Che cosa prevede il nuovo disegno di legge del governo sulla sicurezza

Dal “divieto di aggregazione” al fermo preventivo, le principali novità del testo che dovrà essere approvato dal Parlamento
ANSA
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Martedì 14 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che contiene nuove misure in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al disagio giovanile.

Il testo definitivo non è ancora disponibile. Il contenuto del provvedimento però può essere ricostruito sulla base del comunicato stampa diffuso dal governo e da una scheda tecnica di cui Pagella Politica ha preso visione. I temi principali poi sono stati riassunti dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio dei ministri. Dato che si tratta di un disegno di legge, il testo non entra automaticamente in vigore, ma dovrà prima essere approvato da Camera e Senato nella stessa versione.
Come ha spiegato Piantedosi, questo disegno di legge è una «ripresa di un testo originario che era già andato per un primo esame nel Consiglio dei ministri di qualche mese fa. Poi era stato sottoposto a dei confronti interministeriali» e adesso, dopo alcune modifiche, è stato riproposto.

Questo provvedimento è solo l’ultimo di una serie di interventi che il governo Meloni ha fatto in questi anni nell’ambito della sicurezza. «Abbiamo affrontato la criminalità minorile con norme coraggiose, dalla custodia cautelare in carcere anche per i minorenni che fanno uso di armi fino alle misure severe contro l’uso dei coltelli tra i più giovani», ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video diffuso sui social, sostenendo che questo provvedimento aggiunga «un ulteriore tassello».

Il “divieto di aggregazione”

Tra le novità più rilevanti del nuovo disegno di legge sulla sicurezza c’è una misura definita nella scheda tecnica come “divieto di aggregazione”. La norma modifica il codice antimafia e amplia gli strumenti di prevenzione che possono essere utilizzati dal questore.

Il provvedimento potrà essere applicato quando almeno cinque persone, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, tengono comportamenti intimidatori, gravemente molesti o violenti contro persone o cose. In questi casi il questore potrà disporre, oltre all’avviso orale, il divieto di radunarsi nuovamente con una o più delle persone appartenenti allo stesso gruppo. Il divieto però non potrà essere disposto indistintamente nei confronti di chiunque partecipi al gruppo. Secondo il comunicato del governo, potrà riguardare chi, nei cinque anni precedenti, è già stato destinatario di misure di prevenzione, di provvedimenti adottati per la sicurezza urbana o sia stato condannato – anche con sentenza non definitiva – per delitti contro la persona o il patrimonio commessi in un luogo pubblico. L’obiettivo dichiarato di questa misura è contrastare gli episodi di violenza e vandalismo attribuiti soprattutto alle cosiddette “baby gang”.

Il fermo preventivo

Un’altra modifica riguarda l’accompagnamento e il trattenimento negli uffici di polizia per finalità di identificazione, cioè il cosiddetto “fermo preventivo”. 

Con la proposta del Consiglio dei ministri, gli agenti di pubblica sicurezza potranno applicarlo quando – durante operazioni per prevenire reati che turbino l’ordine e la sicurezza pubblica in luoghi frequentati da molte persone, come le zone della movida o le piazze affollate – ci sia motivo di ritenere che alcuni comportamenti potrebbero mettere a rischio la sicurezza. Il testo prevede che il fermo preventivo possa essere applicato anche ai minorenni. Tra i comportamenti indicati ci sono il possesso di armi o di oggetti pericolosi, l’uso di caschi o strumenti che rendano difficile l’identificazione e la presenza di segnalazioni per reati in materia di stupefacenti.

Pene più severe

Il disegno di legge introduce poi una fattispecie aggravata per i danneggiamenti commessi da almeno cinque persone riunite. In base alla modifica, la distruzione o il danneggiamento di beni altrui, quando sono commessi da un gruppo di almeno cinque persone, saranno puniti con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni e con una multa fino a 15 mila euro. 

Gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria potranno poi procedere all’arresto facoltativo in flagranza. Sarà possibile ricorrere alla cosiddetta “flagranza differita”, che consente di individuare e arrestare i responsabili successivamente, utilizzando immagini o video.

Le occupazioni abusive

Il provvedimento interviene sulle occupazioni arbitrarie di immobili. La legge prevede una “procedura accelerata” che consente alle forze di polizia di liberare rapidamente un immobile occupato e di restituirlo al titolare, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Al momento questa procedura è riservata principalmente ai casi in cui l’immobile occupato costituisca l’unica abitazione della persona che presenta la denuncia. 

Il disegno di legge elimina questa condizione, estendendo il procedimento urgente a tutte le occupazioni arbitrarie. La tutela potrà quindi riguardare una seconda casa o un altro immobile non utilizzato dal proprietario come abitazione principale.

Nuove aggravanti e tutela degli agenti

Il disegno di legge introduce anche due nuove aggravanti. La prima riguarda i delitti non colposi contro la vita, l’incolumità o la libertà morale a danno dei giornalisti o direttori di testate nell’esercizio o a causa della loro attività. La seconda invece riguarda le persone migranti che, oltre a violare un provvedimento di rimpatrio o il divieto di reingresso in Italia, commettono un delitto.

Si stabilisce tra le altre cose la procedibilità d’ufficio per le lesioni personali lievi o lievissime commesse ai danni di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza durante lo svolgimento delle loro funzioni o a causa di esse.

La prevenzione del disagio giovanile

Accanto alle misure penali e di ordine pubblico, il disegno di legge contiene un capitolo dedicato alla prevenzione del disagio giovanile e al sostegno delle famiglie.

Nel testo è inserita l’istituzione, nell’ambito dei Centri per la famiglia, di una “rete territoriale dell’alleanza educativa”, che dovrebbe mettere in collegamento famiglie, scuole, servizi sociali, istituzioni locali e altre realtà presenti sul territorio. Saranno promossi progetti per contrastare la povertà educativa, l’emarginazione sociale e le condizioni che possono favorire la devianza giovanile.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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