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Sono già quattro i parlamentari “prestati” per aggirare l’aumento delle firme

La nuova legge elettorale ha favorito i cambi di gruppo in Parlamento, per aiutare i partiti più piccoli a raccogliere meno sottoscrizioni in vista delle prossime elezioni
ANSA
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La nuova legge elettorale sarà utilizzata per la prima volta alle elezioni politiche del 2027, ma in Parlamento sta già producendo i suoi primi effetti. La riforma, approvata l’8 ottobre, ha aumentato il numero di firme necessarie per presentarsi al voto, prevedendo però condizioni più favorevoli per i partiti già rappresentati alla Camera o al Senato. Così, per sfruttare questa possibilità, alcune forze politiche più piccole si sono fatte “prestare” deputati e senatori da altri partiti più grandi, sia di maggioranza sia di opposizione.

Come avevamo raccontato in un precedente articolo, i primi a cambiare gruppo sono stati due esponenti di Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Nelle settimane successive li hanno seguiti altri due senatori, uno del Partito Democratico e uno di Noi Moderati.

In tutto, questi quattro passaggi hanno portato alla nascita di altrettante componenti politiche – tre al Senato e una alla Camera – riunendo complessivamente sei parlamentari. Ai quattro che hanno cambiato gruppo si aggiungono infatti due deputati già nel Misto, che hanno partecipato alla costituzione della componente di Sud Chiama Nord, il partito dell’ex sindaco di Messina Cateno De Luca che fino ad allora poteva contare su un solo deputato.

Il numero di firme

Come accennato, per i partiti più piccoli il vantaggio sta nei numeri. Prima della riforma, per presentare una lista alle elezioni politiche servivano tra le 1.500 e le 2 mila firme per ogni collegio plurinominale, cioè una delle aree in cui è suddiviso il territorio nazionale per eleggere i parlamentari. Con la nuova legge, il numero è salito a un minimo di 6 mila e un massimo di 7 mila firme per collegio. 

Questo significa, in concreto, che per presentare liste in tutti i 75 collegi di Camera e Senato il numero minimo di firme richieste è passato da 112.500 a 450 mila. Un aumento che rende molto più difficile partecipare alle elezioni, soprattutto per le forze politiche più piccole o nate da poco.

Non tutti però devono rispettare questi nuovi requisiti. La legge prevede condizioni più favorevoli per i partiti che hanno una componente politica nel Misto, anche in una sola delle due camere. Per loro restano sufficienti tra le 1.500 e le 2 mila firme per collegio. E costituire una componente è peraltro più semplice che formare un gruppo autonomo. Al Senato può bastare un solo parlamentare, mentre alla Camera ne servono almeno tre, anche se devono essere rispettate alcune regole previste dai rispettivi regolamenti.

In ogni caso, per beneficiare di questa agevolazione alle prossime elezioni politiche, previste per il 2027, bisognava ottenere una rappresentanza parlamentare entro il 24 ottobre, il giorno dell’entrata in vigore della riforma. Per questo motivo nei giorni scorsi abbiamo assistito a tutti questi “cambi di casacca”.

I primi due casi

I primi due cambi di gruppo sono avvenuti a ridosso dell’approvazione definitiva della legge elettorale. L’8 ottobre il senatore del Movimento 5 Stelle Luigi Nave è passato al Misto, inizialmente nella componente di Alleanza Verdi-Sinistra. Il giorno successivo ne ha costituita una nuova, chiamata “Avanti PSI”, poi diventata “Avanti PSI – Progetto Civico Italia”. L’obiettivo è aiutare a partecipare alle elezioni il Partito Socialista Italiano (PSI), guidato da Enzo Maraio, e Progetto Civico Italia, il movimento fondato un anno fa dall’assessore romano Alessandro Onorato. Come avevano spiegato fonti del Movimento 5 Stelle a Pagella Politica, Nave «è e resta del Movimento 5 Stelle» e il suo passaggio è legato alle nuove regole sulla raccolta delle firme.

Un’operazione simile è avvenuta anche nel centrodestra. Il 9 ottobre Luca Sbardella ha lasciato Fratelli d’Italia per entrare nel Misto. Tre giorni dopo, insieme a Francesco Gallo e Manlio Messina, che ne facevano già parte, ha costituito la componente di Sud Chiama Nord. Il partito di Cateno De Luca ha così raggiunto il numero minimo di tre deputati richiesti dalle regole della Camera, facendo rientrare l’operazione all’interno di un accordo raggiunto con il centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche.

Gli altri “cambi di casacca”

Meno di due settimane dopo, ci sono state altre due operazioni simili in Senato. Il 21 ottobre Antonio Guidi, eletto con Fratelli d’Italia e fino ad allora appartenente al gruppo di Noi Moderati, è passato al Misto. Qui ha costituito una nuova componente, inizialmente chiamata “Civici Marche” e poi rinominata “Italia Domani – Marco Rizzo”. In un’intervista al Fatto Quotidiano, l’ex esponente comunista Marco Rizzo stesso ha confermato l’accordo con Guidi, precisando però che questo non significa un ingresso del suo nuovo partito (“Italia Domani”, appunto) nella coalizione di centrodestra.

Il giorno successivo è stata la volta di Andrea Crisanti, virologo eletto al Senato come indipendente nelle liste del Partito Democratico. Crisanti ha lasciato il gruppo del PD per entrare nel Misto, dove ha costituito una componente per permettere a Rifondazione Comunista di raccogliere meno firme alle prossime elezioni. L’operazione ha avuto anche il sostegno dei vertici del PD, come confermato dal segretario di Rifondazione Maurizio Acerbo, che ha ringraziato pubblicamente la segretaria Elly Schlein e il capogruppo al Senato Francesco Boccia per averla favorita.

Il tentativo fallito di Più Europa

Ma non tutte le operazioni di questo tipo sono andate in porto. Dopo aver fatto uno sciopero della fame per protestare contro la riforma, il 22 ottobre il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha annunciato di aver chiesto la costituzione di un nuovo gruppo alla Camera, insieme ai deputati Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro. Il gruppo avrebbe preso il nome di “Più Europa – Centro Democratico – Stati Uniti d’Europa”.

Il 27 ottobre l’Ufficio di presidenza della Camera ha però respinto la richiesta con nove voti contrari e sei favorevoli. I rappresentanti della maggioranza hanno votato contro, mentre quelli delle opposizioni presenti si sono espressi a favore.

Il caso di Più Europa però era differente dai precedenti, visto che il partito di Magi aveva già una propria componente nel Misto e poteva quindi beneficiare della riduzione delle firme. L’obiettivo principale, a detta di Magi, era piuttosto costituire un gruppo autonomo per provare a contestare davanti alla Corte Costituzionale le nuove regole, considerate discriminatorie nei confronti dei partiti più piccoli.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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