Era il 24 febbraio e Renzi, nel discorso con cui chiedeva la fiducia al Senato, si impegnava così: “il primo elemento su cui prendiamo un impegno è lo sblocco totale – non parziale, TO-TA-LE – dei debiti della pubblica amministrazione, attraverso un diverso utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti”. Sei mesi dopo, a che punto siamo?
Nel discorso, in realtà, Renzi non specifica alcun lasso temporale – insomma, non dice, come sostiene Grillo, che i debiti della pubblica amministrazione sarebbero stati sbloccati subito. Tuttavia, il 12 marzo il Premier si impegnava in maniera meno fumosa, parlando di sblocco “immediato e totale dei debiti della pubblica amministrazione: 22 miliardi già pagati e 68 miliardi totali che pagheremo entro luglio”. Neanche un giorno e la scadenza sembra slittare: il 13 marzo, infatti, a Porta a Porta Renzi scommette con Vespa che i debiti sarebbero stati pagati entro il 21 settembre, ultimo giorno d’estate. A tale data manca poco, e sembra proprio che Grillo abbia ragione. Ma facciamo un passo indietro.
A quanto ammontano i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese? Non si sa. Come riporta il sito della Camera, “al momento non esistono dati certi sull’ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese. Secondo quanto riferito nel corso della audizione della Banca d’Italia […] ciò sarebbe imputabile al fatto che nel nostro Paese gli attuali sistemi contabili delle pubbliche amministrazioni non permettono una rilevazione sistematica ed esaustiva dei debiti commerciali” (e qui ci sentiamo di scomodare la Sora Lella). In ogni caso, Bankitalia stimava, a fine 2011, debiti per un valore di 90 miliardi. Quei 60 miliardi citati da Grillo si riferiscono alla cifra indicata dal ministro dell’Economia Padoan in un’intervista al Sole 24 Ore: “la cifra da aggredire che noi prendiamo a riferimento è di 60 miliardi”.
Ma torniamo alla dichiarazione: cosa è stato fatto fino ad oggi? Lo riassume bene il sito del Ministero dell’Economia: “il problema dell’accumularsi di debiti nelle pubbliche amministrazioni è stato affrontato compiutamente per la prima volta con il decreto legge n. 35 del 2013 [che metteva a disposizione circa 40 miliardi], adottato dal Governo Monti […]. A questa prima fase il Governo Letta ha fatto seguire una seconda fase con il decreto legge n. 102 del 31 agosto 2013 con il quale sono stati incrementati i pagamenti previsti per il 2013 per 7,2 miliardi senza ridurre quelli attesi per il 2014. Con Legge di Stabilità 2014 sono stati inoltre stanziati ulteriori 0,5 miliardi per l’anno 2014. Il Governo Renzi, con Decreto Legge 66/2014, ha stanziato ulteriori 9,3 miliardi e ha reso possibile la garanzia dello Stato sui crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni”.
Lo Stato ha dunque stanziato circa 57 miliardi di euro per il biennio 2013-2014. Tuttavia, come mostra la tabella sottostante ripresa dal sito del Mef, al 21 luglio erano stati pagati soltanto 26 miliardi, meno della metà.
Osservando il progresso nei pagamenti, non pare che il governo Renzi abbia impresso un’accelerazione significativa. Alla data di insediamento del nuovo esecutivo, erano già stati pagati 22,8 miliardi (i 22 miliardi citati da Renzi sopra); da allora sono stati effettuati pagamenti per solo 3,3 miliardi. Appuntamento dunque al 21 settembre, data del prossimo aggiornamento nonché la scadenza fissata da Renzi. Per mantenere la promessa occorrerebbe che dal 21 luglio – data dell’ultimo aggiornamento – siano stati versati alle imprese creditrici circa 31 miliardi, una cifra perfino superiore ai 26 miliardi erogati finora in un anno di tempo.
La dichiarazione di Grillo è leggermente fuorviante nella parte in cui sostiene che Renzi aveva promesso di sbloccare i debiti subito. C’è inoltre da notare che i 60 miliardi sono stati effettivamente “sbloccati” (57 miliardi, di cui il Governo Renzi è responsabile per circa 9), nel senso che lo stanziamento è stato previsto da diversi interventi normativi. E’ l’effettivo pagamento ai creditori di tale cifra che rimane sotto la metà, come osserva correttamente Grillo. Complessivamente: “C’eri quasi”.