Fact-checking: il video di Renzi che spiega la crisi

Ansa
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Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha pubblicato un video su Twitter la sera del 27 gennaio in cui spiega le ragioni che lo hanno spinto ad aprire la crisi di governo. L’ex presidente del Consiglio ha parlato in particolare di economia, sanità e scuola. Abbiamo verificato quattro dichiarazioni: due sono risultate corrette, una imprecisa e una quasi certamente errata.

Il peggior crollo di sempre del Pil italiano

«Il Pil italiano ha un livello di crollo che non ha eguali nella storia repubblicana» (min. 1:15)

L’affermazione è corretta. Secondo le previsioni più recenti della Commissione europea, il Pil italiano calerà nel 2020 del 9,9 per cento. Secondo quelle del Fondo monetario internazionale (Fmi), del 10,6 per cento. Il governo italiano, nel Documento programmatico di bilancio per il 2021, ha messo nero su bianco una previsione di calo del Pil nel 2020 pari al 9 per cento.

Quale che si prenda di queste tre stime, sarebbe comunque il dato peggiore da che esiste la Repubblica italiana.

Come abbiamo scritto in una precedente analisi – ironia della sorte, verificando una dichiarazione simile di Enrico Letta, arcinemico di Matteo Renzi– un calo simile non ha precedenti. Mai durante le crisi del 2008 e del 2001-2011, o durante quelle degli anni Novanta e Settanta, il Pil era sceso così tanto. Il secondo dato peggiore è quello del 2009, pari a -5,3 per cento. La metà secca del calo che, secondo le stime del Fmi, potrebbe avere il Pil italiano nel 2020.

A maggior ragione il record negativo del 2020 sarà confermato se la contrazione del Pil dovesse essere superiore al 9 per cento, come risulta dalle previsioni più recenti.

Il costo dei banchi a rotelle

«Si sono buttati via i soldi nei banchi a rotelle, 400 milioni» (min. 3:31)

Al di là del giudizio sulla bontà dell’investimento, è quasi certamente falso che i “banchi a rotelle” – più precisamente chiamati “sedute innovative” – siano costati 400 milioni di euro. “Quasi certamente” perché purtroppo le informazioni di dettaglio su questo acquisto, che pure abbiamo chiesto alle fonti istituzionali a più riprese, non ci sono state comunicate e non ci risulta siano pubblicamente disponibili. Una mancanza di trasparenza tanto più grave considerato che di questi banchi si è molto discusso già la scorsa estate, in vista dell’avvio dell’anno scolastico 2020-2021.

Muovendoci su fonti secondarie possiamo comunque ritenere, come detto, quasi certamente sbagliata la frase di Renzi.

Secondo quanto riferito il 18 novembre 2020 dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina (M5s) durante un’audizione alla Camera, l’intero investimento sugli arredi scolastici è infatti stato pari a 325 milioni di euro. Una cifra già inferiore a quella citata da Renzi. Ma non solo.

Come si legge in un comunicato del 12 agosto 2020 pubblicato sul sito di Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo di proprietà del Ministero dell’Economia, al termine delle procedure di gara per l’acquisto dei banchi «sono stati definiti 11 contratti (…) in grado di superare complessivamente l’intero fabbisogno richiesto dai dirigenti scolastici italiani, che era di 2.013.656 banchi tradizionali e di 435.118 sedute innovative».

I banchi “a rotelle” sono insomma una minoranza del totale dei banchi acquistati per un costo complessivo di 325 milioni di euro.

Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano – che sostiene questi numeri gli siano stati confermati dallo staff del commissario straordinario all’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri – per i 435 mila circa banchi “a rotelle” sarebbero stati spesi 119 milioni, mentre altri 206 milioni sarebbero stati spesi per gli oltre 2 milioni di banchi tradizionali. Abbiamo contattato a nostra volta la struttura del commissario straordinario per avere conferma di questi numeri, più volte, ma ad ora non abbiamo ricevuto risposte utili.

Nessuno ha chiuso le scuole tanto quanto noi?

