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No, Speranza non ha portato la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil prima della pandemia

| 07 settembre 2023
La dichiarazione
«Speranza, ministro del governo PD-M5S, aveva riportato la sanità al 7 per cento del Pil prima del Covid»
Fonte: X | 6 settembre 2023
ANSA/TINO ROMANO
ANSA/TINO ROMANO
Verdetto sintetico
Il responsabile delle iniziative politiche del PD sbaglia.
In breve
  • Speranza è diventato per la prima volta ministro della Salute a settembre 2019. La legge di Bilancio per il 2020, approvata prima della pandemia, ha stanziato nuove risorse per la sanità, ma non abbastanza da portare la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil. TWEET
  • Questa percentuale è stata superata nel 2020, ma a causa di due fattori, entrambi legati alla pandemia: l’aumento della spesa sanitaria e il crollo del Pil. TWEET
Il 6 settembre il responsabile delle iniziative politiche del Partito Democratico Marco Furfaro ha risposto su X a un utente che criticava i governi di centrosinistra per la gestione della sanità. Furfaro ha ammesso che «in passato la sanità è stata definanziata anche dal centrosinistra», definendolo un «grande errore». Ma ha poi aggiunto che durante il secondo governo Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle e PD, l’allora ministro della Salute Roberto Speranza aveva portato la spesa sanitaria a un valore pari al «7 per cento del Pil» prima dell’inizio della pandemia di Covid-19.

Abbiamo verificato che cosa dicono i numeri e Furfaro sbaglia, come ha fatto notare su X il giornalista del Foglio Luciano Capone, rispondendo all’esponente del PD.

Prima della pandemia

Speranza è diventato ministro della Salute del secondo governo Conte il 5 settembre 2019 (all’epoca era deputato di Liberi e Uguali e segretario di Articolo 1, il partito che a giugno 2023 è confluito nel PD). Meno di un mese più tardi, il 30 settembre, il governo ha presentato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef), un testo in cui aggiornava le previsioni economiche e gli obiettivi di finanza pubblica. La Nadef del 2019 stimava che nel 2019 e nel 2020 la spesa sanitaria avrebbe raggiunto un valore pari al 6,6 per cento del Pil, a legislazione vigente, ossia sulla base delle norme in vigore alla fine di settembre 2019. 

Nella parte della Nadef dedicata alle linee programmatiche sulla sanità, il secondo governo Conte dichiarava che il Servizio sanitario nazionale è un «patrimonio da tutelare e rafforzare intervenendo anche per ridurre disuguaglianze crescenti». «Occorre consolidare la natura universalistica del Servizio sanitario nazionale e il ruolo cruciale della sanità pubblica nell’assicurare a tutti i cittadini il pieno diritto ad accedere ai migliori servizi per la salute», si legge nella prima Nadef firmata con Speranza ministro della Salute. In nessun punto si fa però riferimento all’obiettivo di aumentare la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil già nel 2020.

Alla fine del 2019 il Parlamento ha poi approvato in via definitiva la legge di Bilancio per l’anno successivo, che conteneva nuovi stanziamenti per la sanità, in particolare per l’edilizia sanitaria e l’abolizione del cosiddetto “superticket”. Nel complesso le nuove risorse ammontavano a circa 7 miliardi di euro spalmati sui tre anni successivi, dunque in media 2,3 miliardi di euro in più l’anno: una cifra considerevole, ma non abbastanza per portare la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil (nel 2019 il Pil italiano è stato pari a circa 1.800 miliardi di euro). 

Il 14 dicembre 2019 Speranza aveva tenuto una conferenza stampa con l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte per presentare le misure sulla sanità. In quasi un’ora di conferenza stampa non aveva mai detto che nell’anno successivo la legge di Bilancio avrebbe portato la spesa sanitaria a un valore pari al 7 per cento del Pil e questo traguardo non compare nemmeno nelle slide proiettate durante quell’evento.

Con la pandemia

A fine febbraio 2020 sono stati diagnosticati i primi casi ufficiali di Covid-19 in Italia. Il 9 marzo è iniziato il lockdown, terminato il 18 maggio. 

Alla fine di aprile il secondo governo Conte ha presentato il Documento di economia e finanza (Def), in cui si spiegava che nel 2019 la spesa sanitaria aveva raggiunto un valore pari a 115,5 miliardi di euro, il 6,5 per cento del Pil, e che nel 2020 si prevedeva sarebbe salita a 119,5 miliardi di euro, il 7,2 per cento del Pil. Come sottolineava lo stesso Def, l’aumento della spesa era «collegato in larga parte agli interventi connessi all’emergenza sanitaria» causata dalla pandemia di Covid-19. Va poi sottolineato che lo stesso Def prevedeva per quell’anno un calo del Pil pari all’8 per cento rispetto al 2019: calando il Pil, è normale che aumentando la spesa sanitaria aumenta anche il suo rapporto rispetto al Pil. Secondo il Def nel 2021 la spesa sanitaria sarebbe arrivata a oltre 121 miliardi di euro, cifra pari al 6,9 per cento del Pil, stimato in quell’anno in crescita dopo il crollo del 2020.
Tabella 1. Previsioni della spesa sanitaria contenute nel Def 2020
Tabella 1. Previsioni della spesa sanitaria contenute nel Def 2020
La Nadef 2020 ha rivisto questa previsione, dicendo che nel 2021 la spesa sanitaria sarebbe rimasta al 7 per cento del Pil, mentre sarebbe scesa al 6,7 per cento nel 2022.

A febbraio 2021 è cambiato il governo: Conte è stato sostituito da Mario Draghi e Speranza è rimasto ministro della Salute. Nel Def di quell’anno, il primo approvato dal governo Draghi, si legge che alla fine nel 2020 la spesa sanitaria ha raggiunto i 123,5 miliardi di euro, un valore pari al 7,5 per cento del Pil.
Tabella 2. Spesa sanitaria raggiunta tra il 2017 e il 2020 – Fonte: Def 2021
Tabella 2. Spesa sanitaria raggiunta tra il 2017 e il 2020 – Fonte: Def 2021
Ancora una volta il testo confermava che l’aumento era dovuto sia all’aumento della spesa per far fronte alla pandemia sia al crollo del Pil. Il Def prevedeva che nel 2021 la spesa sarebbe stata pari al 7,3 per cento, per scendere nel 2022 al 6,7 per cento del Pil. Nel Def del 2022, il secondo e ultimo approvato dal governo Draghi, si legge che l’anno prima la spesa sanitaria si era attestata al 7,2 per cento del Pil ed era prevista calare al 7 per cento nel 2022 e al 6,6 per cento nel 2023. 
Tabella 3. Previsioni sull’andamento della spesa sanitaria contenute nel Def 2022
Tabella 3. Previsioni sull’andamento della spesa sanitaria contenute nel Def 2022

Il verdetto

Secondo Marco Furfaro, durante il secondo governo Conte sostenuto da Movimento 5 Stelle e PD, l’allora ministro della Salute Roberto Speranza aveva portato la spesa sanitaria a un valore pari al «7 per cento del Pil» prima dell’inizio della pandemia di Covid-19. Abbiamo verificato che cosa dicono i numeri e il responsabile iniziative politiche del PD sbaglia.

Speranza è diventato per la prima volta ministro della Salute a settembre 2019. La legge di Bilancio per il 2020, approvata prima della pandemia, ha stanziato nuove risorse per la sanità, ma non abbastanza da portare la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil.

Questa percentuale è stata superata nel 2020, ma a causa di due fattori, entrambi legati alla pandemia: l’aumento della spesa sanitaria e il crollo del Pil.

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