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Con la legge elettorale il governo Meloni è arrivato a 130 questioni di fiducia

Dopo Monti e Draghi è il terzo esecutivo che ha fatto più ricorso a questo strumento per velocizzare l’esame dei provvedimenti, limitando però il dibattito parlamentare
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Il 7 ottobre l’aula della Camera dei deputati ha approvato la terza questione di fiducia posta sulla riforma della legge elettorale promossa dal centrodestra e ribattezzata con il nome di Stabilicum. La fiducia, che riguardava le modifiche introdotte al Senato sulla conformazione del collegio elettorale di Bolzano, è stata approvata a voto palese con 228 voti favorevoli, 144 contrari e 3 astenuti. Nella giornata di ieri, la Camera aveva approvato altre due questioni di fiducia sulla legge elettorale, rispettivamente sull’introduzione delle preferenze e sulla modifica delle firme necessarie per candidarsi alle elezioni. 

Con le tre fiducie, il governo ha puntato “a blindare” i contenuti della riforma elettorale, obbligando i deputati a votare in modo palese sulle modifiche principali introdotte al Senato, dato che sulla fiducia non è possibile il voto segreto. Con la fiducia, poi, è venuta meno la possibilità di votare gli emendamenti presentati alla riforma elettorale, rendendo più veloce l’esame in aula del provvedimento. Dopo il voto di fiducia, infatti, è previsto soltanto l’esame degli ordini del giorno e il voto finale segreto, in programma nella mattinata di giovedì 8 ottobre. 

In ogni caso, le tre fiducie poste dal governo Meloni sulla riforma della legge elettorale si aggiungono a tutte quelle poste in questi quattro anni dal governo di centrodestra su svariati provvedimenti. Secondo le verifiche di Pagella Politica, dal 22 ottobre 2022 – ossia da quando è in carica – il governo Meloni ha posto 130 questioni di fiducia, con una frequenza media di una fiducia ogni 11 giorni. Da questo conteggio sono esclusi i due voti di fiducia che il governo ha ricevuto 

In base alle informazioni più aggiornate pubblicate sul sito della Camera dei deputati, dal 2008 a oggi il governo Meloni è il terzo governo per numero di fiducie richieste in rapporto ai giorni in carica, dietro solo ai governi di Mario Monti e Mario Draghi che, rispettivamente, hanno chiesto una fiducia ogni 8 e 10 giorni in cui sono stati al governo.
Il governo Meloni, però, è diverso dai governi Monti e Draghi, visto che quest’ultimi non sono stati dei governi “politici” a tutti gli effetti, ma anzi sono stati governi guidati da tecnici e sostenuti da ampie maggioranze parlamentari, che andavano oltre gli schieramenti tradizionali. Al contrario, il governo Meloni è sostenuto dalla coalizione di centrodestra che ha vinto le scorse elezioni politiche del 25 settembre 2022.
In altre parole, dal 2008 a oggi il governo Meloni è il governo che ha posto più fiducie tra quelli sostenuti da maggioranze “politiche” e non tecniche. Dietro a Meloni ci sono il secondo governo di Giuseppe Conte, con una fiducia ogni 13 giorni, e il governo di Paolo Gentiloni, con circa una fiducia ogni 15 giorni. Anche il governo di Matteo Renzi ha chiesto in media una questione di fiducia ogni 15 giorni, mentre il primo governo Conte (una ogni 29,7 giorni), il governo di Enrico Letta (una ogni 29,2 giorni) e il quarto governo di Silvio Berlusconi (una ogni 27,9 giorni) sono quelli che hanno chiesto meno la fiducia al Parlamento.
Il dato sul numero di fiducie poste dal governo Meloni è ancora più significativo se si conta che, quando era all’opposizione, la leader di Fratelli d’Italia era sempre stata molto critica sull’uso di questo strumento, che ha l’effetto di limitare il dibattito parlamentare cancellando gli emendamenti presentati dai deputati e dai senatori a un provvedimento. Tra l’altro, Meloni e il suo partito avevano criticato i governi Renzi e Gentiloni per aver fatto ricorso a più questioni di fiducia sull’approvazione in Parlamento delle precedenti riforme elettorali, ossia l’Italicum e il Rosatellum. Il governo Meloni però sulla riforma elettorale dello Stabilicum ha fatto lo stesso, ponendo come visto in precedenza tre questioni di fiducia sull’ultimo passaggio del provvedimento alla Camera. 

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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