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In Parlamento c’è uno sciopero della fame ogni sette mesi

Negli ultimi dieci anni ci sono state almeno 16 proteste individuali di deputati e senatori. E c’è chi ha digiunato cinque volte, per ragioni molto diverse
Riccardo Magi durante un controllo medico nel corso del suo ultimo sciopero della fame // Fonte: profilo Instagram di Riccardo Magi
Riccardo Magi durante un controllo medico nel corso del suo ultimo sciopero della fame // Fonte: profilo Instagram di Riccardo Magi
«Tre cappuccini: uno a colazione, uno a pranzo, e uno a cena». Così Riccardo Magi ha descritto la sua “dieta” giornaliera durante lo sciopero della fame contro la nuova legge elettorale promossa dal centrodestra, e ribattezzata con il nome di Stabilicum. Iniziata il 30 settembre, la protesta del segretario di Più Europa si è conclusa l’8 ottobre, poche ore dopo l’approvazione definitiva della legge da parte della Camera.

Nei giorni precedenti il deputato aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per spiegare le ragioni alla base della sua protesta. «Ho iniziato un digiuno per testimoniare un assoluto dissenso contro la legge elettorale all’esame della Camera dei deputati, e per chiedere al Parlamento e al governo di riconsiderare queste norme», si legge in un estratto pubblicato sui social. In particolare, Magi ha contestato l’aumento delle firme necessarie per presentare le liste alle elezioni politiche e la mancata introduzione della possibilità di raccoglierle digitalmente.
Non è la prima volta che Magi ricorre allo sciopero della fame per sostenere una propria battaglia politica, e non è nemmeno l’unico parlamentare ad averlo fatto. Secondo le verifiche di Pagella Politica, negli ultimi dieci anni ci sono stati almeno 16 scioperi della fame individuali, che hanno coinvolto 11 tra deputati e senatori in carica. Si tratta di una media di uno sciopero della fame ogni sette mesi e mezzo.

Ma perché i parlamentari fanno lo sciopero della fame? Chi lo ha fatto più volte? E a digiunare, come Magi, sono solo quelli di opposizione?

Sedici in dieci anni

Per ricostruire quanti parlamentari hanno fatto lo sciopero della fame negli ultimi dieci anni, abbiamo esaminato notizie di stampa, resoconti parlamentari e dichiarazioni pubbliche, considerando il periodo tra ottobre 2016 e ottobre 2026. Abbiamo contato gli episodi individuali, anche quando più parlamentari hanno partecipato alla stessa protesta, tenendo invece separate le grandi mobilitazioni “a staffetta”, in cui decine di persone si alternano nel digiuno.

Questa distinzione è importante soprattutto per il 2020, l’anno con più scioperi della fame: cinque in totale, riconducibili a tre proteste distinte. Per esempio, nell’ottobre di quell’anno, Paolo Trancassini, Riccardo Zucconi e Salvatore Caiata – tutti deputati di Fratelli d’Italia, all’opposizione del secondo governo Conte – digiunarono insieme per cinque giorni contro le restrizioni introdotte durante la pandemia, in particolare la chiusura dei ristoranti. Tutti e tre, peraltro, sono attivi nel mondo della ristorazione e degli alberghi. 

Anche nel 2026, nonostante l’anno non sia ancora finito, abbiamo documentato tre proteste, mentre il 2023 e il 2025 sono stati gli unici due anni in cui non ce n’è stata nessuna. I 16 scioperi della fame non hanno però coinvolto altrettanti parlamentari perché alcuni di loro ne hanno fatto più di uno.

I cento giorni di Giachetti

Un parlamentare in particolare, da solo, si è reso protagonista di quasi un terzo di tutti gli scioperi della fame degli ultimi dieci anni. È Roberto Giachetti, oggi deputato di Italia Viva, che dal 2016 ha digiunato da solo cinque volte. 

La familiarità di Giachetti con questa forma di protesta viene da lontano. Prima di entrare nel Partito Democratico e poi nel partito di Matteo Renzi, ha militato nel Partito Radicale, dove gli scioperi della fame e della sete erano tra gli strumenti di protesta più utilizzati, soprattutto dal leader storico Marco Pannella.

