Un annuncio pubblico in assemblea e una comunicazione sul sito della Camera. Questa è la sanzione che il 1° aprile il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati ha stabilito all’unanimità per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia. Lo scorso 24 marzo Delmastro si è dimesso da sottosegretario per le sue presunte frequentazioni con persone vicine alla criminalità organizzata. In particolare, secondo un’inchiesta del Fatto Quotidiano, Delmastro ha posseduto fino a febbraio di quest’anno delle quote nella società “Le 5 Forchette srl”, insieme con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato per aver favorito le attività della camorra a Roma. La società “Le 5 Forchette srl” gestiva il ristorante Bisteccheria d’Italia a Roma, dove Delmastro si recava spesso a cena anche con altri vertici del Ministero della Giustizia, tra cui l’ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio Giusi Bartolozzi.
Il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati è l’organo della Camera che si occupa di vigilare sul corretto comportamento dei parlamentari e il rispetto di alcune norme di trasparenza, come l’obbligo per i deputati di rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi, le spese per la loro propaganda elettorale, i beni immobili posseduti e, tra le altre cose, anche le quote di partecipazioni a società. Nel caso di Delmastro, il 1° aprile, il Comitato sulla condotta dei deputati ha riscontrato che, prima dell’inchiesta giornalistica, il deputato di Fratelli d’Italia non aveva documentato nella sua dichiarazione patrimoniale le quote che possedeva nella società “Le 5 Forchette srl” e nemmeno di averle cedute. Delmastro ha infatti aggiornato la propria dichiarazione patrimoniale pubblicata sul sito della Camera solo il 28 marzo, ossia quattro giorni dopo essersi dimesso da sottosegretario.
Delmastro ha quindi violato il Codice di condotta dei deputati, che impone loro di aggiornare sempre la propria documentazione patrimoniale. Il punto è che la sanzione massima prevista in questi casi dal Codice di condotta dei deputati è una semplice comunicazione pubblica in aula e la comunicazione sul sito della Camera. Francesca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi-Sinistra e componente del Comitato, ha sottolineato come da regolamento non fossero possibili ulteriori sanzioni nei confronti di Delmastro, e che comunque il richiamo «è stato importante a tutela dell’onore delle istituzioni». Al netto delle regole, per la mancata comunicazione delle quote detenute nella società “Le 5 Forchette srl” Delmastro è stato punito dalla Camera sostanzialmente con un rimprovero, che non avrà altre conseguenze dal punto di vista istituzionale.
Già in altre occasioni abbiamo documentato come ci siano dubbi sulla reale efficacia delle regole del Codice di condotta dei deputati, introdotto per la prima volta nel 2016. Fino a poco tempo fa, questo codice non era nemmeno incluso nel regolamento della Camera, assumendo una posizione piuttosto incerta tra le regole di funzionamento della Camera stessa. A febbraio di quest’anno il Codice di condotta è stato effettivamente inserito nel regolamento della Camera attraverso la nuova riforma del regolamento. Allo stesso tempo però, ci sono ancora delle questioni irrisolte: da anni la Camera non applica una regola contenuta nello stesso Codice di condotta, che imporrebbe la pubblicazione sulle pagine dei singoli parlamentari delle spese dei deputati per alloggi, viaggi e soggiorni pagati da soggetti terzi. Su questi punti i deputati continuano a non fare chiarezza.
Il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati è l’organo della Camera che si occupa di vigilare sul corretto comportamento dei parlamentari e il rispetto di alcune norme di trasparenza, come l’obbligo per i deputati di rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi, le spese per la loro propaganda elettorale, i beni immobili posseduti e, tra le altre cose, anche le quote di partecipazioni a società. Nel caso di Delmastro, il 1° aprile, il Comitato sulla condotta dei deputati ha riscontrato che, prima dell’inchiesta giornalistica, il deputato di Fratelli d’Italia non aveva documentato nella sua dichiarazione patrimoniale le quote che possedeva nella società “Le 5 Forchette srl” e nemmeno di averle cedute. Delmastro ha infatti aggiornato la propria dichiarazione patrimoniale pubblicata sul sito della Camera solo il 28 marzo, ossia quattro giorni dopo essersi dimesso da sottosegretario.
Delmastro ha quindi violato il Codice di condotta dei deputati, che impone loro di aggiornare sempre la propria documentazione patrimoniale. Il punto è che la sanzione massima prevista in questi casi dal Codice di condotta dei deputati è una semplice comunicazione pubblica in aula e la comunicazione sul sito della Camera. Francesca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi-Sinistra e componente del Comitato, ha sottolineato come da regolamento non fossero possibili ulteriori sanzioni nei confronti di Delmastro, e che comunque il richiamo «è stato importante a tutela dell’onore delle istituzioni». Al netto delle regole, per la mancata comunicazione delle quote detenute nella società “Le 5 Forchette srl” Delmastro è stato punito dalla Camera sostanzialmente con un rimprovero, che non avrà altre conseguenze dal punto di vista istituzionale.
Già in altre occasioni abbiamo documentato come ci siano dubbi sulla reale efficacia delle regole del Codice di condotta dei deputati, introdotto per la prima volta nel 2016. Fino a poco tempo fa, questo codice non era nemmeno incluso nel regolamento della Camera, assumendo una posizione piuttosto incerta tra le regole di funzionamento della Camera stessa. A febbraio di quest’anno il Codice di condotta è stato effettivamente inserito nel regolamento della Camera attraverso la nuova riforma del regolamento. Allo stesso tempo però, ci sono ancora delle questioni irrisolte: da anni la Camera non applica una regola contenuta nello stesso Codice di condotta, che imporrebbe la pubblicazione sulle pagine dei singoli parlamentari delle spese dei deputati per alloggi, viaggi e soggiorni pagati da soggetti terzi. Su questi punti i deputati continuano a non fare chiarezza.