Al Ministero della Cultura sta andando tutto storto

Il licenziamento di due importanti collaboratori è solo l’ultimo di una serie di eventi che stanno complicando il lavoro del ministro Giuli
ANSA
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Domenica 10 maggio il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha revocato gli incarichi a due suoi importanti collaboratori. Si tratta di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del ministero, ed Elena Proietti, capa della segreteria personale del ministro. La notizia è stata anticipata dal Corriere della Sera e poi confermata da diverse testate anche se dal ministero al momento non sono arrivate spiegazioni ufficiali sulle ragioni della scelta.

Merlino era una figura molto importante al ministero, anche per i suoi stretti rapporti con Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e uno dei membri più influenti di Fratelli d’Italia. Suo padre Mario Merlino è stato uno storico esponente della destra con un passato in Avanguardia Nazionale, gruppo estremista poi sciolto nel 1976 per effetto della legge Scelba che vieta la riorganizzazione del partito fascista. Proietti invece è stata assessora di Fratelli d’Italia a Terni ed è un’esponente del partito in Umbria.

I motivi dei licenziamenti

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, alla base del licenziamento di Merlino ci sarebbe la gestione del mancato finanziamento pubblico al documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti. Il film, uscito nelle sale italiane il 2 febbraio, ricostruisce il sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano all’università di Cambridge Giulio Regeni, trovato morto vicino a Il Cairo il 3 febbraio 2016. Intorno alla vicenda restano ancora molti dubbi e da anni la famiglia, insieme ad Amnesty International, chiede giustizia.

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo, la vicenda al ministero è iniziata il 3 aprile, quando la Direzione generale Cinema e audiovisivo ha pubblicato le graduatorie complete dei contributi per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive. Il documentario su Regeni era tra i progetti che avevano chiesto il sostegno pubblico, ma non è rientrato tra quelli finanziati. È risultato il primo tra i documentari non selezionati dalla commissione responsabile per l’assegnazione dei fondi: al trentaseiesimo posto su 118 film valutati. Aveva chiesto 131 mila euro al ministero, a fronte di un budget complessivo di 328 mila euro.

In seguito alla pubblicazione delle graduatorie, tre componenti della commissione che aveva valutato i progetti hanno lasciato l’incarico. Dopo giorni di polemiche, l’8 aprile il ministro è stato chiamato a rispondere alla Camera, dove ha preso le distanze dalla decisione della commissione, sostenendo di non condividere «né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni», sostenendo che però non si trattasse di una «decisione politica». Nei giorni successivi, durante la cerimonia dei David di Donatello, Giuli è tornato sul tema, definendo una «inaccettabile caduta» il mancato finanziamento al documentario. In quell’occasione ha anche parlato della necessità «di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia». È in questo contesto che sarebbe maturata la rottura con Merlino, accusato di non aver vigilato sulla pratica.

Diverso invece sarebbe il caso di Elena Proietti. Secondo fonti stampa, il suo licenziamento sarebbe legato alla mancata partecipazione a una missione del ministro Giuli a New York. Proietti non si sarebbe presentata all’aeroporto e non avrebbe quindi preso parte al viaggio. Al momento non sono note motivazioni ufficiali dietro questa assenza, ma secondo quanto riportato da la Repubblica, l’attuale ex capa della segreteria personale del ministro sarebbe stata ricoverata all’ospedale per delle coliche renali.

Secondo alcuni esponenti del governo, la scelta di Giuli è legittima. Come ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia), «il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei governi che ci hanno preceduto». Al contrario, le opposizioni hanno collegato il caso Regeni a un problema più generale di gestione del Ministero della Cultura.

L’ultimo di diversi intoppi

I licenziamenti di Merlino e Proietti riguardano un ministero che, dall’insediamento del governo Meloni a oggi, ha vissuto già diversi passaggi complicati. Prima ci sono state le dimissioni dell’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi a febbraio 2024 per conflitti di interessi. Poi, quelle dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano a settembre 2024 dopo uno scandalo che vedeva coinvolta la sua consigliera Maria Rosaria Boccia, un’imprenditrice campana con cui l’allora ministro aveva ammesso di avere avuto una relazione sentimentale.

Negli ultimi mesi il Ministero della Cultura è stato al centro di polemiche anche per altri motivi, come le tensioni sulla Biennale di Venezia a causa della presenza della Russia, e la nomina – seguita poi al licenziamento a fine aprile 2026 – della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi al Teatro La Fenice di Venezia.

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