indietro

Conte la fa facile sulla classifica dei morti di Covid-19 nel mondo

| 14 novembre 2022
La dichiarazione
«L’Università di Oxford ha certificato che nel biennio 2020-2022, anche per numeri di decessi da Covid-19, noi siamo al ventiquattresimo posto al mondo»
Fonte: Zona Bianca – Rete 4 | 13 novembre 2022
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Verdetto sintetico
Il leader del Movimento 5 stelle la fa troppo facile.
In breve
  • È vero che dall’inizio della pandemia a oggi l’Italia è ventiquattresima al mondo per numero di morti diagnosticate di Covid-19 in rapporto alla popolazione, ma questo dato non è «certificato» dall’Università di Oxford. Sono i dati raccolti da un progetto a cui collabora l’università inglese, provenienti da altre fonti. TWEET
  • In ogni caso, si sta parlando di morti diagnosticate, non di tutte le morti causate dalla malattia. Molte sono infatti sfuggite alle statistiche ufficiali. I dati sull’eccesso di mortalità, e anche quelli sulle morti diagnosticate, dicono che in alcune fasi della pandemia l’Italia ha fatto peggio di altri Paesi occidentali, come Francia, Spagna e Germania. TWEET
  • In generale, le classifiche sulle morti di Covid-19 vanno maneggiate con molta cautela per esprimere giudizi sulla gestione della pandemia, perché confrontano situazioni molto diverse tra loro. TWEET
Il 13 novembre, ospite a Zona Bianca su Rete 4, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte si è difeso (min. 13:36) dalle accuse della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla gestione della pandemia di Covid-19 in Italia. Secondo Conte, l’Università di Oxford avrebbe certificato che tra il 2020 e il 2022 l’Italia è la ventiquattresima al mondo per numero di morti causati dalla Covid-19. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Brasile e altri Paesi europei «hanno fatto peggio di noi», ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio.

Le affermazioni di Conte sono vere oppure no? Abbiamo verificato e l’ex presidente del Consiglio la fa troppo semplice.

La fonte dei dati

Innanzitutto, va chiarito a che cosa fa riferimento il leader del Movimento 5 stelle quando parla di dati certificati dall’Università di Oxford. La classifica citata da Conte non è contenuta in uno studio o in una ricerca scientifica, ma è pubblicata, e costantemente aggiornata, dal sito Our world in data. Quest’ultimo è il risultato di una collaborazione tra alcuni membri dell’organizzazione no profit inglese Global Change Data Lab e alcuni ricercatori dell’Oxford Martin Programme on Global Development​ dell’Università di Oxford, nel Regno Unito. I primi curano il sito Our world in data, che contiene molte statistiche non solo sulla pandemia, ma anche su altri temi come l’ambiente e l’economia, mentre i secondi partecipano come collaboratori scientifici per la realizzazione di contenuti.

Il sito di Our world in data ha una sezione dedicata al numero di morti diagnosticate per la Covid-19 in tutti i Paesi del mondo, la cui fonte è un database della Johns Hopkins University di Baltimora, negli Stati Uniti. Questa banca dati, a sua volta, aggrega diverse fonti di dati, come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) o il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), un’agenzia indipendente dell’Unione europea.

Secondo i dati raccolti da Our world in data, da fine gennaio 2020, ossia dall’inizio della pandemia, al 13 novembre 2022, nel mondo è stata diagnosticata la morte di oltre 6,6 milioni di persone per la Covid-19. In valori assoluti, con quasi 180 mila morti diagnosticate l’Italia è ottava in classifica. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti, seguiti da Brasile e India.
Se si rapporta il numero dei morti con la popolazione, la classifica cambia e l’Italia scende in ventiquattresima posizione. Dall’inizio della pandemia a oggi, il nostro Paese ha infatti registrato circa 3.048 morti di Covid-19 ogni milione di abitanti. Davanti all’Italia ci sono perlopiù nazioni meno popolose e meno sviluppate, oltre ad alcuni Paesi europei, gli Stati Uniti, il Brasile e il Regno Unito, ossia gli esempi citati da Conte in tv.
A prima vista, dunque, il presidente del Movimento 5 stelle sembrerebbe avere ragione. Il problema è che queste classifiche, come abbiamo spiegato più nel dettaglio in passato, vanno prese con la dovuta cautela per trarre giudizi sulla gestione della pandemia da parte di un singolo Stato.

I limiti delle classifiche sulla pandemia

In primo luogo, va sottolineato che durante la pandemia non tutti i Paesi hanno diagnosticato e conteggiato allo stesso modo le morti di Covid-19. Non stiamo parlando di strani complotti o strategie segrete, in base alle quali i singoli Paesi avrebbero cercato di gonfiare o sottostimare volutamente le statistiche sulla mortalità. Il punto è che, nonostante le linee guida introdotte a livello internazionale, ogni Stato ha adottato criteri diversi con cui definire e raccogliere i dati sui decessi, che poi sono stati comunicati alle autorità internazionali e riproposte dai ricercatori sulle loro piattaforme. La stessa Our world in data ha più volte messo in guardia da una lettura frettolosa dei confronti tra Paesi.

