale. 

La nuova legge sarebbe dovuta essere approvata lo scorso 25 novembre dall’aula del Senato, ma i partiti di maggioranza hanno di fatto bloccato la votazione, sollevando alcuni dubbi sul testo, condivisi da vari esperti. Per questo motivo Bongiorno ha presentato un testo alternativo, per cercare di superare le divergenze tra i partiti e raggiungere un accordo. 

Attualmente, l’articolo 609-bis del codice penale punisce con la reclusione da sei a 12 anni chiunque costringe qualcuno «a compiere o subire atti sessuali», usando la violenza o la minaccia, o abusando della propria autorità. È punito con la stessa pena chi commette il reato di violenza sessuale «abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica» della vittima «al momento del fatto», o la trae in inganno «sostituendosi a un’altra persona».

La proposta di legge approvata dalla Camera aggiunge una parte all’articolo 609-bis del codice penale. In base alla nuova versione, è punito con la reclusione da sei a 12 anni «chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima». Proprio sul che cosa si intenda per consenso “libero” e “attuale” si è concentrato il dibattito negli ultimi mesi.
Il testo mantiene inoltre, pur aggiornandone la formulazione, tutte le ipotesi già previste dall’attuale articolo 609-bis. In sostanza, continua a prevedere la stessa pena per chi costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali attraverso violenza, minaccia o abuso di autorità, oppure per chi induce la vittima approfittando della sua condizione di inferiorità fisica o psichica o di una particolare vulnerabilità al momento del fatto, o ancora ingannandola fingendosi un’altra persona.

La proposta alternativa presentata da Bongiorno sostituisce il riferimento esplicito al «consenso» con quello della «volontà contraria» della persona offesa. Nel nuovo testo, il reato sarebbe configurato quando gli atti sessuali sono compiuti contro la volontà della vittima, con una pena base più bassa, da quattro a dieci anni, che sale fino a 12 anni nei casi già oggi considerati più gravi, cioè quando vi siano violenza, minaccia, abuso di autorità o sfruttamento di una condizione di inferiorità fisica o psichica. 

La proposta precisa inoltre che «la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». E che l’atto è comunque contrario alla volontà della persona quando avviene «a sorpresa» o approfittando dell’impossibilità, «nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». È infine prevista un’attenuante speciale per i casi di minore gravità, con una riduzione della pena fino a due terzi, in base alle modalità della condotta e al danno arrecato alla vittima.

Alcuni esponenti dei partiti all’opposizione hanno sùbito criticato la proposta di Bongiorno. In un’intervista con il Corriere della Sera, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando (Partito Democratico) ha parlato di «enorme passo indietro» rispetto al testo approvato all’unanimità dalla Camera. «Noi così non possiamo assolutamente votarlo», ha aggiunto, anticipando che se non ci saranno «delle risposte» il suo partito si opporrà al testo. 

Martedì 27 gennaio verrà messa ai voti la possibilità di usare la proposta di Bongiorno come testo base per la discussione in commissione. A seguire, i partiti potranno presentare eventuali emendamenti e si aprirà il dibattito vero e proprio in commissione. In ogni caso, dopo l’esame della commissione, il testo passerà all’esame dell’aula del Senato. Per l’approvazione definitiva, dovrebbe comunque tornare alla Camera, per la votazione finale. 

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