Luigi Marattin

Marattin esagera: non solo l’Italia chiude le scuole

«Siamo l’unico Paese europeo che non manda i ragazzi a scuola da quasi un anno»

Pubblicato: 15 gen 2021
Data origine: 14 gen 2021
Macroarea questioni sociali

Il 14 gennaio il deputato di Italia viva Luigi Marattin ha pubblicato sul proprio sito le ragioni che hanno spinto il suo partito ad aprire la crisi di governo.

Tra le varie critiche che Marattin ha fatto all’esecutivo ce n’è una che riguarda la gestione delle chiusure degli istituti scolastici. Secondo il presidente della Commissione Finanze della Camera, l’Italia sarebbe «l’unico Paese europeo che non manda i ragazzi a scuola da quasi un anno».

È davvero così? Abbiamo verificato e Marattin esagera.

Qual è la situazione oggi, in breve

Non tutti gli studenti italiani rimangono a casa. In base alle disposizioni del governo, al 14 gennaio le lezioni in presenza sono attive in tutte le regioni italiane per quanto riguarda le scuole elementari e le prime medie, che non sono state chiuse neppure lo scorso autunno, con l’introduzione della divisione delle regioni in aree gialle, arancioni e rosse. In quest’ultima fascia seconde e terze medie facevano didattica a distanza, mentre nelle prime due restavano in presenza.

Passiamo alle scuole superiori. Con l’inizio dell’anno scolastico 2020-2021, a settembre scorso le lezioni erano iniziate in presenza, ma con l’arrivo della seconda ondata il governo ha optato per spostare le attività a distanza, con diverse proteste da parte degli studenti e insegnanti.

Al 14 gennaio, a una settimana dal termine delle vacanze natalizie, non è chiaro quale sarà il futuro delle lezioni in presenza nelle scuole superiori. Come ha riassunto il sito di settore Orizzontescuola, ogni regione ha fissato date diverse per riportare gli studenti in classe, che per ora continuano comunque a seguire le lezioni con la didattica a distanza. C’è chi ha già riaperto, come la Toscana, dall’11 gennaio. Nelle prossime ore, si attende inoltre un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che faccia maggiore chiarezza su questa vicenda.

La situazione è dunque confusa, ma Marattin esagera quando dice che «da quasi un anno» gli studenti non vanno a scuola. In Italia le lezioni in presenza sono state fermate con l’arrivo della prima ondata, per poi ricominciare a settembre 2020. Con l’aumento dei contagi, elementari e una parte delle medie hanno proseguito le lezioni in classe, mentre le superiori sono passate alla didattica a distanza. Dopo le vacanze natalizie, elementari e medie hanno ripreso in presenza, mentre le superiori ancora no.

Al di là dell’esagerazione del deputato di Italia viva, è vero che abbiamo chiuso più di tutti in Europa?

Che cosa hanno fatto gli altri Paesi europei

Verificare quali decisioni sono state prese per le scuole dai vari Paesi europei, tra marzo 2020 e oggi, sembra un compito molto complicato. Per fortuna in nostro soccorso viene un rapporto pubblicato a fine dicembre scorso dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), di cui abbiamo parlato in una recente analisi su scuole e contagi.

Tra le altre cose, nel loro rapporto i ricercatori dell’Ecdc hanno riassunto le chiusure e le riaperture delle scuole primarie e secondarie – dalle elementari alle superiori, insomma – in 31 Paesi europei (gli Stati membri Ue, più Regno Unito, Islanda, Norvegia e Liechtenstein).

I dati raccolti sono aggiornati al 16 dicembre: per quanto siano di circa un mese fa, danno un quadro per lo più aggiornato dei provvedimenti presi dagli Stati europei, visto che a fine dicembre sono poi iniziate le vacanze natalizie. L’Ecdc precisa che ci possono essere delle semplificazioni nella raccolta dei dati, frutto dei diversi provvedimenti che possono essere stati presi su scala locale (si pensi, per esempio, alle varie misure regionali in Italia per avere un’idea sulla complessità del tema).

