Lega e Forza Italia hanno disertato i confronti della RAI sui referendum

I due partiti non hanno partecipato alle tribune politiche sui quesiti, a differenza di Fratelli d’Italia e Noi Moderati. La più presente è Alleanza Verdi-Sinistra
ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
In vista dei referendum dell’8 e 9 giugno, da circa un mese la RAI sta trasmettendo sui propri canali televisivi e in radio una serie di confronti elettorali tra i sostenitori del Sì e i sostenitori del No ai quesiti su cittadinanza e lavoro. I confronti televisivi, chiamati “tribune politiche”, sono stati finora 43 e si concluderanno nella serata di oggi, venerdì 6 giugno, con le ultime due puntate previste.

Seppur con alcune differenze, finora tutti i partiti di opposizione hanno partecipato alle diverse tribune politiche sui referendum. Non si può dire invece la stessa cosa per i partiti che sostengono il governo Meloni. Secondo le verifiche di Pagella Politica, su 43 tribune elettorali andate in onda sulla RAI dal 12 maggio al 5 giugno, Lega e Forza Italia non hanno partecipato a nessun confronto televisivo sui referendum, e in base al calendario dei confronti in programma non parteciperanno nemmeno agli ultimi due in programma per questa sera. Al contrario Fratelli d’Italia ha partecipato finora a 25 tribune elettorali, mentre Noi Moderati a 21. Questa differenza tra i partiti al governo ha a che fare in parte con le posizioni assunte sui cinque quesiti referendari (su questo torneremo più avanti).
Al momento Fratelli d’Italia è al secondo posto per numero di partecipazioni alle tribune della RAI per i referendum. Al primo posto c’è Alleanza Verdi-Sinistra, i cui esponenti hanno partecipato a 27 tribune elettorali su 43. Al terzo posto c’è per l’appunto Noi Moderati, seguito da Azione, con 18 presenze. Rifondazione Comunista ha partecipato invece a 15 confronti, il Partito Democratico a 14, mentre il Movimento 5 Stelle, Italia Viva e i rappresentanti del “Comitato promotore del referendum sul lavoro” hanno partecipato a dieci. A due tribune politiche hanno partecipato gli esponenti del “Comitato promotore del referendum sulla cittadinanza”, mentre in un caso ha partecipato l’“Associazione non riconosciuta Futuro Comune”, vicina a Più Europa e favorevole al referendum sulla cittadinanza. 

Le tribune elettorali previste dalla RAI per i referendum sono in totale 45, ossia nove per ciascuno dei cinque quesiti, e sono organizzate sulla base delle regole stabilite ad aprile dalla Commissione parlamentare di Vigilanza RAI. Quest’ultima è la commissione bicamerale formata da deputati e senatori che vigila sulla televisione pubblica. Le regole stabilite dalla Commissione di Vigilanza RAI prevedono che i confronti televisivi sui referendum durino al massimo 40 minuti ciascuno, e che la RAI garantisca equa rappresentanza dei favorevoli e dei contrari ai referendum, e di tutte le forze politiche e le associazioni che hanno chiesto di partecipare alle tribune politiche.

Per partecipare ai confronti televisivi della RAI i partiti e le organizzazioni interessate dovevano inviare una richiesta alla Commissione di Vigilanza entro cinque giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera contenente le regole per l’organizzazione dei confronti televisivi. La delibera è stata pubblicata il 5 aprile in Gazzetta Ufficiale, dunque l’ultima data disponibile per chiedere di partecipare alle tribune politiche è stata il 10 aprile. Una volta ricevute le richieste, la RAI ha organizzato le varie tribune elettorali, prevedendo per ogni confronto la partecipazione di due sostenitori del Sì e due sostenitori del No (o dell’astensione). La partecipazione dei partiti e delle varie associazioni alle tribune politiche dipende dunque dalla disponibilità che queste hanno dato alla RAI, e da quanti hanno chiesto di rappresentare il Sì oppure il No.

Le scelte dei partiti

Non sempre nelle tribune elettorali sono stati presenti tutti e quattro gli ospiti previsti. Per esempio, Italia Viva ha sempre rifiutato di partecipare ai confronti sul secondo e sul quarto quesito referendario, ossia quelli relativi alle indennità per i licenziamenti e sulla sicurezza sul lavoro, mentre in un caso ha rifiutato di partecipare a un confronto sul primo quesito, quello che chiede l’eliminazione del contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act, la riforma del lavoro voluta tra il 2014 e il 2016 dal governo di Matteo Renzi. A sua volta, pure Azione non ha partecipato ad alcuni confronti sui referendum sul lavoro.

Ricordiamo che Italia Viva e Azione hanno una posizione diversa sui referendum sul lavoro rispetto agli altri partiti di opposizione. Italia Viva ha invitato i propri elettori a votare Sì al quesito sulla cittadinanza, No al quesito sui licenziamenti illegittimi e i contratti a tutele crescenti e a quello sulla reintroduzione delle causali nei contratti a tempo determinato; e ha lasciato libertà di voto sul quesito sulla responsabilità in caso di incidenti sul lavoro e su quello sui licenziamenti, e i relativi risarcimenti, nelle piccole imprese. Azione ha invece annunciato che voterà Sì al referendum sulla cittadinanza e No a tutti i quesiti sul lavoro. Al contrario, PD, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle sono schierati per il Sì a tutti i referendum, sia a quelli sul lavoro sia a quello sulla cittadinanza. 

La scelta di Forza Italia e Lega di non partecipare a nessun confronto televisivo sui referendum ha a che fare con la posizione assunta dai due partiti. Il partito di Antonio Tajani e quello di Matteo Salvini sono contrari ai referendum e stanno facendo campagna elettorale per l’astensione, chiedendo ai cittadini di non andare a votare per far fallire i quesiti. Anche Fratelli d’Italia si è schierato per l’astensione, ma ha comunque partecipato a diversi confronti televisivi sulla RAI. Noi Moderati è invece l’unico partito del centrodestra che ha invitato gli italiani a votare pur essendo contrario a tutti i referendum.

Nelle tribune politiche organizzate dalla RAI, Noi Moderati è stato rappresentato il più delle volte da Maria Chiara Fazio, vicepresidente del partito e figlia di Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia dal 1993 al 2005.

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