Una delle novità introdotte con la recente riforma del regolamento della Camera, approvata martedì 17 febbraio, riguarda le regole di comportamento dei deputati. La riforma ha infatti previsto l’introduzione nel regolamento del Codice di condotta dei deputati, un documento adottato nel 2016 che contiene una serie di norme legate alla trasparenza del mandato parlamentare. Tra queste, per esempio, c’è l’obbligo di pubblicare sulle proprie pagine istituzionali online le dichiarazioni dei redditi e le informazioni su eventuali incarichi esterni alla politica.

Finora il Codice di condotta era un documento esterno al regolamento e, anche per questo motivo, risultava poco efficace. Con la riforma, invece, le regole sulla condotta dei deputati sono entrate nel regolamento della Camera, diventando quindi vincolanti a tutti gli effetti. Nonostante questo passaggio, però, da quasi dieci anni una delle norme del Codice di condotta non è mai stata applicata: quella sulla trasparenza delle spese dei deputati per alloggi, viaggi e soggiorni pagati da soggetti terzi.

Il Codice di condotta della Camera prevede che i deputati non possano accettare doni e regali di importo superiore a 250 euro. Inoltre stabilisce che l’Ufficio di presidenza della Camera definisca le regole secondo cui i deputati devono rendicontare le spese sostenute per loro conto da soggetti terzi. Fino a oggi, però, la Camera non ha mai garantito la pubblicazione di queste informazioni sulle pagine istituzionali online dei deputati.

Dopo numerosi tentativi, a luglio 2024 il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, l’organo che vigila sull’applicazione del Codice di condotta, aveva approvato alcune linee guida per garantire la trasparenza delle spese sostenute per i deputati da associazioni e altri enti che organizzano eventi a cui partecipano i parlamentari. La proposta prevede che i deputati pubblichino nella loro pagina istituzionale sul sito della Camera tutte le spese per viaggi, alloggi e soggiorni pagate da soggetti terzi, fatta eccezione per quelle inferiori a 250 euro.

Le linee guida prevedono inoltre alcuni casi di esclusione. In particolare, la pubblicazione delle spese non sarebbe richiesta se queste fossero state pagate da organi costituzionali, come la Camera stessa; da altre amministrazioni pubbliche, come le regioni o le province; da organizzazioni internazionali, come il Consiglio d’Europa; e dai partiti, dalle fondazioni e dalle confessioni religiose.

Dopo l’approvazione del Comitato consultivo, il documento è passato all’Ufficio di presidenza della Camera per il via libera definitivo, ma al momento non è stata presa alcuna decisione. Fonti interne all’Ufficio di presidenza hanno confermato a Pagella Politica che il documento non è stato finora esaminato. 

«Noi abbiamo fatto la scelta di adottare nella riforma del regolamento il Codice di condotta. Non abbiamo fatto interventi correttivi di quel testo, ma abbiamo risposto a una richiesta fatta dal GRECO e abbiamo ritenuto di elevare il livello portandolo dentro al regolamento», ha detto (min. 29:11) a Pagella Politica il deputato del Partito Democratico Federico Fornaro, uno dei relatori della riforma del regolamento, durante una conferenza stampa tenutasi alla Camera il 18 febbraio per presentare le novità della riforma.

Il GRECO è il Gruppo di Stati contro la corruzione, un organo del Consiglio d’Europa che monitora le misure adottate dai Paesi membri per prevenire e contrastare la corruzione. Negli ultimi anni il GRECO ha più volte chiesto alla Camera di introdurre il Codice di condotta dei deputati nel regolamento interno, per rafforzarne l’efficacia, richiesta che è stata recepita con la riforma approvata il 17 febbraio. Allo stesso tempo, però, il GRECO ha chiesto in diverse occasioni alla Camera – nel 2017, 2018, 2021, 2022 e 2024 – di rendere operative anche le misure sulla trasparenza delle spese dei deputati pagate da soggetti terzi.

Al Senato la situazione è ancora più opaca. Anche qui esiste un Codice di condotta, ma, al contrario di quello della Camera, non prevede l’adozione di norme per garantire la trasparenza delle spese dei senatori pagate da soggetti terzi. Inoltre, sul tema dei doni, il Codice di condotta dei senatori contiene indicazioni molto generiche e stabilisce soltanto che «i Senatori verificano che il valore dei doni accettati nell’esercizio delle proprie funzioni sia conforme alle consuetudini di cortesia».