Per Strategia di Lisbona si intende un programma di riforme economiche approvato a Lisbona dai Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea nel 2000 che mirava a fare dell’Unione la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010. Che cosa c’entra la Strategia di Lisbona con gli asili nido? Renzi comincia a soffrire di stress pre-elettorale? Pare di no. Forse non lo sapete, ma oltre a ricerca, innovazione, tassi di occupazione, imprenditorialità e quant’altro, si parla anche di asili nido, fissando ai 27 Stati membri l’obiettivo di raggiungere entro il 2010 la quota del 33% di posti disponibili per i bambini al di sotto dei tre anni.
Eh sì, perché è qui che sbaglia Renzi: la fascia d’età di bambini interessati da questa tipologia di servizi educativi, nonché quella presa in esame da tutte le statistiche ufficiali è quella dagli 0 ai 2 anni, non dagli 0 ai 3, visto che a 3 anni è permessa l’iscrizione alla scuola dell’infanzia, meglio conosciuta come la cara, vecchia scuola materna.
Lo scorso 25 luglio l’Istat ha pubblicato il nuovo rapporto sull’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia, relativa all’anno scolastico 2011/2012. Questo rapporto resta ancora oggi il dato più aggiornato nel settore. Secondo quanto calcolato dall’Istat, “la quota di domanda soddisfatta rispetto al potenziale bacino di utenza (residenti tra zero e due anni) è passata dal 9% dell’anno scolastico 2003/2004 all’11,8% del 2011/2012”. Renzi pare aver sbagliato di qualche punto percentuale. Gli asili nido strettamente comunali non esauriscono, però, la totale realtà dei servizi educativi per la prima infanzia. A questo computo, infatti, occorre aggiungere i servizi integrativi o innovativi, che comprendono i “nidi famiglia”, ovvero i servizi organizzati in contesto familiare, con il contributo dei Comuni e degli enti sovracomunali. Sommando gli utenti degli asili nido e dei servizi integrativi, la quota di bambini che si avvale di un servizio socio educativo pubblico o finanziato dai Comuni risulta pari al 13,5%. Ultimo tassello di questo puzzle sono le strutture private: l’Istat ha calcolato che nel 2011, il 18,7% dei bambini di 0-2 anni frequenta un asilo nido pubblico o privato. A parte lo scivolone sull’età di riferimento, la prima parte della dichiarazione è ineccepibilmente corretta.
E in Calabria la situazione com’è? Anche in questo caso ci aiuta l’Istat: a pagina 3 del rapporto già citato troviamo, per ogni Regione, il rapporto fra bambini che frequentano i servizi socio-educativi per la prima infanzia e i residenti di età compresa fra zero e due anni. Ebbene, anche in questo caso Renzi sbaglia solamente di pochi decimali: la Calabria si posiziona sul fondo della classifica con un indicatore di presa in carico dei servizi pari al 2,5%.
Come abbiamo visto, il nostro Premier sbaglia a considerare i bambini di tre anni nella fascia dei beneficiari di questi servizi educativi; tale svista gli costa la vetta del podio, ma la correttezza degli altri dati riportati lo premia con un “C’eri quasi”!