Restando però agli ultimi dieci anni, il primo digiuno di Giachetti  – nonché il più lungo – risale al settembre 2018, quando era ancora nel PD. Mentre i dirigenti del partito discutevano del suo futuro anche a cena, il deputato decise di smettere di mangiare per chiedere la convocazione del congresso. «Visto che voi vi dedicate alle cene e continuate a prendere tempo mentre il PD scivola sempre più in basso, io smetto di mangiare», annunciò Giachetti all’epoca. Lo sciopero durò più di quaranta giorni e si concluse a fine ottobre, con undici chili persi e la promessa di convocare il congresso. Da allora, Giachetti ha digiunato per cause molto diverse: dal rinnovo della convenzione tra Radio Radicale e lo Stato – protesta che nel maggio 2019 lo portò anche in ospedale – al sovraffollamento delle carceri, contro cui protestò nel 2020 e nel 2024.

L’ultimo sciopero del deputato di Italia Viva risale al maggio di quest’anno, quando Giachetti ha digiunato per chiedere lo sblocco della Commissione parlamentare di vigilanza RAI, ferma da mesi per le divisioni sulla nomina del presidente del Consiglio di amministrazione dell’azienda. Dopo dodici giorni di protesta, il deputato si è ammanettato al proprio banco nell’aula della Camera, annunciando anche uno sciopero della sete. La protesta si è conclusa poche ore dopo, quando la maggioranza si è impegnata a garantire il numero legale nella successiva seduta della commissione. Secondo i calcoli di Pagella Politica, Giachetti ha accumulato così più di 100 giorni di sciopero della fame negli ultimi dieci anni, per un totale di quasi tre mesi e mezzo.

Non solo le opposizioni

Lo sciopero della fame è una forma di protesta usata da esponenti di partiti diversi. Se guardiamo ai singoli episodi: da ottobre 2016 cinque hanno riguardato esponenti del PD, tre ciascuno di Italia Viva, Lega e Fratelli d’Italia, e due di Più Europa.

Si potrebbe pensare che a digiunare siano solo i parlamentari di opposizione, come forma di protesta contro l’azione del governo in carica. In realtà, non è così. Per fare qualche esempio, nel giugno 2022 Tiziana Nisini (Lega), all’epoca sottosegretaria al Lavoro nel governo Draghi, fece nove giorni di sciopero della fame insieme al senatore Roberto Calderoli (Lega). I due chiedevano maggiore attenzione mediatica per i referendum sulla giustizia promossi anche dalla Lega, che pure sosteneva il governo.

Non era la prima volta che un parlamentare digiunava per sollecitare un governo sostenuto dal proprio partito. Nel dicembre 2017 il senatore del PD Luigi Manconi fece lo sciopero della fame per chiedere l’approvazione della legge sullo ius soli e ius culturae, così da facilitare l’accesso alla cittadinanza italiana per i figli di persone stranieri. All’epoca a guidare il governo era il suo compagno di partito Paolo Gentiloni. Ciò nonostante, dopo più di quattro giorni di protesta, Manconi si arrese e il testo non riuscì a ottenere il via libera del Senato. Andò diversamente per Magi, che nel settembre 2021 digiunò per chiedere più tempo per depositare le firme del referendum sulla cannabis. In quel caso il governo Draghi, sostenuto anche da Più Europa, accolse la richiesta.

Lo sciopero della fame, insomma, non è soltanto uno strumento usato dalle opposizioni, ma anche un modo per fare pressione sulla propria maggioranza o, persino, sul proprio partito.

Passando il testimone

Non tutti gli scioperi della fame durano giorni o settimane. In alcune proteste, i partecipanti si alternano nel digiuno, spesso per un solo giorno, prima di passare il testimone a qualcun altro. È il cosiddetto sciopero della fame “a staffetta”. Negli ultimi dieci anni ne abbiamo documentati cinque che hanno coinvolto più parlamentari, in alcuni casi a decine.

Nel 2017, per esempio, oltre 70 parlamentari aderirono alla mobilitazione promossa dal senatore del PD Luigi Manconi per chiedere l’approvazione della legge sulla cittadinanza. L’anno successivo, una mobilitazione simile partì dalla Sicilia, dove il senatore del PD Davide Faraone, oggi deputato di Italia Viva, iniziò a digiunare per chiedere alla Regione di sbloccare i fondi destinati alle persone con disabilità grave. Dopo nove giorni, Faraone sospese la protesta, ma il digiuno proseguì a staffetta, con l’adesione di oltre 50 parlamentari. Le staffette hanno riguardato poi questioni decisamente meno comuni. Per esempio, la deputata del Gruppo Misto Sara Cunial, ex esponente del Movimento 5 Stelle, aderì nell’aprile 2021 a uno sciopero della fame a staffetta contro l’ipotesi di aumentare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, una misura che avrebbe favorito lo sviluppo delle reti 5G.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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