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L’immunità parlamentare copre anche gli insulti?

| 27 dicembre 2023
La dichiarazione
«L’immunità parlamentare non copre gli insulti»
Fonte: La Stampa | 23 DICEMBRE 2023
Ansa
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Verdetto sintetico
In linea di massima il leader di Italia Viva ha ragione.
In breve
  • L’immunità parlamentare è prevista dalla Costituzione e tutela le opinioni espresse dai parlamentari «nell’esercizio delle loro funzioni». TWEET
  • Almeno due sentenze della Corte Costituzionale, entrambe su due esponenti della Lega, hanno stabilito che l’immunità parlamentare non può coprire gli insulti, se non in casi eccezionali. TWEET
Il 23 dicembre, in un’intervista con La Stampa, il presidente di Italia Viva Matteo Renzi ha dichiarato che querelerà il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri per gli insulti ricevuti il giorno prima nell’aula del Senato. Un filmato mostra infatti Gasparri urlare a Renzi: «Vai a cagare», mentre il leader di Italia Viva teneva le dichiarazioni di voto del suo partito sulla nuova legge di Bilancio. Secondo fonti stampa, l’esponente di Forza Italia avrebbe dato anche del «vigliacco» all’ex presidente del Consiglio.

Gasparri si è subito scusato in aula, e ha poi chiesto nuovamente scusa ospite di Tagadà su La7, ma Renzi vuole comunque procedere «in sede giudiziaria» perché, a detta sua, l’immunità parlamentare «non copre gli insulti». Abbiamo verificato e, in linea di massima, il leader di Italia Viva ha ragione sui limiti dell’immunità parlamentare.

I limiti dell’immunità

L’immunità per i parlamentari è stabilita dall’articolo 68 della Costituzione, secondo cui «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni». 

La Costituzione stabilisce poi che è necessaria un’autorizzazione di un’apposita giunta parlamentare per perquisire, arrestare, detenere o intercettare deputati e senatori. Al Senato questa giunta si chiama “Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari”, mentre alla Camera prende il nome di “Giunta per le autorizzazioni”. Queste due giunte possono garantire l’immunità ai parlamentari accusati a vario titolo se questi hanno commesso reati nell’esercizio del loro lavoro di parlamentari. L’arresto non deve essere autorizzato dalle giunte solo se il parlamentare è condannato con una sentenza definitiva o se viene arrestato in flagranza di reato (per intenderci, se viene colto sul fatto).

Negli ultimi anni almeno due sentenze della Corte Costituzionale hanno annullato le deliberazioni delle giunte per le immunità e portato a processo alcuni parlamentari che avevano insultato colleghi o istituzioni. Secondo la Corte Costituzionale, la tutela prevista dall’immunità parlamentare non può estendersi alle dichiarazioni che hanno esclusivamente un intento diffamatorio e ingiurioso. In breve, gli insulti non possono essere qualificati solo come “opinioni” e «l’uso del turpiloquio non fa parte del modo di esercizio delle funzioni parlamentari ammesso dalle norme», ha stabilito la Corte Costituzionale. In base alle sentenze, le opinioni espresse dai parlamentari fuori dalle aule del Parlamento possono essere coperte dall’immunità solo quando hanno «finalità divulgativa dell’attività parlamentare». 

Secondo la Corte Costituzionale, se l’immunità parlamentare coprisse tutti gli insulti, «dilaterebbe il perimetro costituzionalmente tracciato, generando un’immunità non più soltanto funzionale ma, di fatto, sostanzialmente “personale”, a vantaggio di chi sia stato eletto membro del Parlamento».

I precedenti

Nel 2006 la Corte Costituzionale ha annullato l’immunità inizialmente garantita all’allora deputato Umberto Bossi, che anni prima aveva dichiarato durante un comizio: «Quando io vedo il tricolore, mi incazzo; il tricolore lo uso soltanto per pulirmi il culo». Successivamente Bossi è stato condannato per vilipendio alla bandiera in base all’articolo 292 del codice penale. 

Nel 2018 la Corte Costituzionale ha preso una decisione simile per un altro esponente della Lega, Roberto Calderoli, all’epoca senatore e oggi ministro del governo Meloni. Nel 2013 Calderoli, pure lui durante un comizio della Lega, aveva detto sull’allora ministra per l’Integrazione Kashetu Kyenge (Partito Democratico): «Sarebbe un ottimo ministro, […] ma dovrebbe esserlo in Congo non in Italia, perché se c’è […] bisogno di un ministro per le pari opportunità, per l’integrazione, c’è bisogno là, perché […] se vedono passare un bianco là gli sparano». Calderoli aveva anche attribuito a Kyenge «sembianze di orango». Lo scorso giugno l’esponente della Lega è stato condannato definitivamente per le offese nei confronti dell’ex ministra. 

Ad aprile la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha negato la possibilità per il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi di ricorrere all’immunità parlamentare per un fatto avvenuto nel 2020. Tre anni fa Sgarbi, all’epoca deputato, aveva rivolto vari insulti all’allora vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che lo aveva invitato a indossare correttamente la mascherina in aula. Carfagna aveva querelato Sgarbi, chiedendo un risarcimento di 30 mila euro per le offese ricevute, ma secondo la difesa del sottosegretario l’immunità parlamentare avrebbe coperto gli insulti dal momento che erano opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Come detto, la giunta ha però espresso parere contrario e il processo civile è ripreso. 

Al momento non è possibile stabilire con certezza quale sarà l’esito della vicenda che coinvolge Gasparri e Renzi. Se la querela minacciata dal leader di Italia Viva diventasse realtà, innanzitutto bisognerebbe capire che cos’ha detto davvero l’esponente di Forza Italia, che potrebbe poi chiedere l’immunità alla giunta parlamentare, la cui delibera potrebbe a sua volta essere giudicata dalla Corte Costituzionale.

Il verdetto

Secondo Matteo Renzi, l’immunità parlamentare «non copre gli insulti». Abbiamo verificato e, in linea di massima, il leader di Italia Viva ha ragione.

L’immunità parlamentare è prevista dalla Costituzione e tutela le opinioni espresse dai parlamentari «nell’esercizio delle loro funzioni».

Almeno due sentenze della Corte Costituzionale, entrambe su due esponenti della Lega, hanno stabilito che l’immunità parlamentare non può coprire gli insulti, se non in casi eccezionali.

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