E’ stato il primo passo del nuovissimo “governo di coalizione” afghano. Dopo aver finalmente raggiunto un accordo (arrivato in seguito a mesi di stallo tra i due contendenti, il pashto Ashraf Ghani ed il tagiko Abdullah Abdullah) il nuovo Presidente – Ashraf Ghani – ha autorizzato la permanenza delle truppe Nato in territorio afghano per un ulteriore periodo di dieci anni, prolungando quindi la durata dell’operazione Isaf (Afghanistan International Security Assistance Force). Prima di procedere alla verifica delle parole di Di Battista, vi proponiamo un breve excursus di come sono andate le cose.
Cosa è successo in Afghanistan?
La presenza di truppe Nato in territorio afghano risale agli attacchi terroristici dell’11 settembre, e alla reazione dell’amministrazione americana e della comunità internazionale volta ad estirpare il regime dei talebani (colpevole, secondo l’ex Presidente Bush, di nascondere ed ospitare Osama Bin Laden e l’organizzazione di Al-Qaeda).
E’ in quel contesto che nasce l’operazione Enduring Freedom (qua trovate una descrizione un po’ elegiaca ma completa degli accadimenti militari), l’invasione dell’Afghanistan da parte della Nato, il rovesciamento del regime talebano (gli studenti coranici sostenuti nei decenni precedenti dal Pakistan e dagli stessi Stati Uniti in funzione anti-sovietica) e l’inizio della faticosa, accidentata e turbolenta transizione democratica dell’Afghanistan, sotto la regia di Hamid Karzai e la tutela dell’Isaf.
Cos’è l’Isaf?
Inizialmente un’iniziativa sotto il comando dell’Onu, l’Isaf è nata alla Conferenza di Bonn del 2001. Ad agosto del 2003 la Nato ne assume il comando permanente. Lo scopo della missione e della coalizione internazionale che la sostiene è di supportare le istituzioni afghane costituitesi dopo la cacciata dei talebani da Kabul, combattere le resistenze rimaste (che sono continuate nel corso degli anni con numerosi picchi di intensità), aiutare le forze di sicurezza afghane, e contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Quanto ci è costata?
Veniamo adesso alla dichiarazione di Di Battista, attualissima dato che l’Italia dovrà definire a breve il numero di soldati che rimarranno nel contingente internazionale (attualmente attorno alle 2.300 unità) e ovviamente continuare a sostenerne il costo.
Per capire se l’esponente del M5S dice la verità,abbiamo dovuto rintracciare tutti i decreti “mille proproghe”, dal primo gennaio 2003 ad oggi, con cui è stata rifinanziata la permanenza italiana in Afghanistan. Li abbiamo raccolti in questo file excel che potete consultare. Ebbene, secondo i nostri calcoli, raggruppando le spese in Enduring Freedom e Isaf, il totale raggiunge i 5,6 miliardi di euro, così distribuiti:
Ricordiamo però che, almeno fino al decreto legge n.9/2004, (e quindi per tutto l’anno 2003, fino al 30 giugno 2004) persisteva la brutta abitudine di comunicare le spese complessive di tutte le operazioni militari all’estero, e che i dati per il 2003 ed il 2004 includono quindi i costi di missioni in Jugoslavia, in Libano, ed quelli sostenuti in altri scacchieri internazionali. Soltanto a partire dalla seconda metà del 2004 abbiamo una visione chiara e precisa del costo delle singole operazioni in Afghanistan.
Tenuto conto di questo, la cifra finale del costo si aggirerà probabilmente ancora attorno ai 5 miliardi di euro, proprio come afferma Di Battista: “Vero”.