«Siamo il Paese che ha perso più giorni di scuola in Europa» (min. 4:19)

L’affermazione espressa in modo così netto, anche considerando che con “giorni persi” Renzi intenda anche quelli in cui la didattica è stata svolta a distanza, è esagerata.

In base ai dati contenuti nella mappa interattiva dell’Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) dedicata a questo tema, aggiornata al 25 gennaio, all’Italia viene attribuito un dato di 26 settimane di chiusura (totale o parziale, quindi inclusa la didattica a distanza o aperture limitate) dall’inizio della pandemia.
Mappa: i giorni di chiusura totale o parziale delle scuole nei vari Paesi del mondo dall’inizio della pandemia
Mappa: i giorni di chiusura totale o parziale delle scuole nei vari Paesi del mondo dall’inizio della pandemia
Non è il dato peggiore nel continente. Per la Macedonia del Nord sono riportate 34 settimane di chiusura, per la Romania 30 settimane, per la Repubblica Ceca e per la Bosnia-Erzegovina 29 settimane, per la Slovacchia 28 settimane. Sono poi alla pari con l’Italia, con 26 settimane di chiusura, l’Ungheria e la Polonia.

È vero però che tra i grandi Paesi europei, l’Italia sia quella che ha chiuso le scuole più a lungo: Francia (10 settimane di chiusura), Germania (19 settimane), Regno Unito (21 settimane) e Spagna (15 settimane) hanno proseguito le lezioni in presenza per più giorni rispetto a noi.

Bisogna però considerare, come abbiamo scritto in una recente analisi di una dichiarazione simile di Luigi Marattin (Iv), che proprio nelle ultime settimane alcuni di questi Stati abbiano cambiato strategia, optando per una chiusura anche delle scuole per far fronte alla nuova ondata pandemica, particolarmente preoccupante. Questo è il caso ad esempio di Germania e Regno Unito. Le cose potrebbero insomma cambiare nel corso del 2021.

Siamo tra i peggiori per situazione economica, sanitaria ed educativa

«La crisi educativa, la crisi sanitaria e la crisi economica vedono l’Italia purtroppo agli ultimi posti» (min. 5:08)

L’affermazione è corretta. Come abbiamo appena visto, se è sbagliato dire che siamo in assoluto il Paese che ha chiuso di più le scuole in Europa, è però corretto dire che ad oggi siamo tra i peggiori in questa classifica.

Per quanto riguarda la crisi sanitaria, siamo tra i Paesi con il numero di morti da Covid-19 in rapporto alla popolazione tra i più elevati d’Europa: davanti a noi troviamo attualmente solo Belgio, Slovenia, Regno Unito e Repubblica Ceca. Ma, come abbiamo scritto anche di recente, le classifiche sui decessi scontano diversi limiti e vanno prese con molta cautela, viste le differenze che ci sono nella raccolta dei dati da Stato a Stato.

Per quanto riguarda la crisi economica, infine, è vero che siamo tra i peggiori in Europa. Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2020 solo la Spagna e il Regno Unito avranno un calo del Pil superiore a quello italiano.

In conclusione

Matteo Renzi il 27 gennaio ha pubblicato su Twitter un video in cui spiega le ragioni che lo hanno spinto ad aprire la crisi di governo. Abbiamo verificato quattro dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio, due sono corrette, una imprecisa e una quasi certamente falsa.

È infatti vero che il crollo del Pil italiano nel 2020 sarà, secondo le previsioni, il peggiore da che esiste la Repubblica italiana. È poi corretto dire che l’Italia sia agli ultimi posti per quanto riguarda l’emergenza educativa (intesa come durata delle chiusure scolastiche), l’emergenza sanitaria (guardando in particolare ai decessi), e l’emergenza economica.

A proposito di scuole è però impreciso dire che siamo il Paese in Europa che in assoluto ha chiuso più di tutti: anche se pochi, ci sono altri Stati europei che hanno evitato la didattica in presenza per più tempo di noi.

Infine è sbagliato dire che lo Stato italiano abbia speso 400 milioni di euro per i banchi “a rotelle”. La cifra corretta è probabilmente inferiore a un terzo di quella riportata da Renzi, anche se purtroppo non possiamo essere più precisi vista la poca trasparenza sui dati di dettaglio.
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