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Vero: il PD era contrario al reddito di cittadinanza

| 02 agosto 2023
La dichiarazione
«Il PD era il più strenuo oppositore del reddito di cittadinanza che, diceva, “confonde le politiche attive sul lavoro con la povertà”»
Fonte: Corriere della Sera | 1 agosto 2023
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Verdetto sintetico
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha ragione.
In breve
  • Nel 2019 il PD ha sempre votato contro in Parlamento all’introduzione del reddito di cittadinanza, criticando in più occasioni il provvedimento. TWEET
  • La proposta del PD era quella di potenziare il reddito di inclusione e di non mischiare la lotta contro la povertà con le politiche attive per il lavoro. TWEET
Il 1° agosto, in un’intervista con il Corriere della Sera, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti ha respinto le critiche del Partito Democratico, che negli ultimi mesi ha difeso il reddito di cittadinanza dalle modifiche introdotte dal governo Meloni. Secondo Foti, in passato il Partito Democratico è stato «il più strenuo oppositore del reddito di cittadinanza», perché il sussidio confondeva «le politiche attive sul lavoro con la povertà».

A sostegno della sua tesi l’esponente di Fratelli d’Italia ha aggiunto che l’ex segretario del PD Nicola Zingaretti aveva definito il reddito di cittadinanza una «pagliacciata». 

Abbiamo verificato e, senza fare classifiche tra chi si è opposto di più al reddito di cittadinanza, Foti ha ragione.

Le posizioni del PD sul reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è stato introdotto dal primo governo Conte, sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, alla fine di gennaio 2019. Il decreto che ha istituito questo sussidio lo definiva una «misura  fondamentale di politica attiva del lavoro» e «di contrasto alla povertà». Il provvedimento, che conteneva altre misure come “quota 100”, è stato poi convertito in legge dal Parlamento a marzo 2019 dopo tre votazioni.

La prima approvazione è arrivata il 27 febbraio 2019 in Senato: tutti i senatori del PD presenti in aula votarono contro il provvedimento. All’epoca il segretario del partito era Maurizio Martina, che il 17 marzo di quell’anno è stato poi succeduto da Nicola Zingaretti. In Senato la dichiarazione di voto finale sul decreto per il reddito di cittadinanza era stata fatta da Matteo Renzi. «Lasciatemi dire che il tema del reddito di cittadinanza nasce da una visione del lavoro che noi non condividiamo», aveva dichiarato in aula Renzi, che a settembre 2019 è uscito dal PD per fondare Italia Viva.

La seconda approvazione è avvenuta, con modifiche, alla Camera il 21 marzo 2019: anche qui tutti i deputati del PD presenti in aula votarono contro. Per il partito la dichiarazione di voto contrario era stata fatta in aula dall’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. «Governare non significa chiedere se uno è contrario a fare la lotta alla povertà, se uno è contrario a creare lavoro, ma governare significa come si fa la lotta alla povertà, come si creano i posti di lavoro», aveva dichiarato Delrio. All’epoca secondo il PD il governo avrebbe dovuto migliorare il cosiddetto “reddito di inclusione”, introdotto dai precedenti governi, e non sostituirlo con il reddito di cittadinanza. Questo sussidio teneva separate la lotta contro la povertà e le politiche attive per il lavoro. «Voi avreste trovato tutta la nostra collaborazione, se aveste fatto un provvedimento come vi abbiamo proposto il primo giorno del nostro insediamento, un provvedimento che affrontava alla radice le questioni della povertà», aveva aggiunto Delrio, rivolgendosi al governo.

La terza e ultima approvazione per conversione in legge del decreto che ha introdotto il reddito di cittadinanza è avvenuta in Senato il 27 marzo 2019, un mese dopo la prima votazione. Anche in quell’occasione tutti i senatori del PD presenti votarono contro. Il senatore Edoardo Patriarca, nella dichiarazione di voto finale, aveva definito il reddito di cittadinanza «un tradimento soprattutto verso le famiglie numerose e con persone disabili, un tradimento verso i bambini e le bambine che si attendono risposte coraggiose e durature nel tempo», aggiungendo: «La povertà non si sconfigge soltanto con trasferimenti economici – questa è una politica di destra; è stata sempre questa la politica di destra – ma si sconfigge nelle relazioni, nella presa in carico, non soltanto nel lavoro, in un piccolo sussidio economico, peraltro a tempo determinato».

La frase di Zingaretti

Una rapida ricerca sui profili social ufficiali del Partito Democratico mostra che durante il primo governo Conte le critiche di esponenti del partito al reddito di cittadinanza erano state molte. Discorso analogo vale per le interviste con i quotidiani. Per esempio, a novembre 2018, in un’intervista con Il Sole 24 Ore Francesco Boccia – all’epoca deputato del PD, oggi capogruppo al Senato del partito – aveva definito il reddito di cittadinanza una «sciocchezza». «La priorità è creare lavoro e accompagnare chi lo ha perso verso un nuovo impiego. Nei miei giri in Campania ho incontrato molta gente che sta per divorziare o rifiuta lavori che non siano in nero per averne diritto. La risposta alla povertà è il reddito di inclusione, che va rafforzato», aveva dichiarato Boccia.

Quattro anni dopo, durante la campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre 2022, Boccia ha poi dichiarato: «Il Partito Democratico difende con forza il reddito di cittadinanza, in pandemia ha letteralmente salvato migliaia di famiglie. È una misura sacrosanta che, come ogni cosa, va migliorata rafforzando il concetto di lavoro». In questo intervallo di tempo il PD è andato al governo con il Movimento 5 Stelle, rimasto in carica dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021, con Boccia ministro per gli Affari regionali e le Autonomie.

Anche l’ex segretario del PD Zingaretti è stato tra i critici del reddito di cittadinanza, come correttamente ricordato da Foti. A novembre 2018, ospite a Omnibus su La7, Zingaretti – che alcuni mesi dopo sarebbe salito alla guida del partito – ha dichiarato: «Invece di questa pagliacciata sul reddito di cittadinanza, che nessuno sa cos’è, mettiamo i soldi sul reddito di inclusione, che amplia la base e fra qualche mese porterebbe gli assegni nelle case degli italiani».

All’epoca il reddito di cittadinanza non era ancora stato introdotto, ma era stato finanziato dal governo Conte con la legge di Bilancio per il 2019, approvata dal Parlamento alla fine del 2018.

Il verdetto

Secondo Tommaso Foti, in passato il PD è stato «il più strenuo oppositore del reddito di cittadinanza» perché il sussidio confondeva le politiche attive per il lavoro con la lotta alla povertà. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha ragione. 

Nel 2019 il PD ha sempre votato contro in Parlamento all’introduzione del reddito di cittadinanza, criticando in più occasioni il provvedimento. La proposta del PD era quella di potenziare il reddito di inclusione e di non mischiare la lotta contro la povertà con le politiche attive per il lavoro.

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