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Salvini dimentica che chi guida “drogato” rischia già il ritiro della patente

| 22 febbraio 2024
La dichiarazione
«Nel codice della strada ho previsto il ritiro della patente per chi viene trovato alla guida drogato»
Fonte: Youtube | 21 febbraio 2024
Ansa
Ansa
Verdetto sintetico
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è fuorviante.
In breve
  • Il codice della strada prevede già la sospensione della patente da uno a due anni per chi guida «in stato di alterazione psicofisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti». TWEET
  • Il Parlamento sta esaminando la riforma del codice della strada proposta da Salvini. Se sarà approvata, per ritirare la patente basterà dimostrare che un conducente ha assunto sostanze stupefacenti, anche giorni prima, e non che si trova «in uno stato di alterazione» dovuto al consumo. TWEET
Il 21 febbraio, durante l’evento conclusivo della campagna elettorale del centrodestra in Sardegna, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha detto che con la nuova riforma del codice della strada ha proposto, «da ministro e da papà», di ritirare la patente a chi «viene trovato alla guida drogato».

«Drogarsi è da coglioni, mettersi alla guida da drogati è da doppi coglioni», ha aggiunto Salvini, che però sembra dimenticare un dettaglio importante. Già oggi il codice della strada prevede il ritiro della patente per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La riforma proposta da Salvini, che deve essere ancora approvata dal Parlamento, vuole comunque inasprire questa norma.

Che cosa dice il codice della strada

Secondo l’articolo 187 del codice della strada, chi guida «in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti» è punito con una multa da 1.500 a 6 mila euro e con l’arresto da sei mesi a un anno. Non solo: è prevista anche la sospensione della patente da uno a due anni. Queste pene sono raddoppiate se viene commesso un incidente stradale e, in più, se il veicolo non è di proprietà del conducente, la sospensione della patente è raddoppiata. 

In base al “Testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope”, la patente può essere sospesa anche a chi «detiene sostanze stupefacenti o psicotrope» o ne fa «uso personale», senza che sia necessariamente fermato alla guida di un veicolo. 

Come spiega un dossier della Camera, quindi, oggi «il reato consiste nel porsi alla guida della vettura in stato di alterazione psicofisica dovuta all’assunzione della sostanza vietata». Per accertare il reato è «essenziale» stabilire che ci sia un nesso causale tra il consumo di una sostanza stupefacente e i suoi effetti di alterazione sull’organismo. Non basta dimostrare che nelle ore o nei giorni precedenti un guidatore ha assunto un qualche tipo di droga: devono esserci anche gli effetti.

In questa direzione si è espressa con varie sentenze la Corte di Cassazione. Di recente, nel 2023, i giudici hanno stabilito che per provare la responsabilità di un guidatore non basta dimostrare che abbia assunto sostanze stupefacenti. Bisogna dimostrare che queste sostanze abbiano causato uno stato di alterazione psicofisica durante la guida.

Dunque se con l’espressione «guidare drogati» – usata da Salvini – si intende mettersi alla guida sotto l’effetto di stupefacenti, la legge prevede già il ritiro della patente.

Che cosa propone la riforma di Salvini

Il disegno di legge di riforma del codice della strada, presentato in Parlamento da Salvini a settembre 2023, è al momento all’esame della Commissione Trasporti della Camera e propone di modificare l’articolo 187. In breve Salvini ha proposto di eliminare il riferimento alla guida «in stato di alterazione psicofisica»: se la riforma sarà approvata, per commettere il reato basterà semplicemente mettersi alla guida «dopo aver assunto sostanze stupefacenti», e non solo sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. 

Come sottolinea il già citato dossier della Camera, in questo modo «al nesso causale è sostituito un nesso meramente cronologico». A oggi un conducente che viene fermato dalle forze dell’ordine può essere sottoposto a tre tipi di controlli per stabilire se ha assunto sostanze vietate oppure no. Con la modifica proposta da Salvini si supererebbero le difficoltà nel dimostrare che un guidatore, accusato di guidare «drogato», non solo aveva assunto stupefacenti prima di mettersi alla guida, ma si trovava anche in uno stato di alterazione psicofisica. In più la riforma propone che le forze dell’ordine possano effettuare controlli sia sulla mucosa del cavo orale del guidatore, come previsto attualmente, sia sulla sua saliva, possibilità oggi non prevista.

Con un’eventuale approvazione della riforma, cambierà così l’espressione «guidare drogati»: non si intenderà più mettersi alla guida sotto l’effetto di stupefacenti. Potrà essere punito chiunque guida dopo aver consumato una qualche droga, indipendentemente dall’essere o meno sotto l’effetto stupefacente di quella sostanza.

Un caso concreto

Come confermato da varie aziende produttrici di test antidroga, al netto delle variazioni dovute alle quantità consumate, le tracce di diverse sostanze stupefacenti rimangono nel sangue o nella saliva per diverso tempo dopo la fine degli effetti alteranti. 

Per esempio, secondo una ricerca pubblicata nel 2021, l’effetto di alterazione dovuto al consumo di cannabis dura in media tra le quattro e le cinque ore, mentre tracce del suo principale principio attivo (il THC) possono risultare presenti nelle analisi fatte a giorni di distanza. 

Per intenderci, se la riforma del codice della strada dovesse passare così com’è, potrebbe essere ritirata la patente a una persona che ha consumato cannabis diversi giorni prima di mettersi alla guida.

Il verdetto

Matteo Salvini ha detto che la sua riforma del codice della strada prevede «il ritiro della patente per chi viene trovato alla guida drogato». Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dimentica che questa pena esiste già, anche se è vero che la riforma propone di inasprire le norme.

Il codice della strada prevede la sospensione della patente da uno a due anni per chi guida «in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti». Se la riforma del codice sarà approvata, per ritirare la patente basterà dimostrare che il guidatore ha assunto sostanze stupefacenti, anche giorni prima, e non che si trova «in uno stato di alterazione» dovuto al consumo.

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