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Quanto sono simili il decreto “Ong” e il codice di condotta di Minniti

| 08 marzo 2023
La dichiarazione
«Il decreto “Ong” che abbiamo approvato è semplicemente la codificazione in legge del codice di condotta adottato dall’allora ministro dell’interno Minniti»
Fonte: Senato | 7 marzo 2023
ANSA/LUCA ZENNARO
ANSA/LUCA ZENNARO
Verdetto sintetico
I due provvedimenti sono simili, ma non così uguali come lascia intendere il capogruppo al Senato della Lega.
In breve
  • Sia il decreto “Ong” sia il codice di condotta di Minniti hanno l’obiettivo di imporre restrizioni alle operazioni di salvataggio delle navi Ong nel Mediterraneo. TWEET
  • Le condizioni del decreto “Ong”, che a differenza del codice di condotta è legge, sono però più severe. Tra le altre cose il governo Meloni vuole impedire alle navi Ong di effettuare più operazioni di salvataggio. In più il decreto “Ong” ha introdotto sanzioni per le navi che non rispettano le nuove regole. TWEET
Il 7 marzo il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo è intervenuto in aula dopo l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sul recente naufragio al largo della Calabria, in cui sono morti oltre 70 migranti. Tra le altre cose Romeo ha respinto le critiche dei partiti all’opposizione, secondo cui il decreto “Ong” approvato dal governo ostacola i soccorsi in mare delle navi delle organizzazioni non governative. Secondo Romeo, il decreto è «semplicemente la codificazione in legge» del cosiddetto “codice di condotta” introdotto nel 2017 dall’allora ministro dell’Interno del governo Gentiloni Marco Minniti (Partito democratico) per regolamentare i salvataggi in mare delle navi Ong.

Abbiamo verificato: i due provvedimenti sono simili, ma non così uguali come lascia intendere il capogruppo al Senato della Lega.

Che cosa prevede il decreto “Ong”

Il decreto “Ong” è stato presentato in Parlamento dal governo Meloni a inizio gennaio 2023 e convertito in legge dal Senato il 23 febbraio. Il provvedimento ha introdotto nuove regole che le navi delle Ong devono rispettare per eseguire operazioni di salvataggio nel Mar Mediterraneo. Secondo i critici, l’obiettivo del governo è quello di rendere più difficili queste operazioni, scoraggiando l’intervento delle navi delle organizzazioni umanitarie.

Innanzitutto, come riassume un dossier del Parlamento, il decreto “Ong” ha stabilito alcune condizioni che le navi che fanno salvataggi in mare devono seguire per evitare di ricevere un divieto di transito o sosta nelle acque territoriali italiane. Ora le navi Ong devono operare secondo «le certificazioni e i documenti» rilasciati dalle competenti autorità del loro Stato di bandiera. Devono informare le persone salvate della possibilità di chiedere la protezione internazionale e raccogliere i «dati rilevanti» da mettere a disposizione delle autorità. Immediatamente durante il salvataggio devono richiedere l’assegnazione di un porto di sbarco, che andrà raggiunto senza effettuare altri soccorsi. Le navi devono poi fornire alle autorità tutte le informazioni necessarie per ricostruire come è stata effettuata l’operazione di salvataggio. 

Il decreto “Ong” ha inoltre introdotto sanzioni per le navi Ong che non dovessero rispettare le nuove norme. Il comandante di una nave che viola il decreto rischia una sanzione amministrativa dai 10 mila ai 50 mila euro. Se il comandante non paga la sanzione, la multa tocca all’armatore e proprietario della nave. Oltre alle sanzioni, le navi possono essere sottoposte a un fermo amministrativo di due mesi e, in caso di reiterazione della violazione delle norme, a una confisca. Se un comandante non rispetta le indicazioni delle autorità dopo un soccorso e non fornisce le informazioni richieste, rischia infine un’altra sanzione tra i 2 mila e i 10 mila euro, con un fermo amministrativo di 20 giorni della nave. A un provvedimento di questo tipo è stata sottoposta nella serata del 23 febbraio la nave Geo Barents della Ong Medici senza frontiere, ferma al porto di Augusta in Sicilia (dove si trova tuttora).

Che cosa prevedeva il codice di condotta di Minniti

Come sottolinea il già citato dossier del Parlamento, è vero che alcune misure contenute nel decreto “Ong” «potrebbero richiamare» il cosiddetto “Codice di condotta per le Ong impegnate nel salvataggio dei migranti in mare”, elaborato dal Ministero dell’Interno nell’estate 2017. All’epoca il presidente del Consiglio era Paolo Gentiloni e il ministro dell’Interno Marco Minniti, entrambi del Partito democratico. 

A differenza del decreto “Ong”, questo codice di condotta non era contenuto in un decreto-legge o in una legge e poteva essere sottoscritto volontariamente dalle organizzazioni non governative. Tra le altre cose il codice di condotta impegnava le navi Ong a «non entrare nelle acque territoriali libiche, salvo in situazioni di grave e imminente pericolo» e di non ostacolare le attività di soccorso della Guardia costiera libica (spesso coinvolta in pratiche considerate in violazione dei diritti umani dei migranti). Un altro impegno era quello di «non effettuare comunicazioni o inviare segnalazioni» per agevolare le partenze dei migranti, di tenere costantemente aggiornate la autorità sulle operazioni di salvataggio in corso, di non trasferire i migranti salvati su altre navi e di consentire l’eventuale salita a bordo dei funzionari di polizia con il compito di raccogliere informazioni per le indagini sui traffici di migranti. A inizio agosto 2017 solo due Ong avevano annunciato di aver sottoscritto il codice di condotta. A novembre 2017 la Ong Medici senza frontiere aveva annunciato che non avrebbe firmato il codice di condotta per la «sua formulazione poco chiara» e perché rischiava di «ridurre l’efficienza» del sistema dei salvataggi in mare. Medici senza frontiere si opponeva anche alla possibilità di imbarcare funzionari armati. 

A differenza del decreto “Ong”, il codice di condotta di Minniti non prevedeva però multe precise per le navi che non rispettavano le condizioni imposte dal governo. Il testo del codice si concludeva infatti con una disposizione piuttosto vaga. «La mancata sottoscrizione di questo codice di condotta o l’inosservanza degli impegni in esso previsti può comportare l’adozione di misure da parte delle autorità italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale, nell’interesse pubblico di salvare vite umane, garantendo nel contempo un’accoglienza condivisa e sostenibile dei flussi migratori», si legge nel testo. «Il mancato rispetto degli impegni previsti dal presente codice di condotta sarà comunicato dalle autorità italiane allo Stato di bandiera e allo Stato in cui è registrata l’Ong».

Il verdetto

Secondo Massimiliano Romeo, il decreto “Ong” approvato dal governo Meloni «è semplicemente la codificazione in legge del codice di condotta adottato dall’allora ministro dell’interno Minniti». Sebbene i due provvedimenti siano simili, hanno comunque differenze sostanziali, a differenza di quanto lascia intendere il capogruppo al Senato della Lega.

Sia il decreto “Ong” sia il codice di condotta hanno l’obiettivo di imporre restrizioni alle operazioni di salvataggio delle navi Ong nel Mediterraneo. Quelle del decreto “Ong”, che a differenza del codice di condotta è legge, sono però più severe. Tra le altre cose il governo Meloni vuole impedire alle navi Ong di effettuare più operazioni di salvataggio. In più il decreto “Ong” ha introdotto sanzioni per le navi che non rispettano le nuove regole.

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