Infine, un altro limite è la divisione dell’Ecdc tra scuole primarie e secondarie: in quest’ultime rientrano in Italia sia medie che superiori (rispettivamente scuole secondarie di primo e secondo grado), che come abbiamo visto prima hanno ricevuto trattamenti diversi. Nell’analisi dell’Ecdc, dunque, questa distinzione si perde un po’, ma le sue elaborazioni rimangono comunque un utile strumento per avere un quadro dei provvedimenti presi.

Le scuole primarie

Per quanto riguarda le scuole primarie, i dati dell’Ecdc mostrano che, dopo la chiusura da marzo fino all’estate 2020, in Italia sono rimaste aperte, come abbiamo scritto anche sopra. Altri Paesi europei hanno invece richiuso – chi più, chi meno – le scuole primarie dopo l’inizio del nuovo anno scolastico, come la Slovenia, la Romania, la Polonia, la Grecia e la Bulgaria.

Tra i grandi Paesi europei, anche Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, dopo le chiusure di primavera-estate 2020, hanno tenuto aperto con l’inizio del nuovo anno scolastico (Grafico 1).

Grafico 1. La chiusura delle scuole primarie in Europa: il verde chiaro indica chiusure più moderate di quelle verde scuro – Fonte: Ecdc

Le scuole secondarie

Discorso vale per le scuole secondarie, dove si è deciso di chiudere di più un po’ in tutto il continente. Con l’arrivo della seconda ondata, in Italia sono state chiuse (per quanto riguarda le scuole superiori), come riportato dal Grafico 2 dell’Ecdc. Questa scelta è stata in controtendenza rispetto agli altri grandi Paesi europei: Francia, Germania, Regno Unito e Spagna hanno tenuto aperto, ma come vedremo meglio tra poco, i problemi non mancano neppure lì.

Paesi come Slovenia, Polonia, Lituania, Austria hanno seguito la linea delle chiusure, intervenendo anche qualche giorno prima rispetto a quanto fatto dal governo italiano.

Grafico 2. La chiusura delle scuole secondari in Europa: il verde chiaro indica chiusure più moderate di quelle verde scuro – Fonte: Ecdc

Andando oltre alle elaborazioni dell’Ecdc, il quadro europeo è oggi in continua evoluzione, e in una direzione opposta rispetto a quanto auspicato da Marattin. Basti pensare, per esempio, che in Regno Unito e Germania sono stati introdotti di nuovo dei lockdown nazionali – seppure con sfumature diverse – con la chiusura di tutte le scuole. Uno scenario, per il momento, diverso da quanto sta avvenendo in Italia.

Il verdetto

Secondo Luigi Marattin, l’Italia è «l’unico Paese europeo che non manda i ragazzi a scuola da quasi un anno». Questa frase è un’esagerazione, per almeno due motivi.

Se si guarda dalle elementari alle superiori, non è vero che in Italia è «quasi un anno» che è stata sospesa la didattica in presenza. Con l’avvio dell’anno scolastico 2020-2021, tutti gli studenti sono tornati in classe: con l’arrivo della seconda ondata, le elementari e una parte delle medie hanno proseguito in presenza, mentre le restanti classi si sono spostate sulla didattica a distanza.

In un confronto europeo, sia per quanto riguarda le scuole primarie che quelle secondarie, l’Italia non è stata l’unica a optare per le chiusure autunnali. Altri Paesi hanno scelto questa strada, anche con maggiore decisione.

È vero: gli altri grandi Stati europei hanno scelto di mantenere tutte le lezioni in presenza, ma ora non mancano i problemi, come dimostrato dai lockdown di Regno Unito e Germania, e dalla chiusura delle scuole.

In conclusione, Marattin si merita un “Nì”.

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