In secondo luogo, è bene tenere a mente che i dati visti sopra non riguardano tutti i morti di Covid-19, ma solo quelli diagnosticati, per esempio quelli risultati positivi a un test. Durante le prime fasi della pandemia, in Italia, ma anche nel resto del mondo, era molto più difficile ricevere una diagnosi di infezione dal coronavirus, vista la scarsa disponibilità di tamponi. Per questo motivo, un utile indicatore per valutare l’impatto sulla pandemia è quello dell’eccesso di mortalità: per ogni Paese possiamo confrontare i dati sui morti registrati per tutte le cause dall’inizio dell’epidemia ad oggi con quelli registrati in media negli anni passati. Se il numero di morti in più è di molto superiore al numero di decessi attribuiti ufficialmente alla Covid-19, è molto probabile che una buona parte di questi morti in eccesso sia stata causata dall’epidemia, sfuggendo alle statistiche ufficiali.

Secondo i dati raccolti da Our world in data, durante la prima ondata di Covid-19 in Italia, quella tra febbraio e maggio 2020 (con il secondo governo Conte), l’eccesso di mortalità italiano è stato per esempio più alto di quello registrato negli Stati Uniti e in Brasile, così come quello della seconda ondata (con il secondo governo Conte), durante l’autunno 2020, che è stato superiore anche all’eccesso di mortalità del Regno Unito (per citare solo i Paesi menzionati da Conte). Tra gli altri grandi Paesi europei, durante la prima ondata soltanto la Spagna ha registrato un eccesso di mortalità più elevato di quello italiano, mentre durante le altre ondate il nostro Paese ha fatto quasi sempre peggio. 

Bisogna fare attenzione però anche quando si paragonano i numeri sugli eccessi di mortalità. Per esempio, i ritardi con cui vengono registrati i decessi per tutte le cause nei singoli Paesi può falsare il calcolo dell’eccesso di mortalità per le settimane più recenti. Oppure, bisogna tenere in considerazione che, magari, negli anni scorsi alcuni Stati hanno registrato un maggiore eccesso di mortalità rispetto agli altri, per esempio perché hanno vissuto una stagione influenzale più forte.

Bisogna inoltre considerare che nel confrontare i Paesi del mondo si finisce inevitabilmente per confrontare Paesi molto diversi tra loro, sotto molto punti di vista: per esempio, l’età della popolazione, il livello di salute e la densità abitativa nei centri urbani, il livello di interazione che c’è tra le varie fasce della popolazione, la qualità dei sistemi sanitari e la disponibilità di personale specializzato, di macchinari e di posti letto negli ospedali, il numero di restrizioni introdotte, la percentuale di adesione della popolazione alla campagna vaccinale, con i primi vaccini somministrati in alcuni Paesi a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, mentre altri hanno dovuto attendere molti mesi.

Il verdetto

Giuseppe Conte ha difeso l’operato del suo governo sulla pandemia di Covid-19, dicendo che «l’Università di Oxford ha certificato che nel biennio 2020-2022, anche per numeri di decessi, noi siamo al ventiquattresimo posto al mondo». Abbiamo verificato e il leader del Movimento 5 stelle la fa troppo facile.

È vero che dall’inizio della pandemia a oggi l’Italia è ventiquattresima al mondo per morti diagnosticate di Covid-19 in rapporto alla popolazione, ma questo dato non è «certificato» dall’Università di Oxford. Sono i dati raccolti da un progetto a cui collabora l’università inglese, provenienti da altre fonti.

In ogni caso, si sta parlando di morti diagnosticate, non di tutte le morti causate dalla malattia. Molte sono infatti sfuggite alle statistiche ufficiali. I dati sull’eccesso di mortalità, e anche quelli sulle morti diagnosticate, dicono che in alcune fasi della pandemia l’Italia ha fatto peggio di altri Paesi occidentali, come Francia, Spagna e Germania.

In generale, le classifiche sulle morti di Covid-19 vanno maneggiate con cautela per esprimere giudizi sulla gestione della pandemia, perché confrontano situazioni molto diverse tra loro.

AIUTACI A CRESCERE NEL 2023

Siamo una testata indipendente da partiti e grandi gruppi economici o editoriali. L’informazione politica che abbiamo in mente si basa su dati, fatti, numeri. E sul fact-checking rigoroso delle dichiarazioni dei politici. Se anche tu credi che si possa fare, puoi sostenere il nostro lavoro con soli 4 euro al mese.
Scopri che cosa ottieni
Newsletter

il franco tiratore

Dal lunedì al venerdì alle 18
La newsletter quotidiana curata dal direttore Giovanni Zagni. Uno sguardo critico e affilato per concludere la giornata, un punto sui personaggi e gli eventi della politica italiana.

Ultimi fact-checking