La Camera ha alleggerito la legge sui lobbisti

Il testo – che ora va in Senato – è stato approvato con i voti della maggioranza, mentre le opposizioni si sono astenute, sollevando alcuni dubbi
ANSA
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Giovedì 29 gennaio la Camera ha approvato la proposta di legge che introduce in Italia un registro nazionale dei rappresentanti di interessi, chiamati più comunemente “lobbisti”. Il testo, presentato dal deputato di Forza Italia Nazario Pagano, interviene per la prima volta in modo organico su un settore che riguarda chi, ricoprendo incarichi politici o istituzionali, influenza le decisioni pubbliche promuovendo gli interessi di grandi aziende, associazioni di categoria e gruppi organizzati. 

A differenza di altri grandi Paesi come Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, al momento l’Italia non dispone ancora di una legge nazionale in materia.

Dopo anni di tentativi senza esito, il provvedimento approvato – che ora passerà al Senato – è il risultato di una lunga indagine conoscitiva con esperti e giuristi, iniziata a marzo 2023 e conclusa un anno e mezzo dopo. Il testo prevede la creazione di un registro nazionale dei rappresentanti di interessi, con iscrizione obbligatoria e rendicontazione delle attività svolte. La gestione e il controllo del registro sono affidati al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), un organo consultivo attualmente guidato dall’ex ministro di Forza Italia Renato Brunetta. 

Finora, in Italia ogni istituzione ha assicurato la trasparenza sull’attività dei lobbisti in modo autonomo e disomogeneo. Dal 2016 la Camera ha un registro pubblico per i rappresentanti di interessi, ma le verifiche sono quasi assenti e aggirare l’obbligo di registrazione è relativamente facile. Al Senato un registro di questo tipo non esiste, mentre i ministeri seguono regole diverse tra loro.
I partiti della maggioranza hanno votato a favore della proposta di legge, mentre i partiti all’opposizione si sono astenuti, sollevando diversi dubbi. Le critiche principali sono arrivate dal Movimento 5 Stelle, che considera troppo blanda la proposta approvata dalla Camera. «Ci siamo astenuti perché questa legge non ci convince nel suo complesso, sebbene sia un passo avanti rispetto al passato. Non ci convincono soprattutto la scelta di affidare il registro al CNEL e l’esclusione di alcune realtà dall’obbligo di iscrizione al nuovo registro», ha spiegato a Pagella Politica il deputato Alfonso Colucci.

Colucci fa riferimento ad alcune modifiche introdotte alla proposta di legge durante l’esame in Commissione Affari costituzionali della Camera. In particolare, due emendamenti identici – uno dei partiti di maggioranza e uno di Italia Viva – hanno stabilito che non saranno obbligati a iscriversi al registro dei lobbisti né i rappresentanti delle organizzazioni sindacali né quelli delle organizzazioni dei datori di lavoro. In origine, solo i sindacati erano esclusi, mentre la deroga è stata estesa anche agli enti che rappresentano i datori di lavoro. 

Un altro aspetto dibattuto della legge è che tra le categorie a cui è consentita la registrazione come lobbisti ci sono pure i giornalisti. In origine, la proposta di Pagano prevedeva il divieto di iscrizione dei giornalisti dal registro, ma in seguito un emendamento del Movimento 5 Stelle approvato in commissione lo ha eliminato. «Abbiamo approvato l’emendamento del Movimento 5 Stelle perché ci sono diversi rappresentanti di interessi che sono anche iscritti all’ordine dei giornalisti, ma non esercitano effettivamente la professione di giornalista, e con quel divieto sarebbero stati costretti a cancellarsi dal registro», ha spiegato il capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari costituzionali Paolo Emilio Russo.

Un altro punto discusso tra i partiti riguarda gli ex parlamentari e chi ricopre incarichi di governo. In particolare, la proposta di legge stabilisce che i parlamentari e chi ricopre incarichi di governo non possano svolgere l’attività di lobbisti durante il loro mandato e per un anno dopo la cessazione del mandato stesso. Secondo il Movimento 5 Stelle, questo divieto è troppo morbido e sarebbe stato necessario prevedere un periodo più lungo prima che un parlamentare o un ministro possa diventare lobbista dopo la fine del suo incarico in politica.

Durante l’esame in commissione, la proposta di Pagano è stata alleggerita anche su altri aspetti. Un emendamento di Italia Viva ha reso meno stringente l’obbligo di rendicontare gli incontri tra lobbisti e politici. La versione originale della proposta di legge prevedeva un aggiornamento settimanale del registro, ora sostituito da una scadenza trimestrale. Parallelamente, un emendamento della maggioranza e uno del Partito Democratico hanno ridotto da due anni a un anno il periodo di attesa per la nuova iscrizione dopo una cancellazione, per esempio in caso di mancato aggiornamento del registro.

Il PD, Alleanza Verdi-Sinistra e Azione hanno invece contestato soprattutto la scelta di affidare il controllo del registro al CNEL. Non a caso, in questa legislatura questi tre partiti, insieme al Movimento 5 Stelle, hanno presentato proposte di legge alternative che prevedono un registro controllato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM). Il tema del soggetto incaricato del controllo è stato uno dei più discussi anche durante l’indagine conoscitiva: alcuni esperti hanno suggerito di affidarlo direttamente al Parlamento, mentre altri hanno considerato il CNEL un punto di intermediazione adeguato tra sindacati, datori di lavoro e realtà produttive.

Ora il testo passerà all’esame del Senato per l’eventuale approvazione definitiva, salvo ulteriori modifiche nel corso dell’iter parlamentare.

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