I numeri dietro ai “furbetti” del reddito di cittadinanza

Quanti sono i percettori del sussidio che truffano lo Stato e quali sono le cose da tenere a mente per non cadere in errore 
Pagella Politica
Negli ultimi giorni il leader della Lega Matteo Salvini è tornato a criticare sui social il reddito di cittadinanza. Il 3 ottobre, Salvini ha per esempio condiviso la probabile bufala secondo cui un immigrato percepirebbe otto redditi di cittadinanza, grazie alle sue sette mogli (qui abbiamo spiegato tutte le cose che non tornano in questa storia), mentre il giorno successivo ha chiesto di rivedere il sussidio, per evitare che i percettori comprino “gratta e vinci” con i soldi dei contribuenti. In realtà, la legge già impedisce ai beneficiari del reddito di cittadinanza di comprare biglietti della lotteria o di spendere il sussidio in scommesse.

Il 5 ottobre il leader della Lega ha condiviso sui social una notizia dell’Ansa, secondo cui la Guardia di finanza ha scoperto 141 cittadini stranieri che a Trieste avevano percepito illegalmente il reddito di cittadinanza per una somma complessiva pari a circa 318 mila euro. «Non vedo l’ora che nasca il nuovo governo di centrodestra per togliere assegni e privilegi a chi campa alle spalle del prossimo», ha scritto Salvini su Twitter. Nelle stesse ore, altri esponenti della Lega hanno pubblicato post simili sul tema.

Ma quante sono le truffe accertate sul sussidio, che coinvolgono quelli che stampa e politici chiamano con il nome di “furbetti del reddito di cittadinanza”? Abbiamo messo in fila alcuni numeri per contestualizzare la grandezza del fenomeno.

I dati della Guardia di finanza

Come ha confermato a Pagella Politica l’ufficio stampa della Guardia di finanza, le statistiche più aggiornate sui controlli della Guardia di finanza nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza sono state pubblicate lo scorso giugno, in occasione del 248° anniversario della fondazione della Guardia di finanza.

Dal 1° gennaio 2021 al 31 maggio 2022, i finanzieri, in collaborazione con l’Inps, hanno scoperto illeciti relativi al reddito di cittadinanza per un valore pari a 288 milioni di euro, di cui «171 milioni indebitamente percepiti e 117 milioni fraudolentemente richiesti e non ancora riscossi». Le persone denunciate alle autorità giudiziarie sono state oltre 29 mila, frutto di un controllo selettivo: i soggetti controllati erano infatti connotati da «concreti elementi di rischio», e non rappresentano un campione statistico con caratteristiche generalizzabili a tutta la popolazione beneficiaria del sussidio.

In tutto il 2021, i percettori che hanno preso almeno un assegno mensile del reddito di cittadinanza sono stati oltre un milione e 771 mila, mentre tra gennaio e maggio 2022 circa un milione e 555 mila. Gli oltre 29 mila denunciati, citati sopra, corrispondono dunque tra l’1,6 per cento e l’1,8 per cento dei percettori del reddito di cittadinanza. Nel 2021 e il 2022 il costo annuale del reddito di cittadinanza si aggira intorno agli oltre 8,3 miliardi di euro, circa 700 milioni di euro al mese. Nei 17 mesi a cui fanno riferimento i controlli della Guardia di finanza, i 171 milioni di euro indebitamente percepiti dai beneficiari del sussidio equivalgono all’1,4 per cento dei soldi stanziati in quel periodo per finanziare la misura. Percentuali e cifre nello stesso ordine di grandezza si trovano anche nei dati relativi ai controlli effettuati in tutto il 2020 e nei primi mesi del 2021, e in quelli effettuati dai Carabinieri, relativi però a una parte dell’anno scorso.

Altri settori della spesa pubblica indagati dalla Guardia di finanza hanno registrato numeri sulle truffe parecchio più elevati. Per esempio, si legge nel rapporto della Guardia di finanza, «le attività investigative e di analisi sui crediti d’imposta agevolativi in materia edilizia ed energetica, svolte in collaborazione con l’Agenzia delle entrate, hanno permesso di accertare frodi per oltre 5,6 miliardi di euro». I soggetti denunciati per reati tributari sono stati invece oltre 19.300, di cui 508 tratti in arresto. «Il valore dei beni sequestrati quale profitto dell’evasione e delle frodi fiscali è di 2,2 miliardi», spiega la Guardia di finanza.

I non poveri che prendono il sussidio

Accanto al tema di chi truffa lo Stato per percepire il reddito di cittadinanza, c’è anche quello di chi percepisce il sussidio, pur non essendo povero, ma non necessariamente violando la legge. 

Secondo una stima degli economisti Massimo Baldini, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e Giovanni Gallo, dell’Università “La Sapienza” di Roma, il 36 per cento delle famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza non sono povere (pag. 27) in senso assoluto, ossia non raggiungono la spesa minima mensile per beni e servizi considerati necessari per mantenere uno standard di vita accettabile. Queste ottengono il reddito di cittadinanza perché i criteri di accesso alla misura glielo permettono, oppure perché commettono una qualche irregolarità, per esempio evadendo il fisco. Dai dati in possesso non è però possibile quantificare il contributo singolo di questi due aspetti separati, ma il loro contributo nel complesso.

L’economista Fernando Di Nicola, ex dirigente dell’Inps, ha invece calcolato che circa il 30 per cento dei beneficiari del reddito di cittadinanza percepisce il sussidio «grazie all’evasione di autonomi, al sommerso totale o parziale di dipendenti e a registrazioni anagrafiche non veritiere», pur non essendo povero in un senso relativo del termine. In questo caso, con “povero” si intende chi ha un reddito equivalente – che, semplificando, tiene conto delle dimensioni e della composizione delle famiglie – inferiore alla metà di quello mediano (ossia il valore che sta a metà tra il reddito più basso e quello più alto). 

Usare questo «30 per cento» per dimostrare che il reddito di cittadinanza non funziona è fuorviante e strumentale, come spiegato in passato dallo stesso Di Nicola a Pagella Politica. Il fenomeno in questione non è tipico del reddito di cittadinanza, ma riguarda in generale i sussidi e i benefici che eroga lo Stato italiano. Dunque non può essere eliminato dall’impianto normativo del reddito di cittadinanza in quanto è una caratteristica generale dell’Italia nel complesso.

In generale, bisogna tenere a mente che l’insieme dei potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza non coincide con quello di tutte le persone povere che vivono in Italia. In base a come è formulata la legge, ci possono essere persone povere che non possono accedere al sussidio (si pensi per esempio a cittadini stranieri che non hanno i dieci anni di residenza in Italia) e persone considerate non povere dalle statistiche, che però rispettano i requisiti patrimoniali per prendere il sussidio.

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